L'Italia Quotidiano

Ora e sempre… spritz! La rivoluzione con l’aperitivo incluso

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Giulio Saraceni

In questi giorni le manifestazioni dei giovani sono diventate l’argomento del momento. Cortei, slogan, striscioni, proclami e tanta voglia di cambiare il mondo. Tutto legittimo, per carità. La gioventù deve protestare, sognare e, possibilmente, mettere in discussione tutto ciò che non le piace. È il bello dell’età, oltre che un ottimo esercizio per le corde vocali.

Ma proviamo, per un istante, a immaginare uno scenario diverso, rigorosamente satirico e senza alcuna pretesa di verità statistica.

E se, dietro qualche slogan particolarmente infuocato, si nascondesse il sogno di un bel reddito di cittadinanza da mille euro al mese? Non per pagare l’affitto, fare la spesa o cercare un lavoro, intendiamoci. Sarebbe troppo banale. Qui si punta più in alto: estate a Sharm el-Sheikh, inverno in Val Gardena e, nei mesi intermedi, un dignitoso impegno civile scandito da aperitivi, assemblee e qualche giornata di mobilitazione.

A quel punto, forse, molte cose diventerebbero più comprensibili. Altro che lotta di classe: lotta per la classe economica, possibilmente con vista mare e skipass compreso!

Naturalmente, sarebbe ingeneroso pensare che tutti i giovani scesi in piazza siano mossi da simili aspirazioni. Ci sono ragazzi che credono davvero nelle proprie idee, che si impegnano, che studiano i problemi e che chiedono un futuro migliore. E meritano rispetto, anche quando non condividiamo una sola parola dei loro slogan.

Il sospetto, semmai, riguarda quelle simpatiche canaglie che, con la scusa di difendere i giovani, i lavoratori, l’ambiente o qualsiasi altra nobile causa del calendario politico, potrebbero essere tentate di soffiare sul fuoco per raccogliere consensi. Perché la protesta, quando è autentica, nasce dal basso; quando viene strumentalizzata, rischia di diventare un palcoscenico sul quale qualcuno recita per interessi tutt’altro che disinteressati.

E così, mentre i manifestanti sfilano convinti di cambiare il destino del pianeta, nelle retrovie c’è sempre il rischio che qualche professionista della politica faccia i conti: quanti voti porterà questa rabbia? Quante poltrone potrebbe valere questo malcontento? E soprattutto, chi pagherà il conto alla fine?

Nel frattempo, il Paese osserva, discute e si divide. C’è chi applaude, chi contesta e chi, più pragmaticamente, si domanda se almeno il costo dello spritz sia destinato a rimanere invariato.

Perché la rivoluzione è una cosa seria, certo. Ma in Italia, tra una rivendicazione e una conferenza stampa, il rischio è che qualcuno finisca per confondere la lotta per un futuro migliore con la prenotazione del prossimo aperitivo.

Ora e sempre… spritz!

Con una raccomandazione finale: se proprio dobbiamo cambiare il mondo, facciamolo pure. Ma almeno evitiamo che a pagare il conto siano sempre quelli che, mentre gli altri manifestano o distribuiscono slogan, ogni mattina si alzano per andare a lavorare.


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