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OSTIA, LA FORESTA DEL PNRR CHE VA CONTATA PIANTA PER PIANTA: 18.000 MESSE A DIMORA, 809 MILA EURO E UNA DOMANDA CHE ROMA NON PUÒ LIQUIDARE CON UN COMUNICATO

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Riccardo Bianchi

Alle Acque Rosse il progetto ufficiale parla di 18 ettari, 18.000 nuove piante e 809.621 euro di fondi PNRR. Nel 2025 l’intervento veniva presentato come parte della grande forestazione della Città Metropolitana. Nel 2026 l’amministrazione rivendica ormai 800.000 piante messe a dimora nell’intero programma. Ma associazioni e oppositori chiedono quanti esemplari siano realmente sopravvissuti. Città Metropolitana risponde che quelli morti devono essere sostituiti per cinque anni. Ed è proprio questa risposta a rendere necessaria una verifica pubblica: se tutto funziona come previsto, mostrarne i risultati dovrebbe essere semplicissimo.

C’è un modo molto facile per trasformare una vicenda seria in una polemica facilmente smentibile: scrivere che a Ostia qualcuno avrebbe inventato una “foresta fantasma per rubare i soldi del PNRR”.

Ad oggi non abbiamo prove pubbliche sufficienti per affermarlo.

Non risultano, nelle fonti che abbiamo verificato, sentenze o accertamenti della magistratura che abbiano stabilito una frode sui fondi destinati alla forestazione delle Acque Rosse.

Ma questo non significa affatto che non esista un caso da approfondire.

Anzi.

Esistono soldi pubblici precisamente quantificabili, obiettivi precisamente quantificabili, ettari precisamente quantificabili e un numero di piante precisamente dichiarato.

E allora facciamo la cosa più semplice del mondo: andiamo a contarle e verifichiamo in che condizioni sono.

ALLE ACQUE ROSSE NON PARLIAMO DI QUALCHE ALBERELLO: IL PROGETTO DICHIARA 18.000 PIANTE

Partiamo dagli atti.

Il portale istituzionale Roma si trasforma descrive l’intervento PNRR alle Acque Rosse, nel Municipio X, come una forestazione di circa 18 ettari, sulla quale risultano messe a dimora 18.000 nuove piante.

Importo indicato: 809.621,94 euro. 

Non solo alberi adulti.

Il progetto parla di diverse specie arboree e arbustive: acero campestre, frassino, cerro, leccio, roverella e farnia, insieme a ligustro, fillirea, mirto, lentisco, ginepro e altri arbusti. 

Questa precisazione conta moltissimo.

Perché quando al cittadino si comunica una grande operazione di “forestazione” o si parla genericamente di centinaia di migliaia di alberi, l’immagine evocata è quella di nuovi boschi.

Tecnicamente, invece, gli interventi comprendono alberi e arbusti e giovani piante forestali, che hanno dimensioni, funzioni e tempi di crescita molto differenti.

Non è necessariamente un problema: è normale in un progetto forestale utilizzare esemplari giovani e arbusti.

Il problema nasce quando comunicazione politica, obiettivi tecnici e risultato realmente visibile sul terreno finiscono per essere percepiti come tre cose diverse.

GUALTIERI CI È ANDATO PERSONALMENTE

Il 31 maggio 2025 Roberto Gualtieri, nella sua veste di sindaco metropolitano, visitò gli interventi di Malafede-Axa e Ostia-Acque Rosse.

Il comunicato istituzionale parlava di oltre 21 ettari riforestati nelle due aree e inseriva l’intervento nel progetto PNRR “Litorale Romano Centro Settentrionale”. 

Non stiamo quindi parlando di un intervento marginale nascosto in qualche determina.

È stato presentato pubblicamente come uno dei tasselli della grande operazione di forestazione metropolitana.

E questa operazione ha dimensioni enormi.

DAL MILIONE ANNUNCIATO AGLI 800.000 MESSI A DIMORA

Nel novembre 2022 Città Metropolitana annunciava un progetto complessivo da un milione di alberi, finanziato attraverso il PNRR.

Per i quattro grandi progetti dell’annualità 2022 risultavano complessivamente circa 12,9 milioni di euro. 

Il solo progetto Litorale Romano Centro Settentrionale, che comprende Roma, Fiumicino e Civitavecchia e dentro il quale ricade Acque Rosse, vale 2.356.449,63 euro. Il CUP è F32H22000320006. 

OpenPNRR riportava, con dati aggiornati al febbraio 2026, pagamenti pari al 42,35%, cioè circa 997.868 euro, sull’intero progetto del Litorale. 

Poi arriviamo all’estate 2026.

Città Metropolitana comunica di avere messo a dimora 800.000 piante, circa un quarto del target nazionale dell’investimento PNRR 3.1 destinato alle 14 città metropolitane. 

Ottocentomila.

Un numero gigantesco.

Ed è proprio davanti a numeri così grandi che il controllo pubblico non dovrebbe diminuire.

Dovrebbe diventare ancora più rigoroso.

LA DOMANDA CHE DISTURBA: QUANTE SONO VIVE?

È qui che nasce la contestazione.

L’associazione CURAA ha chiesto pubblicamente quante delle centinaia di migliaia di piante annunciate siano effettivamente sopravvissute, contestando anche l’equivalenza comunicativa tra giovani piantine forestali e alberi già sviluppati. 

È una distinzione che non può essere liquidata come polemica politica.

Se una pubblica amministrazione dichiara:

800.000 piante messe a dimora

ha comunicato un dato.

Se invece diciamo:

800.000 alberi oggi esistenti e attecchiti

stiamo comunicando qualcosa di diverso.

E ancora diverso sarebbe affermare:

800.000 nuovi alberi adulti.

Sono tre concetti che non possono essere confusi.

E LA RISPOSTA DELL’AMMINISTRAZIONE È RIVELATRICE

Città Metropolitana ha risposto il 19 agosto.

E ha fornito un’informazione fondamentale: durante i primi cinque anni, tutti gli alberi e gli arbusti che non attecchiscono devono essere sostituiti dalla ditta esecutrice senza ulteriori costi per l’amministrazione. 

Perfetto.

Allora abbiamo trovato il criterio con il quale controllare il progetto.

Non servono accuse generiche.

Servono numeri.

Per Acque Rosse il portale istituzionale indica inoltre esplicitamente un piano di coltivazione quinquennale che comprende sostituzione delle piante morte, irrigazione ordinaria e straordinaria, protezione delle giovani piante, sfalcio e controllo delle specie invasive. E la stessa scheda afferma che nell’area “sono già state sostituite le fallanze”, cioè gli esemplari che non avevano attecchito. 

Questa frase apre una domanda elementare:

quante?

PUBBLICATE IL NUMERO DELLE FALLANZE

È questo il dato che permetterebbe di chiudere gran parte della polemica.

Se alle Acque Rosse sono state messe a dimora 18.000 piante, Città Metropolitana dovrebbe poter indicare senza difficoltà quante risultavano vive al primo controllo, quante non avevano attecchito, quante sono state sostituite, in quale data, quante delle sostitutive risultano oggi vitali e quanti interventi di irrigazione e manutenzione sono stati effettuati.

Non è una richiesta ideologica.

È contabilità fisica di un’opera pubblica.

18.000 entrano nel progetto. Quante ce ne sono oggi?

Se sono 17.500, pubblicatelo.

Se 5.000 sono morte e sono state sostituite, pubblicatelo.

Se la mortalità è stata molto maggiore, pubblicate anche quella.

E soprattutto mostrate i verbali dei controlli.

Perché la frase «le piante morte vengono sostituite gratuitamente» tutela le casse pubbliche soltanto se qualcuno controlla realmente che la sostituzione avvenga e che il risultato finale venga mantenuto.

NON BASTA PIANTARE PER CENTRARE UN OBIETTIVO AMBIENTALE

Qui emerge il problema più generale.

Un progetto di forestazione non dovrebbe essere valutato soltanto il giorno in cui una piantina entra nel terreno.

L’obiettivo ambientale non è infilare un certo numero di esemplari nella terra entro una scadenza amministrativa.

L’obiettivo è ottenere vegetazione viva e duratura.

Una giovane pianta morta tre mesi dopo può essere stata correttamente conteggiata come “messa a dimora” in un determinato momento, ma evidentemente non produce negli anni successivi i benefici ambientali attesi.

Per questo il piano quinquennale previsto dal progetto è così importante.

Ed è per questo che la vera verifica del PNRR non può fermarsi al numero iniziale delle piantumazioni.

IL CASO ACQUE ROSSE VA TRASFORMATO IN UN’OPERAZIONE TRASPARENZA

La denuncia politica sollevata sul territorio può essere verificata.

E sarebbe nell’interesse della stessa amministrazione farlo.

Città Metropolitana potrebbe pubblicare per ciascun lotto una scheda semplicissima: numero di piante inizialmente previste, effettivamente messe a dimora, morte, sostituite, nuovamente attecchite e ancora vive all’ultimo sopralluogo.

Con data del controllo.

Impresa responsabile.

Verbale.

Fotografie georeferenziate.

Costo.

Pagamenti effettuati.

A quel punto non servirebbero interpretazioni.

Parlerebbero i numeri.

E C’È UN PARTICOLARE CHE RENDE OSTIA ANCORA PIÙ INTERESSANTE

La pagina ufficiale delle Acque Rosse indica già 18.000 nuove piante, un importo di 809.621,94 euro e afferma che le fallanze sono state sostituite. 

Quindi non stiamo chiedendo all’amministrazione di inventare un sistema di controllo.

Quel controllo deve già esistere, altrimenti non sarebbe possibile sapere che cosa sostituire.

È proprio questo il punto sul quale una verifica giornalistica dovrebbe insistere.

Quante fallanze sono state certificate?

Chi le ha certificate?

Quando?

Quante sostituzioni sono state effettuate?

E qual è oggi il tasso di sopravvivenza?

NON CHIAMATELA “FORESTA FANTASMA” FINCHÉ NON LO DIMOSTRIAMO. MA NON CHIAMATELA NEMMENO SUCCESSO FINCHÉ NON MOSTRATE I RISULTATI

Questo è il punto sul quale la politica dovrebbe smettere di dividersi tra propaganda e contropropaganda.

Non abbiamo elementi sufficienti per accusare qualcuno di avere organizzato una falsa forestazione allo scopo di incassare fondi europei.

Un’accusa del genere richiederebbe prove ben diverse.

Ma allo stesso modo un comunicato stampa non può sostituire la verifica materiale del risultato di un investimento pubblico.

Il PNRR non è denaro astratto.

È debito, trasferimenti europei, risorse pubbliche e impegni che ricadono sulla collettività.

Ogni euro deve quindi produrre il risultato per il quale è stato stanziato.

Alle Acque Rosse abbiamo un progetto ufficiale da 809.621,94 euro.

Abbiamo 18 ettari.

Abbiamo 18.000 piante dichiarate.

Abbiamo un piano di manutenzione di cinque anni.

Abbiamo sostituzioni delle fallanze dichiarate dall’amministrazione. 

Adesso manca il numero più importante.

Quante di quelle 18.000 piante sono vive oggi?

Non è una domanda contro gli alberi.

Non è una domanda contro l’ambiente.

Non è neppure, necessariamente, una domanda contro il PNRR.

È la domanda che dovrebbe fare chiunque ritenga che i soldi pubblici vadano controllati con maggiore severità proprio quando vengono spesi in nome di obiettivi incontestabili come ambiente, clima e biodiversità.

Perché il verde non si misura nei comunicati.

Si misura sul terreno.

E a Ostia, alle Acque Rosse, il terreno è lì.

Basta andarci, contare e pubblicare i risultati.


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