Ramona Castellino
Svolta storica a Mosca.
Vladimir Putin ha ordinato lo stop per tre giorni agli attacchi su Kievv, dalla mezzanotte del 5 settembre all’8 settembre, per permettere i negoziati americani.
Sabato al Cremlino incontra Steve Witkoff e Jared Kushner, gli inviati speciali di Donald Trump.
Domenica voleranno a Kiev per la prima volta dall’inizio della guerra. L’uomo che li ha accolti a Vnukovo è Kirill Dmitriev.
La premier Meloni e Nordio guardano, ma chi decide è Washington.
Non von der Leyen.
Mosca, 5 settembre, ore 12.55.
L’aereo americano atterra a Vnukovo.
A bordo ci sono due uomini che contano più di tutta Bruxelles messa insieme: Steve Witkoff, l’immobiliarista diventato negoziatore di Trump, e Jared Kushner, il genero del Presidente USA, l’uomo degli Accordi di Abramo.
Ad accoglierli, Kirill Dmitriev, l’uomo di Putin laureato a Stanford e Harvard, quello che ha negoziato le esenzioni sulle sanzioni petrolifere russe con l’amministrazione Trump.
E subito dopo, l’annuncio che cambia tutto: Putin sospende gli attacchi su Kiev per tre giorni.
Lo conferma il portavoce Dmitry Peskov:
“La decisione è legata alla preparazione e allo svolgimento dei contatti tra i negoziatori americani nella capitale ucraina”.
Stop da mezzanotte del 5 settembre fino all’8.
Solo su Kiev, non sul resto del fronte.
Un segnale.
Il Cremlino ha ufficializzato la pausa proprio mentre la delegazione USA arrivava.
Putin riceverà Witkoff e Kushner oggi stesso al Cremlino.
Domani, 6 settembre, voleranno a Kiev per incontrare Zelensky.
Per la prima volta dall’invasione su larga scala del 2022, gli uomini di Trump metteranno piede nella capitale ucraina.
Fino ad oggi ci sono arrivati solo in treno dalla Polonia.
Ora vogliono atterrare in aereo.
Non a caso, proprio nelle ultime ore, i russi hanno colpito gli aeroporti di Boryspil vicino a Kiev, un avvertimento dimostrativo, dice Zelensky.
Questa non è l’ennesima passerella di Bruxelles.
Questa è la prima vera trattativa da quando è iniziata la fase più mortale della guerra.
La settimana scorsa, in gran segreto, anche il capo della CIA John Ratcliffe è stato a Mosca per ore, a parlare con il suo omologo russo.
Trump, ieri alla Casa Bianca, ha detto di avere
“una proposta concreta” per chiudere la guerra, al quinto anno, la più mortale in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale.”
Ma il Cremlino l’ha ribadito ieri: le richieste “unshakeable” – incrollabili, di Putin: cessione dei 4 oblast rivendicati dalla Russia e Ucraina fuori dalla NATO.
Richieste inaccettabili per Kiev.
Ma è da lì che si tratta.
Non dalle chiacchiere di Sánchez o di Macron.
Mentre l’Europa manda armi e soldi a vagonate, chi fa davvero politica estera è l’America di Trump.
Non l’Europa che vuole la guerra perenne per coprire i suoi fallimenti.
Se c’è una possibilità di pace, passa per Mosca e Washington.
Non per Bruxelles.
Putin ferma le bombe per tre giorni. Vediamo se Zelensky farà lo stesso.
La storia si scrive oggi.





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