La Redazione
Quello che è successo ieri a Varsavia è un atto di guerra.
Non una crisi istituzionale.
Un tentativo di golpe bianco, europeista, globalista, ordito da chi ha capito che con le elezioni non vincerà più.
Il protagonista è sempre lui: Donald Tusk.
L’uomo di Berlino a Varsavia.
Il burattino di von der Leyen e di Soros.
Il corrispettivo polacco del nostro PD.
Il suo nemico: Karol Nawrocki, Presidente della Repubblica, conservatore, cattolico, sovranista, eletto dal popolo polacco per difendere la Polonia dall’invasione migratoria e dall’ideologia gender di Bruxelles.
Ebbene, ieri sera, approfittando del viaggio istituzionale di Nawrocki in Africa, Tusk ha tentato il colpo di mano definitivo: ha mandato la polizia a occupare la Corte Costituzionale polacca.
Non è una metafora.
Ha schierato gli agenti davanti al palazzo con l’ordine di impedire fisicamente al Presidente della Corte, al Vicepresidente e ai giudici conservatori di entrare.
Di bloccare i lavori dell’organo di garanzia supremo dello Stato.
Perché?
La risposta è semplice e italiana: per lo stesso motivo per cui il PD vuole controllare ogni procura, ogni tribunale, ogni Corte in Italia.
In Italia e nella maggioranza dei paesi dell’UE, le forze liberal-progressiste, globaliste e sorosiane CONTROLLANO già la magistratura.
Decidono loro cosa è legale e cosa no. Bloccano le leggi sull’immigrazione, impongono l’ideologia green, proteggono i centri sociali, tutelano i loro e purgano i Sovranisti.
In Polonia no.
In Polonia la Corte Costituzionale è ancora libera.
Non è stata colonizzata. Ed è per questo che la Polonia ha ancora leggi severe contro l’immigrazione clandestina, contro l’utero in affitto, contro la sostituzione etnica. Leggi che Bruxelles vuole cancellare.
Tusk, per avere il potere pieno, per consegnare la Polonia mani e piedi all’UE come ha fatto la Grecia, ha bisogno di conquistare la Corte.
Ieri ci ha provato con la forza.
Con la polizia.
Come un dittatore sudamericano.
La risposta di Nawrocki è entrata già nella storia d’Europa.
Informato del blitz mentre era in volo sull’Africa, il Presidente non ha aspettato.
Ha ordinato al pilota dell’aereo presidenziale di invertire immediatamente la rotta e tornare a Varsavia.
Atterrato, si è fiondato con la sua scorta al palazzo della Corte occupato.
Lì ha trovato il cordone di polizia di Tusk.
E cosa ha fatto il Presidente della Repubblica polacca?
Ha fatto quello che dovrebbe fare ogni leader sovranista: si è aperto fisicamente la strada a gomitate e a spallate tra gli agenti, tra la folla di cittadini polacchi che lo acclamava e gridava il suo nome.
Arrivato ai cancelli, con l’autorità di Capo dello Stato, ha ordinato di aprire e ha fatto entrare il vicepresidente della Corte, ristabilendo la legalità calpestata.
Un’immagine potentissima: un Presidente solo contro la polizia di un premier golpista.
È l’immagine di tutta l’Europa sovranista contro il mostro di Bruxelles.
Dopo il fallimento del golpe, Tusk ha provato la più patetica delle scuse: “Ho mandato la polizia per proteggere i giudici”.
Proteggerli da cosa?
Da se stessi?
Il capo di gabinetto del Presidente Nawrocki lo ha distrutto con un comunicato al vetriolo:
“Per accaparrarsi più potere, Tusk sta scatenando una crisi di Stato e mettendo a rischio la sicurezza nazionale polacca. Dovrà rispondere della sua responsabilità politica e legale.
La Polonia non sarà una repubblica delle banane”.
Il Presidente ha convocato per oggi consultazioni urgenti con tutte le forze politiche.
Ma la linea è chiara: questo è un crimine costituzionale.
Pensateci un secondo. Se Viktor Orban avesse mandato la polizia ungherese a bloccare la Corte Costituzionale di Budapest per impedire ai giudici progressisti di entrare, cosa sarebbe successo?
Von der Leyen avrebbe già attivato l’articolo 7.
Il Parlamento europeo avrebbe votato sanzioni. Mattarella avrebbe fatto un discorso sulla “democrazia in pericolo”.
Repubblica e Corriere avrebbero aperto con “La fine dello Stato di diritto in Ungheria”.
Lo fa Tusk, l’uomo di Bruxelles, l’uomo del PPE, l’amico di Tajani e del PD, e c’è il silenzio totale.
Nessuna procedura di infrazione.
Nessuna condanna dell’UE.
Anzi, lo coprono.
Ecco il doppio standard dell’Unione Sovietica Europea: la democrazia esiste solo quando vincono loro.
Quando vince il popolo sovranista, la democrazia va sospesa con la celere.
Ieri a Varsavia l’Europa globalista ha mostrato il suo vero volto: non è un’unione di popoli, è una dittatura di burocrati che quando perde le elezioni manda la polizia a occupare i tribunali.
Nawrocki ieri ha resistito.
Ma il golpe europeista è iniziato.





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