Riccardo Bianchi
Cinque anni dopo i fatti del 9 ottobre 2021, quando la più grande manifestazione contro il Green Pass portò all’assedio della sede nazionale della CGIL a Roma, il caso continua ad alimentare interrogativi sul rapporto tra giustizia, politica e dissenso.
Il 7 ottobre 2026 la Corte d’Appello di Roma ha confermato sette condanne pesantissime, con pene superiori agli otto anni di reclusione. Una decisione che ha riaperto il confronto sulla ricostruzione dei fatti, sulle responsabilità individuali e sull’applicazione del reato di devastazione e saccheggio previsto dall’articolo 419 del Codice penale.
La domanda più scomoda è un’altra: può un procedimento penale trasformarsi, anche indirettamente, in uno strumento di repressione del dissenso politico?
È una questione delicata, che non può essere liquidata con uno slogan né risolta sulla base dell’appartenenza ideologica.
La difesa ha più e più volte sollevato contestazioni sulla valutazione delle prove, sull’attribuzione delle responsabilità personali e sull’interpretazione delle norme penali. La Corte, invece, ha confermato le condanne.
Un elemento rende particolarmente interessante il prossimo approfondimento: a intervenire sarà l’avvocato Nicola Trisciuoglio, che ha partecipato direttamente al procedimento come difensore di gran parte degli imputati. Le sue argomentazioni sono state esposte anche nelle udienze pubblicamente documentate da Radio Radicale.
Trisciuoglio ha già espresso forti critiche alla decisione della Corte d’Appello in un intervento pubblicato sul nostro giornale, L’Italia Quotidiano, l’8 ottobre, sollevando questioni sulla proporzionalità delle pene, sul concorso nelle condotte contestate e sull’interpretazione del reato di devastazione.
Si tratta di contestazioni difensive fondate su questioni giuridiche da esaminare oppure esistono elementi che permettono di sostenere una vera e propria teoria della persecuzione giudiziaria?
Il confine tra responsabilità penale e libertà politica, la presunzione di innocenza, il diritto alla difesa e l’influenza della narrazione mediatica saranno al centro della puntata di DEEPENING, in programma giovedì 29 ottobre 2026 alle ore 21:00 sul canale YouTube “Veleno Quanto Basta”.
L’obiettivo è andare oltre la contrapposizione politica, approfondendo una vicenda nella quale le decisioni giudiziarie e le contestazioni della difesa continuano ad alimentare un confronto particolarmente acceso.
Perché difendere il diritto a un processo giusto non significa giustificare eventuali reati, così come contestare una sentenza non equivale a dimostrare una persecuzione.
Significa pretendere che ogni condanna sia fondata su prove, responsabilità individuali e rigorosa applicazione della legge.
E questo principio deve valere per tutti, compresi coloro le cui idee politiche risultano profondamente impopolari.
APPUNTAMENTO IN DIRETTA
Giovedì 29 ottobre 2026 – ore 21:00
DEEPENING – Veleno Quanto Basta
Ospite: Avv. Nicola Trisciuoglio
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Un appuntamento per ascoltare direttamente le ragioni della difesa, confrontarle con le decisioni giudiziarie e approfondire una domanda fondamentale per qualsiasi Stato di diritto: chi garantisce che la giustizia rimanga sempre indipendente, imparziale e uguale per tutti?





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