L'Italia Quotidiano

Il progresso ci salverà o ci renderà inutili?

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Giulio Saraceni

L’economia davanti alla sua domanda più difficile: vogliamo una società efficiente a ogni costo o una società capace di restare umana?

Forse il grande problema dell’economia può essere ricondotto a una domanda apparentemente semplice: preferiamo una società estremamente efficiente ma disumana, oppure una società meno efficiente ma più umana?

La domanda è volutamente provocatoria. Per secoli abbiamo discusso di capitalismo e comunismo, di mercato e pianificazione, di proprietà privata e proprietà collettiva. Ma, sotto queste contrapposizioni, rimane una questione più profonda: a che cosa deve servire l’economia?

Il capitalismo ha costruito una macchina straordinariamente efficace nel produrre beni, innovazione e ricchezza. Il comunismo ha cercato di rispondere alla disuguaglianza prodotta dal sistema capitalistico, mettendo al centro l’idea di una distribuzione collettiva delle risorse. Le esperienze storiche, tuttavia, hanno mostrato i limiti di entrambe le impostazioni quando diventano sistemi assoluti.

Oggi il problema si presenta in una forma nuova.

La tecnologia ha raggiunto un livello tale da permetterci di produrre sempre più beni e servizi con sempre meno lavoro umano. L’intelligenza artificiale accelera ulteriormente questo processo. E allora emerge una domanda che non possiamo più rimandare: se il progresso rende necessario sempre meno lavoro umano, perché continuiamo a organizzare la società come se il lavoro fosse l’unica misura del valore di una persona?

È una contraddizione che potrebbe diventare decisiva nei prossimi decenni.

Per molto tempo abbiamo considerato il progresso come sinonimo di crescita. Più produzione, più consumo, maggiore produttività, maggiore velocità. Ma la crescita quantitativa non coincide necessariamente con il miglioramento della vita.

Possiamo produrre di più e avere meno tempo.

Possiamo essere più connessi e sentirci più soli.

Possiamo avere tecnologie sempre più sofisticate e non sapere che cosa farne del nostro tempo libero.

Possiamo aumentare enormemente la ricchezza complessiva e lasciare che una parte della popolazione viva nell’insicurezza.

Il problema, dunque, non è necessariamente il progresso. È il significato che attribuiamo al progresso.

Se l’intelligenza artificiale riuscirà a sostituire una parte significativa delle attività oggi svolte dagli esseri umani, avremo davanti una possibilità storica straordinaria. Potremmo utilizzare l’aumento della produttività per lavorare meno, vivere meglio, studiare, creare, prenderci cura degli altri e partecipare maggiormente alla vita collettiva.

Ma esiste anche un’altra possibilità.

Potremmo utilizzare la stessa tecnologia per rendere il sistema economico ancora più competitivo, concentrare ulteriormente la ricchezza e chiedere agli individui di correre ancora più velocemente per rimanere necessari.

In quel caso il progresso tecnologico non libererebbe l’uomo dal lavoro: lo libererebbe soltanto dal suo posto nel sistema economico.

Ed è qui che il dibattito sull’intelligenza artificiale diventa un dibattito politico e filosofico.

La questione non è soltanto chi possiederà le macchine o quali professioni scompariranno. La questione è come distribuiremo i benefici dell’automazione.

Se la produttività aumenta enormemente, perché dovrebbe aumentare soltanto il profitto di chi possiede la tecnologia?

Una società democratica potrebbe invece decidere che una parte di quella nuova ricchezza deve trasformarsi in tempo libero, sicurezza economica, istruzione, sanità, cultura e opportunità.

Non sarebbe necessariamente la fine del capitalismo. Non sarebbe necessariamente il ritorno al comunismo.

Potrebbe essere qualcosa di diverso: un’economia nella quale l’efficienza non è il fine ultimo, ma uno strumento per aumentare la libertà umana.

Questa potrebbe essere la vera alternativa alle vecchie ideologie.

Non scegliere tra capitalismo e comunismo come se fossero le uniche due porte possibili, ma chiederci quali elementi di un sistem


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Una risposta a “Il progresso ci salverà o ci renderà inutili?”

  1. Avatar Maurizio

    Ogni ricerca di innovazione deve portare riflessioni generalizzate.
    Una di queste è legata ad un programma di equilibrio che è stato chiamata Programma Mondo Migliore.
    Fa fare un salto quantico rispetto a capitalismo e comunismo.
    Propone di lavorare per un Nuovo Umanesimo dove, il principale assunto, sia quello del passaggio dalla Competitività alla Cooperazione.
    È per questo serve un Paese pilota. L’Italia è l’unico Paese che può dettare il Buon Esempio.
    Partendo da:
    – una valuta complementare a corso legale nel Paese. Emessa non a debito per riacquisire infrastrutture ed emettere gratuitamente tutti i servizi strategici. E c’è molto di più http://www.coemm.org/programma

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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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