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“ERO MORTO, HO VISTO IL PARADISO E PADRE PIO MI HA PRESO PER MANO: SONO TORNATO PERCHÉ LUI È DIVENTATO SANTO” – IL MIRACOLO CHE HA FATTO TREMARE LA SCIENZA

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Ramona Castellino

Non era influenza. Era la morte.

Una mattina di gennaio del 2000, a San Giovanni Rotondo, dove ogni pietra parla di Padre Pio, il piccolo Matteo Pio Colella, 7 anni, seduto al banco della scuola elementare, si sente male.

Dice alla mamma che non vuole andare a scuola.
La mamma lo manda lo stesso.

La sera stessa, quando Maria Lucia va a dargli la buonanotte, il bambino non la riconosce più.
Non parla.
Delira.

Corsa disperata all’ospedale.
Ma non in un ospedale qualunque: alla Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale voluto da Padre Pio stesso, il tempio di scienza e carità inaugurato il 5 maggio 1956.

Diagnosi: meningite acuta fulminante, batterica.
Forma più letale.
In poche ore il batterio divora tutto: reni in blocco, apparato respiratorio collassato, coagulazione del sangue impazzita.

Nove organi in necrosi. Anossia cerebrale.

Il 21 gennaio Matteo entra in coma profondo. I medici, i migliori del Gargano, lo dicono chiaro alla madre: è una causa persa.
Morirà in poche ore. Non c’è più nulla da fare dal punto di vista umano.
Preparatevi.

E qui la medicina finisce.
E comincia il Paradiso.

Mentre il figlio muore in rianimazione, Maria Lucia Ippolito fa l’unica cosa che una madre cristiana può fare: corre nella cripta, sulla tomba di Padre Pio, e si inginocchia.
Prega. Grida. Offre.

Quella notte, nel coma, Matteo vive quello che lui stesso racconterà anni dopo, a 27 anni, nel film-documentario
“Il Mistero di Padre Pio” di José María Zavala:

“Durante il coma ho visto Padre Pio in sogno alla mia destra e tre angeli alla mia sinistra. Uno con le ali dorate e una tunica bianca e gli altri due con le ali bianche e una tunica rossa.
Padre Pio, alla mia destra, mi ha detto di non preoccuparmi perché presto sarei stato guarito.
La mia guarigione è stata come la resurrezione di Lazzaro. Guardavo il mio corpo dall’esterno, Padre Pio era lì con me e mi teneva la mano”.

Il bambino è in estasi. Vede il suo corpo dall’esterno.
Vede il frate con la barba bianca e il saio marrone che gli tiene la mano.
Vede il Paradiso.

I medici, in quella stessa notte, vedono invece i parametri impazzire e poi, inspiegabilmente, stabilizzarsi.

Il giorno dopo Matteo si sveglia.
Lucido. Senza febbre. Senza danni cerebrali. Senza insufficienza renale.
Senza nulla.

Guarigione completa, istantanea, scientificamente inspiegabile.

Così la definirà la Consulta Medica della Congregazione per le Cause dei Santi.

Un miracolo inattaccabile, documentato da una moltitudine di certificazioni mediche che attestavano il processo degenerativo irreversibile fino al punto di non ritorno, e poi l’improvvisa e umanamente inspiegabile guarigione.

Quella guarigione non è una guarigione qualsiasi.

È il miracolo ufficiale che è valso a Padre Pio la canonizzazione.

Giovanni Paolo II, il 16 giugno 2002, in Piazza San Pietro davanti a 300.000 fedeli, lo proclama Santo proprio in virtù di quel bambino risorto.

Perché i miracoli hanno un solo scopo, come insegna Padre Pio stesso: non farci stare meglio in questo mondo, ma risvegliare in noi la fede e darci una speranza incrollabile nella Vita Eterna.

Oggi Matteo Pio Colella è un uomo.
Porta il nome del suo salvatore.
E ogni volta che racconta la sua storia dice la stessa cosa:

“Padre Pio mi salvò da morte certa.
Mi mostrò il Paradiso e divenne santo”.

In un’epoca che vuole farci credere che la morte sia un diritto e che il Paradiso non esista, la storia di Matteo è uno schiaffo alla menzogna moderna.

La scienza aveva detto: morirà.
Padre Pio ha detto: vivrà.

Ha vinto Padre Pio.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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