La Redazione
Al XXIII vertice del Valdai, davanti a tutto il mondo, un giornalista italiano fa la domanda che innesca una risposta che rimarrà nella storia.
Infatti Putin risponde con una bomba politica che i media italiani stanno censurando.
La domanda è
“Vengo dall’Italia, Paese che non ha buoni rapporti con la Russia. Quali condizioni porrà la Russia per un nuovo sistema di sicurezza europeo?
E in un’Europa post-UE, l’Italia sarà parte del partenariato eurasiatico?”
La risposta di Vladimir Putin è un terremoto
“L’Italia si trova per l’appunto in Europa e io parlo di partenariato eurasiatico: va da sé, quindi, che considereremo e già consideriamo anche l’Italia un partner eurasiatico.”
Non “occidentale”.
Non “atlantista”. Eurasiatica.
Putin riconosce all’Italia una vocazione che la nostra classe politica ha tradito: ponte naturale tra Europa e Mediterraneo, tra Roma e Mosca.
Non satellite di Washington.
Putin apre al dialogo totale, senza precondizioni:
“Siamo pronti ad avviare un dialogo sia con l’Unione Europea nel suo complesso, se l’Unione Europea lo desidera, sia con singoli Paesi, senza condizioni preliminari.”
E poi affonda il colpo sul regime interno all’UE
“Alcuni politici dicono: è inammissibile consentire che un singolo Paese europeo intraprenda un dialogo con la Russia.
Questo è un diktat ancora più forte di quando c’era l’Unione Sovietica.”
Ha ragione.
L’URSS almeno era onesta: era uno Stato centralizzato.
L’UE finge di essere un’unione di Stati sovrani, ma in pratica è più centralista dell’URSS.
Vieta all’Italia, all’Ungheria, alla Slovacchia di parlare con Mosca.
Chi disobbedisce viene punito.
Il terzo paesaggio è il momento più alto.
Il moderatore Fëdor Luk’janov provoca Putin:
“Forse converrebbe contribuire un po’ alla loro disgregazione, così da trattare più facilmente coi singoli Paesi?”
E Putin, sorridendo, risponde:
“Ma non serve, si disgregheranno da soli.”
Non serve sabotare l’UE. L’UE si sta suicidando da sola.
E spiega perché, con numeri che inchiodano il governo Meloni e tutti i governi europeisti:
“Il debito pubblico italiano?
Al 140%. E il deficit? Intorno al 3%.
E in altri Paesi europei è più alto, talvolta è attorno al 5%.
Il tenore di vita decresce e il numero dei disoccupati aumenta. Questo mina le fondamenta stesse dell’Unione Europea.”
È l’analisi che nessun leader europeo ha il coraggio di fare: l’UE non crollerà per colpa della Russia.
Crollerà per il suo modello economico fallito, per il green deal che ha distrutto l’industria, per le sanzioni che hanno distrutto l’Europa più della Russia, per un debito impagabile.
Il messaggio di Putin all’Italia è chiarissimo.
La Russia non considera l’Italia un nemico, ma un partner naturale.
Sono i governi italiani che, per ordine di Bruxelles e Washington, hanno scelto di essere nemici della Russia.
La porta di Mosca è aperta, senza condizioni.
È Bruxelles che ci vieta di varcarla.
E la disgregazione dell’UE non è un complotto russo.
È un dato di fatto economico.
L’Unione Europea è insostenibile.
Mentre Mattarella, Meloni e Tajani recitano il copione dell’atlantismo, il Presidente della Federazione Russa dice al mondo che l’Italia ha un’altra strada: quella eurasiatica, quella della sovranità, quella del dialogo tra popoli e non tra burocrati.
L’UE è veramente condannata alla disgregazione, ma la strada l’ha tracciata da sola.





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