L'Italia Quotidiano

IL PRIMO TRIBUNALE DELLA SHARIA IN ITALIA È A PADOVA: ECCO LA GIUSTIZIA ISLAMICA CHE VUOLE SOSTITUIRE LA LEGGE ITALIAN

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Ramona Castellino

A Padova il primo tribunale islamico è realtà.
Non è più un pericolo futuro, non è più “complottismo”.

È qui, è a Padova, in via Armistizio 13.
Si chiama “Camera Arbitrale Islamica Italiana” ed è stato fondato il 3 marzo 2026.

Cosa fa?
Lo dice da solo sul suo sito ufficiale, arbitratoislamico.it, con uno slogan che è una dichiarazione di guerra al nostro ordinamento:

“La vostra via alla Giustizia Islamica in Italia”.

Nel suo regolamento interno l’organo giudicante non viene chiamato arbitro, ma con il suo vero nome: “Tribunale Sciaraitico”.

Obiettivo: risolvere le controversie tra musulmani non secondo la legge italiana, ma “in conformità con i principi della Sharia, ossia la legge islamica”.

Le sentenze, scrivono, avranno “lo stesso effetto di una sentenza resa dall’autorità giudiziaria italiana”.

Tutto a porte chiuse, per tutelare, riportiamo testualmente, “la dignità e la reputazione delle parti, un valore fondamentale nell’Islam, specialmente in questioni familiari o sensibili”.

Tradotto: divorzi islamici, ripudi, eredità dove la figlia femmina vale metà del maschio, matrimoni combinati, violenze domestiche giudicate secondo il Corano e non secondo il Codice Penale italiano.

È la tecnica della porta di servizio.
Presentano la Sharia come “metodo alternativo di risoluzione delle controversie civili”, come fosse una conciliazione condominiale.

In realtà è il primo passo per creare un sistema giuridico parallelo, uno Stato nello Stato, esattamente come successo in Inghilterra dove oggi ci sono 85 corti islamiche ufficiali che tengono in ostaggio le donne musulmane.

Il rappresentante legale, Omar Vanin, prova a minimizzare:
“Tutto nella cornice dell’ordinamento italiano, nella misura in cui è possibile”.

La frase chiave è “nella misura in cui è possibile”.

Cioè: la legge italiana vale solo se non contraddice la Sharia. Altrimenti vale la Sharia.

A far scoppiare il caso è stato l’Avv. Francesco Minutillo, membro dell’Assemblea Nazionale di Futuro Nazionale del Generale Vannacci, che ha depositato un esposto alla Procura di Padova.

“Non siamo noi a chiamarlo tribunale islamico”
denuncia Minutillo.

“Sono loro che nel Regolamento usano sistematicamente la denominazione ‘Tribunale Sciaraitico’. Non siamo noi ad inventarci la ‘Giustizia Islamica in Italia’, è così che si presentano sulla loro homepage”.

Un esposto doveroso.

Perché qui non si tratta di libertà religiosa.
Qui si tratta di un attacco alla sovranità nazionale.

Prima occupano le piazze.
A Vicenza 2000 islamisti urlano “bruciamo tutto come in Francia”.

Poi vogliono i tribunali.

Domani vorranno che le nostre donne siano giudicate dalla Sharia.

In via Armistizio 13 a Padova si sta consumando l’armistizio dello Stato italiano con la sua Costituzione.

Noi diciamo no.
In Italia c’è una sola legge, quella italiana. Chi vuole la giustizia islamica, ha già deciso di non essere italiano e non vuole integrarsi.

Questo tribunale va chiuso immediatamente e va fatta una legge nazionale che vieti qualsiasi forma di arbitrato religioso basato sulla Sharia.

Altrimenti, dopo Padova, sarà tutta l’Italia a diventare un Tribunale Sciaraitico.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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