La Redazione
L’hanno fatto.
Davvero.
La Camera ha approvato il Melonellum.
Così lo chiamano già tutti, anche a sinistra: la legge elettorale cucita addosso a Giorgia Meloni per trasformare Fratelli d’Italia nel nuovo Partito Unico.
E ora il fattore più pericoloso non è l’opposizione.
È la Consulta.
Diciamo la verità senza giri di parole: è un sistema sostanzialmente proporzionale, ma con un premio di maggioranza mostruoso.
Chi supera il 40% dei voti, non il 50%, si prende automaticamente il 55% dei seggi alla Camera e al Senato.
Tradotto: con il 35% + qualche resto di coalizione arrivi al 40% e ti prendi 340 deputati su 400.
Governi da solo per 5 anni con un terzo dei voti.
È un premio che nemmeno il fascismo aveva osato così tanto.
È il vecchio Porcellum di Calderoli, ma con il fiocco tricolore di Fratelli d’Italia.
Sbarramento al 3%, liste bloccate, collegi piccoli. L’elettore non sceglie più il candidato.
Sceglie il simbolo.
E il simbolo sceglie tutto.
È la fine del principio maggioritario dell’Italicum di Renzi.
È il ritorno al proporzionale con il trucco: ti faccio credere che scegli, ma poi i seggi li assegna un algoritmo a Roma.
Perché lo fanno?
Perché il Centrodestra sa di non avere più il 50%.
Sa che senza super-premio non governa più.
Allora si blinda con la legge.
E qui arriva il nodo che fa tremare Palazzo Chigi.
Questa legge è costituzionalmente a rischio altissimo.
La Corte Costituzionale ha già bocciato due volte leggi elettorali con premi di maggioranza irragionevoli e senza soglia minima: il Porcellum nel 2013 e l’Italicum nel 2017.
La giurisprudenza della Consulta è chiarissima: non puoi dare un premio che trasforma una minoranza in maggioranza assoluta e non puoi distorcere completamente la rappresentatività.
Il Melonellum fa esattamente questo: premio del 15% extra senza raggiungere la maggioranza assoluta dei voti.
È la fotocopia di quello che la Consulta ha già dichiarato incostituzionale.
Basta un ricorso di 10 regioni o di 50 parlamentari e la Corte, entro 12-18 mesi, lo smonta.
Ed è qui che la politica diventa scacchi.
Fonti di maggioranza lo ammettono sottovoce: se la legge è a rischio bocciatura, tanto vale usarla subito.
Andare al voto anticipato a inizio 2027, o addirittura a fine 2026, con il Melonellum ancora in vigore, prima che la Consulta possa pronunciarsi.
Un blitz elettorale: voti con il super-premio, ti prendi il 55% dei seggi, fai la riforma costituzionale del Premierato, e poi anche se la Consulta boccia la legge elettorale per il futuro, tu sei già blindato per 5 anni e hai cambiato la Costituzione.
È uno schema da manuale del potere. Berlusconi ci aveva provato nel 2008.
Renzi nel 2016.
Meloni può farlo meglio: ha i numeri, ha una opposizione divisa, ha un Presidente della Repubblica che non può sciogliere le Camere prima del semestre bianco, ma che dopo può essere messo davanti al fatto compiuto.
Il fattore Consulta diventa quindi fattore tempo: o voti subito con la legge buona per te, o rischi di dover votare tra due anni con una legge che la Corte ti ha riscritto e che ti toglie il premio.
Noi diciamo una cosa semplice: basta leggi elettorali truffa.
Vogliamo il Maggioritario puro alla francese: collegio uninominale, doppio turno.
Chi vince nel collegio va a Roma.
L’elettore sceglie la persona, non la lista bloccata di Roma.
Il Melonellum è l’opposto della sovranità popolare.
È la sovranità dei partiti. È la trasformazione del voto in nomina dall’alto.
Se Meloni vuole blindarsi, lo faccia con il consenso, non con l’algoritmo.
Altrimenti, sarà l’ennesima legge elettorale che finisce davanti alla Corte.
E l’ennesima occasione persa per dare all’Italia una democrazia vera, non una democrazia del premio.
Il voto anticipato?
Se deve essere per salvare il premio bulgaro, è meglio non votare affatto.





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