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ARRESTATO GEORGESCU: IL GOLPE DI BRUXELLES PER FERMARE L’ONDATA SOVRANISTA A BUCAREST

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La Redazione

Lo hanno arrestato come un boss mafioso. All’alba, nella sua villa di Mogoșoaia.
Manette ai polsi, telecamere del regime pronte a riprendere la scena.

Călin Georgescu, l’uomo che il popolo romeno ha scelto come suo futuro Presidente, è in carcere.

30 giorni di custodia cautelare per una presunta frode da 1,1 milioni di euro sui finanziamenti elettorali.

È un arresto voluto da Bruxelles.
Punto.

Diciamolo chiaro, come nessun giornale di regime avrà il coraggio di fare: ad oggi non esiste mezza prova.

Non c’è un bonifico.
Non c’è una fattura falsa.
Non c’è un testimone. Non c’è un documento. C’è solo un fascicolo vuoto costruito dai servizi segreti romeni su ordine di chi a Bruxelles non può permettere che la Romania esca dalla gabbia.

Perché Georgescu è pericoloso?
Perché aveva già vinto. Aveva stravinto il primo turno delle presidenziali a novembre.
Il popolo lo aveva scelto.
E il sistema, per fermarlo, ha fatto l’impensabile: ha annullato le elezioni con la scusa ridicola della “ingerenza russa”, mai provata.

Poi lo ha escluso dalla corsa.
Ora lo mette in galera.

È il metodo UE: se non vinci le elezioni, arresti il vincitore.

Lo stesso metodo usato contro Le Pen in Francia, lo stesso che vogliono usare contro Vannacci, contro Orban, contro chiunque alzi la testa.

Ma Bruxelles ha fatto i conti senza il popolo.

Fuori dal Tribunale di Bucarest, dove Georgescu è stato portato in manette, è scoppiata la rivolta.

Non una protesta: una rivolta di popolo.

Centinaia di persone all’inizio, poi migliaia.

Giovani, anziani, madri con i bambini, contadini arrivati dai villaggi con le bandiere tricolori romene.

Tutti lì a gridare una frase che fa tremare il regime:

“Arrestateci tutti!
Se Georgescu è un criminale, siamo criminali tutti noi!
Lui è il nostro futuro!”

Perché è questo il punto che Bruxelles non capisce: Georgescu non è un politico.

È la scelta di un popolo intero che non ne può più di essere colonia dell’UE, di mandare i suoi figli a morire per la guerra in Ucraina, di vedere le sue terre svendute alle multinazionali tedesche e francesi.

Il popolo romeno aveva scelto Georgescu come futuro perché Georgescu diceva:

“La Romania prima di tutto.
Pace con la Russia. Stop ai gender nelle scuole.
Difesa della famiglia cristiana”.

Per questo lo arrestano. Per questo Bruxelles lo vuole morto politicamente.

La polizia antisommossa ha caricato, ci sono feriti, ma la piazza non arretra.

Da Bucarest a Cluj, da Timisoara a Iasi, la Romania si sta sollevando.

Perché hanno capito che oggi arrestano lui, domani arrestano noi.

Chiamiamola con il suo nome: questa è dittatura.

Non è più Unione Europea, è un Impero che arresta chi vota male.

Oggi tocca a Bucarest, domani toccherà a Roma, a Parigi, a Berlino.

Ogni volta che un popolo sceglierà la via sovranista, troverà i giudici di Bruxelles pronti a metterlo in galera.

Georgescu dal carcere ha fatto uscire un biglietto:

“Sono innocente. Questa è persecuzione politica.
Non arrendetevi.
La Romania non si vende”.

Noi, da qui, diciamo una cosa sola: la Romania non è sola.
Il popolo sovranista europeo è con Georgescu.
Se cade Bucarest, cade l’ultima speranza di libertà in Europa.

E Bruxelles, quella fogna di burocrati non eletti, dovrà passare sui nostri corpi.


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