La Redazione
La Germania torna a fare i conti con il terrorismo islamico.
Nella serata di venerdì, un furgone si è lanciato contro la folla radunata nei pressi del Tiergarten, a margine delle celebrazioni del Christopher Street Day, il Gay Pride della capitale tedesca.
Il bilancio provvisorio è di un morto e numerosi feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni.
Secondo le prime ricostruzioni, il conducente avrebbe deliberatamente diretto il mezzo contro i presenti, per poi abbandonare il veicolo e fuggire a piedi.
Le autorità hanno immediatamente isolato l’area, sospeso la manifestazione e dato il via a una vasta caccia all’uomo.
Gli investigatori stanno seguendo con particolare attenzione la pista dell’estremismo islamista.
Il principale sospettato, identificato come Abdul B., sarebbe già noto agli apparati di sicurezza tedeschi per presunti legami con ambienti radicali.
Le indagini sono ancora in corso e le autorità non hanno escluso il coinvolgimento di eventuali complici.
La tragedia riaccende non solamente il dibattito sulla sicurezza e sull’efficacia delle politiche migratorie adottate in Germania e in Europa, ma la commistione tra ambienti di sinistra, pro LGBT, pro immigrati, pro Pal, che nel nome dell’ideologia, apre le porte a pazzi psicopatici.l
Per quanto riteniamo anche il gay pride ino dei corvi ideologicamente globalisti, rimane il fatto che la presenza di soggetti radicalizzati è un rischio enorme e che ad oggi, controlli e espulsioni non sono sufficienti a prevenire episodi di terrorismo.
Nelle ore successive all’attacco è tornato al centro della discussione anche il tema delle dichiarazioni rilasciate recentemente da Elon Musk, che aveva espresso preoccupazione per la situazione della sicurezza nel continente europeo.
Le sue parole, all’epoca criticate da parte del mondo politico e mainstram, sono state nuovamente richiamate nel dibattito pubblico, alimentando il confronto sulle responsabilità delle classi dirigenti europee.
Mentre Berlino cerca risposte, resta alta la tensione in tutta la Germania.
Le indagini proseguono per chiarire il movente dell’attacco, ricostruire eventuali reti di supporto e accertare ogni responsabilità.
Sinistroidi, antifa, collettivi, femministe, pro Pal, LGBT sono i paladini di chi in realtà li odia




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