Riccardo Bianchi
La notte di violenza che ha colpito Bologna dopo la manifestazione organizzata in seguito alla morte di Abderrahim Fakir ha lasciato un bilancio pesante. Secondo la Questura, 64 appartenenti alle forze dell’ordine sono rimasti feriti, alcuni con prognosi fino a 35 giorni. Durante gli scontri sono stati incendiati veicoli, danneggiati mezzi di servizio e arredi urbani, mentre contro gli agenti sono stati lanciati pietre, bottiglie e altri oggetti. Le forze di polizia sono intervenute anche con idranti e lacrimogeni per contenere i gruppi più violenti. Le indagini sono in corso per individuare i responsabili.
Gli episodi hanno riacceso un tema ricorrente nel dibattito pubblico: quale debba essere il confine tra il diritto costituzionale a manifestare e la violenza contro chi è chiamato a garantire l’ordine pubblico.
La morte di Fakir è oggetto di accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria. Le indagini dovranno chiarire con precisione la dinamica dei fatti, anche attraverso l’analisi delle bodycam in dotazione agli agenti intervenuti. Proprio per questo, diverse istituzioni hanno invitato ad attendere gli esiti delle verifiche prima di trarre conclusioni definitive.
Allo stesso tempo, le immagini degli scontri hanno riportato l’attenzione sulle condizioni in cui operano quotidianamente le forze dell’ordine. Agenti e operatori sono chiamati a intervenire in situazioni ad alto rischio, spesso trovandosi bersaglio di aggressioni durante il servizio.
In uno Stato di diritto, la legittimità dell’azione delle forze dell’ordine deve essere sottoposta a controllo e scrutinio quando emergono dubbi sul loro operato. Allo stesso modo, però, le aggressioni contro gli operatori impegnati a garantire la sicurezza pubblica costituiscono reati che devono essere perseguiti con rigore. Sono due principi che possono e devono convivere: l’accertamento di eventuali responsabilità individuali e la tutela di chi svolge un servizio essenziale per la collettività.
Senza un sistema capace di assicurare ordine pubblico e rispetto della legge, la libertà di manifestare rischia di essere compromessa dalla violenza di pochi. Saranno le indagini e gli eventuali procedimenti giudiziari a stabilire le responsabilità dei singoli, sia rispetto ai fatti che hanno portato alla morte di Fakir sia rispetto agli episodi di devastazione avvenuti durante la manifestazione.
La sinistra fomenta un clima da guerra civile. Chiama a raccolta le sue truppe dei centri sociali e i maranza per provocare disordini e tafferugli e instillare odio verso le forze dell’ordine, il tutto per delegittimare il governo Meloni.
La morte di Fakir diventa lo scellerato pretesto per andare in piazza contro la polizia e scatenare la solita bagarre, insieme a una retorica finto-umanitaria che strumentalizza questa circostanza per esprimere una volta di più la propria presunta superiorità morale.
Anime belle che chiedono “giustizia” già sapendo “chi è Stato”, fingendo di non sapere che sono stati gli stessi cittadini della zona Pilastro di Bologna a chiamare il 113 perché allarmati dalla inquietante presenza di un uomo che in evidente stato di alterazione scalciava contro le basculanti di un’autorimessa. E che sono stati gli stessi agenti intervenuti, resisi conto della situazione di alterazione di Fakir, a chiedere l’intervento del 118 per “un soggetto in crisi psichiatrica”. I quali agenti hanno usato lo spray al capsicum per contenere il soggetto al fine di consegnarlo agli operatori del 118. Tutto avviene in pochi minuti.
Immediata la convocazione del sindaco Lepore di una manifestazione di piazza perché «la politica non può ignorare» quanto successo al Pilastro, perché serve «verità e giustizia». All’appello, manco a dirlo, rispondono subito Anpi, Cgil, centri sociali… sinistra al completo. Chiaro l’intento di utilizzare il triste fatto per mettere sul banco degli imputati la politica “securitaria” del governo Meloni.
Una sinistra che gioca col fuoco, che non riesce minimamente a comprendere che questa sua scellerata condotta ci fa precipitare in un clima da pre-guerra civile.
Con questa scellerata condotta favoriranno sempre di più la crescita del movimento sovranista e di destra sociale, che prende corpo nei ceti popolari, che assistono a numeri esorbitanti di stranieri senza né arte né parte che facilmente sfogano le proprie frustrazioni con atteggiamenti aggressivi e spesso violenti, come le cronache riportano.
La sinistra, oggi, ha una grave responsabilità: favorire con la sua scellerata e sciacallesca politica subalterna alle logiche del potere “democratico-progressista” filo Ue, un processo di conflittualizzazione orizzontale del tutto confacente agli interessi della classe dominante che ci sta conducendo in bocca al coinvolgimento bellico contro la Russia.
Folli e prezzolati!





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