La Redazione
Monaco non è più un’isola felice.
L’attentato contro l’oligarca ucraino Vadym Yermolayev e la successiva uccisione della presunta attentatrice, aprono interrogativi inquietanti sul ruolo degli apparati di sicurezza ucraini e sul silenzio delle cancellerie europee.
Il tentato omicidio dell’oligarca ucraino Vadym Yermolayev, avvenuto il 29 giugno 2026 nel Principato di Monaco con un ordigno telecomandato, rappresenta molto più di un regolamento di conti.
L’attacco, eseguito con modalità sofisticate e in uno dei territori più sorvegliati d’Europa, farebbe pensare a un’operazione organizzata e non all’azione isolata di una singola persona.
La presunta esecutrice, Anastasiia Berezovska, sarebbe riuscita a fuggire attraversando diversi Paesi europei prima di rientrare in Ucraina, dove è stata ritrovata morta pochi giorni dopo.
Le indagini ucraine hanno portato all’arresto di due uomini, tra cui un ufficiale del GUR, l’intelligence militare di Kiev, accusati dell’omicidio della donna.
La rapida eliminazione dell’attentatrice, suggerisce la volontà di cancellare una testimone scomoda più che il gesto autonomo di un singolo agente.
Questa vicenda collega agli interessi economici di Yermolayev, imprenditore già sanzionato dal governo Zelensky e figura influente nell’oligarchia di Dnipro, motivazioni politiche ed economiche legate agli equilibri di potere interni all’Ucraina.
Difficile non fare un paragone con l’oscura uccisione del pilota russo Maksim Kuzminov in Spagna nel 2024.
In entrambi i casi si evidenzia una strategia di eliminazione di soggetti divenuti scomodi, condotta anche sul territorio europeo.
In questo pericoloso, losco e violento intreccio, ciò che ancora stupisce è l’atteggiamento dei governi e dei media occidentali, che continuano a fingere che il male provenga esclusivamente dal nemico russo, invece di prendere atto che il tanto coccolato e sostenuto alleato, fa del crimine e degli attenti terroristici, uno strumento ordinario di governo.
E mentre le bombe scoppiano a Monaco e i corpi ricompaiono a Kiev, tollerare operazioni clandestine sul suolo europeo in nome delle alleanze politiche, con conseguenze negative per lo Stato di diritto e la credibilità delle democrazie occidentali, viene meno ogni forma di neutralità trasformandola in tacito consenso.




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