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CASE POPOLARI A ROMA, CAMBIANO LE GRADUATORIE. MA LE CASE DOVE SONO?

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Riccardo !-Dopo quattordici anni il Campidoglio prepara nuovi criteri per l’assegnazione degli alloggi pubblici. Più attenzione alle famiglie in difficoltà, alle vittime di violenza e agli sfrattati. Resta però aperta la questione fondamentale: quanti appartamenti saranno effettivamente disponibili?

Roma si prepara a cambiare le regole per l’assegnazione delle case popolari. Il nuovo bando, annunciato dall’assessore alle Politiche abitative Tobia Zevi, dovrebbe sostituire quello del 2012, aggiornando i criteri con cui vengono valutate le richieste di alloggio. Ma dietro la revisione dei punteggi si nasconde un problema che nessuna graduatoria, da sola, può risolvere: la disponibilità delle abitazioni.

Le dimensioni dell’emergenza sono documentate. Un provvedimento ufficiale di Roma Capitale attesta che, nella graduatoria elaborata sulle domande pervenute entro giugno 2025, risultavano ammessi 17.082 nuclei familiari. Una cifra che fotografa la pressione sul sistema dell’edilizia residenziale pubblica.

Secondo la bozza illustrata da RomaToday, le categorie che danno diritto a punteggio passeranno da 13 a 26. Sono previste maggiori tutele per le vittime di violenza, gli orfani di femminicidio, le persone con disabilità, le madri sole con figli minori e le famiglie colpite da morosità incolpevole. Verrà considerato anche il peso dell’affitto sul reddito, mentre il punteggio per gli ultrasessantacinquenni sarà ridotto.

L’intenzione dichiarata dall’amministrazione è adeguare il sistema alle nuove forme di povertà. Una revisione che, inevitabilmente, modificherà gli equilibri della graduatoria e che richiederà particolare attenzione per chi attende un alloggio da molti anni.

Ma cambiare i criteri significa decidere chi viene prima, non aumentare il numero delle case.

È questa la questione sulla quale occorre misurare il nuovo provvedimento.

La normativa regionale stabilisce che l’edilizia residenziale pubblica sia destinata a persone e famiglie in condizioni di disagio e che le assegnazioni avvengano attraverso procedure pubbliche. Perché il sistema funzioni, però, servono alloggi disponibili, verifiche aggiornate sui requisiti, manutenzioni e tempi di assegnazione compatibili con l’emergenza abitativa.

Un secondo interrogativo riguarda il passaggio tra vecchia e nuova graduatoria. I sindacati degli inquilini, secondo RomaToday, hanno chiesto garanzie per le famiglie già inserite e un monitoraggio periodico dei nuovi criteri. Il rischio da verificare è che la transizione produca ulteriori ritardi o costringa persone particolarmente fragili ad affrontare procedure complesse.

Anche la digitalizzazione esclusiva delle domande, prevista dalla bozza attraverso SPID, richiederà un sistema di assistenza accessibile. Per anziani, persone con scarse competenze informatiche e cittadini in condizioni di marginalità, la possibilità di ricevere supporto non può rimanere soltanto teorica.

C’è infine il problema del patrimonio immobiliare. Occorre conoscere quanti appartamenti pubblici siano attualmente vuoti, quanti necessitino di interventi, quanti possano essere recuperati rapidamente e quale sia il programma effettivo delle nuove assegnazioni. Sono informazioni indispensabili per valutare i risultati della riforma, insieme ai tempi medi di attesa e alle risorse disponibili.

L’assessore Zevi presenta il nuovo bando come uno strumento per riconoscere meglio i bisogni della città. I criteri proposti possono modificare sensibilmente le priorità, ma il loro impatto concreto dipenderà anche dal numero degli alloggi assegnati.

Il vero indicatore non sarà quante categorie compariranno nel nuovo bando, ma quante famiglie riusciranno finalmente a ottenere una casa.

Dopo quattordici anni, Roma si prepara a riscrivere le regole. La verifica decisiva comincerà quando quelle regole dovranno tradursi in abitazioni realmente disponibili.


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