La Redazione
Un’altra morte torna ad accendere i riflettori su uno dei più grandi scandali sessuali intrecciati ai poteri globali e giudiziari degli ultimi decenni.
Daniel Siad, talent scout e reclutatore di modelle, il cui nome compare quasi duemila volte nei documenti declassificati relativi a Jeffrey Epstein, è stato trovato morto nella sua abitazione di Colombes, alle porte di Parigi.
La magistratura francese ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia per chiarire le cause del decesso.
Secondo il suo legale, la morte sarebbe riconducibile a un arresto cardiaco, ma gli accertamenti sono ancora in corso.
La notizia assume particolare rilievo perché Siad era al centro di un’importante indagine francese, avviata dopo la pubblicazione degli “Epstein Files”.
Diverse donne lo accusavano di aver reclutato giovani modelle destinate alla rete del finanziere americano e almeno cinque avevano presentato denunce per stupro e tratta di esseri umani.
Siad ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo di aver avuto con Epstein un rapporto esclusivamente professionale e di non essere mai stato formalmente incriminato.
Le e-mail rese pubbliche dal Dipartimento di Giustizia americano mostrano un intenso scambio di messaggi tra Siad ed Epstein.
Il talent scout inviava fotografie, profili e descrizioni di giovani aspiranti modelle provenienti dall’Europa orientale, dalla Scandinavia, dal Sudafrica e da altri Paesi, presentandole come candidate per agenzie prestigiose o campagne pubblicitarie.
Per gli investigatori francesi, quelle comunicazioni costituivano uno degli elementi da approfondire per ricostruire l’eventuale rete europea di reclutamento attorno a Epstein.
L’inchiesta, precisano le autorità, proseguirà anche dopo la morte di Siad.
Il decesso di Daniel Siad riporta inevitabilmente alla memoria altri protagonisti della vicenda Epstein morti prima della conclusione dei procedimenti giudiziari.
Il caso più noto resta quello dello stesso Jeffrey Epstein, trovato morto il 10 agosto 2019 nella cella del Metropolitan Correctional Center di New York mentre era in attesa di processo per traffico sessuale di minori.
Le autorità statunitensi conclusero che si trattò di suicidio per impiccagione, una ricostruzione che tuttavia continua a essere contestata da parte dell’opinione pubblica e che ha alimentato numerose ipotesi alternative.
Tre anni dopo, nel febbraio 2022, fu trovato impiccato nella sua cella nel carcere parigino Jean-Luc Brunel, potente agente di modelle francese, considerato uno dei principali collaboratori di Epstein nel reclutamento di giovani donne.
Anche in quel caso la magistratura concluse per il suicidio.
Brunel era detenuto da oltre un anno e attendeva il processo con accuse che respingeva integralmente.
Ora anche Daniel Siad, altro nome di primo piano emerso dall’inchiesta francese, muore mentre le indagini erano ancora in corso e prima di poter essere ascoltato in un eventuale procedimento giudiziario.
La successione di questi decessi ha inevitabilmente alimentato dubbi molto forti dell’esistenza di una regia comune.
Le autorità competenti hanno fornito, nei primi due casi, conclusioni ufficiali di suicidio, mentre per Siad l’indagine medico-legale è ancora aperta.
Resta però un dato oggettivo: alcuni dei personaggi più importanti che avrebbero potuto contribuire a ricostruire l’intera rete internazionale di Jeffrey Epstein non sono più in vita.
Questo rende inevitabilmente più difficile accertare tutte le eventuali responsabilità e ricostruire fino in fondo una vicenda che, a distanza di anni, continua a coinvolgere ambienti finanziari, politici e dello spettacolo su scala internazionale.
Molte domande restano ancora senza risposta.
Saranno le indagini ancora aperte negli Stati Uniti e in Francia a stabilire se emergeranno nuovi elementi o se parte della verità sulla rete di Epstein rimarrà per sempre irraggiungibile.




Rispondi