L'Italia Quotidiano

Cinecittà, le case occupate diventano un mercato clandestino: prima viene la legalità, poi viene il diritto alla casa

Riccardo Bianchi

A Cinecittà e Don Bosco il problema delle occupazioni abusive sembra aver superato da tempo la dimensione dell’emergenza abitativa. Le ultime vicende raccontate dai residenti e gli sviluppi delle indagini descrivono qualcosa di molto più inquietante: appartamenti vuoti individuati, forzati e occupati, somme di migliaia di euro richieste per entrarvi, minacce, sostituzioni degli occupanti e cittadini regolari costretti a sorvegliare da soli i propri condomini.

Se questi elementi saranno confermati integralmente dalle indagini, non siamo davanti a una politica sociale alternativa.

Siamo davanti a un mercato illegale della casa.

Ed è proprio qui che una politica sovranista e sociale deve avere il coraggio di sostenere contemporaneamente due principi che troppo spesso vengono artificialmente contrapposti: chi ha realmente bisogno di una casa deve essere aiutato dallo Stato; chi si appropria della casa altrui deve essere fermato dallo Stato.

La povertà non può diventare un lasciapassare per l’illegalità e l’illegalità non può trasformarsi in una scorciatoia rispetto alle migliaia di famiglie che rispettano le regole.

A Cinecittà si parla ormai apertamente di un racket

L’ultimo allarme arriva dagli immobili Enasarco di via Gentile, tra Don Bosco e Cinecittà Est.

Secondo la testimonianza dei residenti raccolta da RomaToday, nel complesso sarebbero arrivati a 29 gli alloggi occupati e l’ultimo tentativo sarebbe stato sventato nella notte del 17 agosto proprio grazie all’intervento degli abitanti, che avevano sentito rumori sospetti e chiamato la polizia.

Ma il fenomeno è precedente.

Già nel 2023 venivano documentate numerose occupazioni negli immobili Enasarco della zona. In via Caio Sulpicio 8 si parlava allora di circa venti appartamenti occupati; analoghe situazioni venivano segnalate in altri complessi del quartiere Don Bosco. 

Il problema, dunque, non nasce la settimana di Ferragosto.

Si trascina da anni.

E lasciare immobili vuoti e vulnerabili per anni è stato un errore enorme, del quale anche proprietà e istituzioni devono rispondere politicamente.

Una casa occupata arriverebbe a costare fino a 30 mila euro

Il particolare che cambia completamente la natura della vicenda riguarda il presunto mercato clandestino degli appartamenti.

Secondo i residenti citati nell’inchiesta, per ottenere l’accesso abusivo a un appartamento verrebbero richiesti tra 20 e 30 mila euro.

Non è soltanto una voce proveniente dai condomini.

Un’indagine giudiziaria riguardante un altro appartamento Enasarco di via Caio Sulpicio 8 ha portato il giudice per le indagini preliminari ad applicare il divieto di dimora nel Comune di Roma a due uomini, un peruviano e un brasiliano, accusati di tentata estorsione e lesioni. Secondo quanto riportato sulla base dell’ordinanza, sarebbero stati inizialmente richiesti 25 mila euro per procurare un alloggio; 16 mila sarebbero stati consegnati il 13 febbraio 2026 e successivamente sarebbe stato richiesto il saldo. 

Qui bisogna pesare bene le parole: si tratta di accuse e gli indagati non possono essere considerati colpevoli prima di una sentenza definitiva.

Ma il quadro investigativo rende impossibile liquidare tutto con la rassicurante formula dell’“emergenza abitativa”.

Perché se qualcuno incassa migliaia di euro per consentire ad altri di impossessarsi di un appartamento che non gli appartiene, abbiamo un fenomeno criminale da reprimere.

Il paradosso sociale: chi rispetta le regole rischia di essere l’ultimo

Ed è questo l’aspetto che dovrebbe indignare soprattutto chi sostiene di voler difendere i più deboli.

Pensiamo a due famiglie.

La prima paga 900 euro d’affitto ogni mese, versa il condominio, paga luce e gas e magari rinuncia alle vacanze per riuscire a mantenere la casa.

La seconda famiglia si trova realmente in difficoltà economica e presenta regolarmente domanda per un alloggio pubblico, aspettando il proprio turno.

Poi esiste una terza persona che paga migliaia di euro a un intermediario illegale, forza una porta e prende possesso di un appartamento.

Quale delle tre deve essere tutelata dallo Stato?

Le prime due.

La risposta dovrebbe essere ovvia.

Eppure, quando un’occupazione si consolida per anni, il messaggio percepito diventa devastante: chi segue le procedure aspetta, chi paga le tasse paga, mentre chi viola materialmente le regole può conquistare una posizione di fatto che diventa difficilissima da rimuovere.

Questa non è solidarietà.

È la distruzione della fiducia nello Stato.

E la proprietà non può scomparire

C’è poi la responsabilità di Enasarco.

Secondo quanto denunciano gli abitanti di via Gentile, uno dei problemi sarebbe proprio l’insufficiente presenza della proprietà quando occorre intervenire e formalizzare gli atti necessari.

Se così fosse, sarebbe gravissimo.

Una grande proprietà immobiliare non può permettersi di lasciare appartamenti vuoti, vulnerabili e scarsamente controllati in condomini nei quali abitano altre famiglie.

La proprietà comporta diritti, ma comporta anche responsabilità.

Gli immobili sfitti devono essere censiti, messi in sicurezza, monitorati e soprattutto riportati rapidamente nel circuito legale attraverso vendita, locazione, edilizia sociale o altre destinazioni compatibili.

Una casa vuota per anni non deve diventare terreno disponibile per un racket.

Messa in sicurezza immediata

La prima parte della soluzione è quindi estremamente concreta.

Serve una mappatura straordinaria degli immobili Enasarco vuoti, occupati e vulnerabili nell’intero quadrante Don Bosco-Cinecittà.

Per ciascun appartamento bisogna conoscere stato giuridico, titolarità, eventuale occupazione, utenze, procedimenti pendenti e destinazione prevista.

Gli appartamenti liberi devono essere immediatamente messi in sicurezza e monitorati.

Gli allacci abusivi devono essere individuati e rimossi in condizioni di sicurezza.

Le situazioni nelle quali emergono spaccio, prostituzione, estorsioni o altri reati devono diventare materia investigativa prioritaria.

E soprattutto bisogna impedire che siano i residenti a trasformarsi in sentinelle notturne.

Le ronde spontanee dei cittadini non sono la soluzione. Sono la prova che lo Stato è arrivato troppo tardi.

Sgomberare, ma distinguendo le situazioni

Qui una politica sociale deve distinguersi tanto dal permissivismo quanto dalla propaganda.

Dentro un appartamento occupato possono esserci situazioni completamente differenti.

Può esserci chi ha pagato consapevolmente un’organizzazione per ottenere illegalmente una casa. Può esserci chi partecipa direttamente al racket. Può esserci una persona entrata abusivamente senza intermediari. Ma possono esserci anche bambini, anziani, persone fragili o soggetti sfruttati dagli stessi criminali.

Trattarli tutti allo stesso modo sarebbe amministrativamente stupido prima ancora che ingiusto.

Lo Stato deve quindi sgomberare l’immobile e contemporaneamente censire le persone.

Chi ha diritto all’assistenza sociale viene preso in carico secondo le regole ordinarie.

Chi possiede reddito e requisiti per affittare una casa viene accompagnato verso il mercato regolare, non premiato con l’immobile occupato.

Chi ha commesso reati ne risponde.

Chi è straniero viene sottoposto alla verifica della regolarità del soggiorno.

È qui che entra la questione migratoria.

Remigrazione significa anche questo: chi non ha diritto di stare in Italia deve tornare nel proprio Paese

Il fatto che nelle vicende raccontate compaiano cittadini stranieri non autorizza a trasformare la nazionalità in una responsabilità collettiva. Sarebbe un errore logico e politico: gli stessi residenti ricordano che tra gli occupanti figurano anche italiani.

Ma sarebbe altrettanto assurdo sostenere che la condizione amministrativa dello straniero sia irrilevante.

Una politica sovranista deve applicare una regola comprensibile a chiunque.

Ogni straniero trovato all’interno di un immobile occupato deve essere identificato e la sua posizione verificata.

Se soggiorna legalmente in Italia, risponde degli eventuali reati esattamente come un cittadino italiano.

Se ha diritto a una forma di protezione, questa viene rispettata.

Se invece non possiede alcun titolo per rimanere sul territorio nazionale e ricorrono le condizioni previste dalla legge per il rimpatrio, il procedimento deve essere effettivamente eseguito, con tutte le garanzie individuali previste dall’ordinamento.

Questa è la remigrazione quando viene trasformata da slogan in politica amministrativa: identificare, distinguere, applicare la legge e rendere effettivi i rimpatri nei casi previsti, invece di lasciare persone irregolari indefinitamente in una zona grigia.

La casa pubblica agli italiani che ne hanno diritto e agli aventi diritto secondo regole trasparenti

Parallelamente bisogna affrontare il problema che alimenta il mercato clandestino: Roma ha bisogno di una politica abitativa enormemente più efficiente.

Esiste una domanda sociale reale.

Negarla sarebbe ideologico quanto giustificare le occupazioni.

La soluzione sovranista e sociale consiste nel recuperare patrimonio immobiliare, aumentare l’offerta accessibile e assegnarla attraverso graduatorie controllabili, tutelando in primo luogo le famiglie in condizioni di reale bisogno secondo criteri di legge e priorità sociali chiaramente stabilite.

Chi aspetta legalmente non può vedere sistematicamente premiato chi sfonda una porta.

La solidarietà senza regole finisce inevitabilmente per diventare ingiustizia nei confronti degli onesti.

Colpire il racket significa anche seguire il denaro

C’è infine una questione sulla quale le indagini dovrebbero andare fino in fondo.

Se un appartamento abusivo viene realmente venduto per 20, 25 o 30 mila euro, dove finiscono quei soldi?

Chi individua gli immobili vuoti?

Chi procura fabbri e strumenti?

Chi organizza l’ingresso?

Chi riscuote?

Chi gestisce eventuali subentri?

Quanti appartamenti sono passati attraverso lo stesso sistema?

E soprattutto: quanti soldi ha prodotto complessivamente questo mercato?

È qui che il fenomeno smette definitivamente di essere una questione di ordine condominiale.

Un’organizzazione che monetizza sistematicamente l’occupazione di immobili altrui va affrontata come un’attività criminale: investigazione patrimoniale, ricostruzione dei flussi finanziari, individuazione dei promotori e sequestro dei proventi quando ne ricorrano i presupposti.

La soluzione sovranista: casa, legalità e controllo del territorio

La vicenda di Cinecittà mostra perfettamente perché sicurezza e politica sociale non sono opposte.

Sono complementari.

Uno Stato debole lascia appartamenti vuoti, permette che vengano occupati, tollera per anni situazioni irregolari e alla fine manda famiglie e forze dell’ordine a contendersi un problema ormai incancrenito.

Uno Stato forte fa l’opposto: censisce il patrimonio, mette in sicurezza gli immobili, li rimette rapidamente in uso, protegge chi è realmente fragile, sgombera chi occupa illegalmente, colpisce chi lucra sulle occupazioni, verifica la posizione degli stranieri coinvolti ed esegue i rimpatri quando previsti dalla legge.

Questa dovrebbe essere la linea.

Regolarizzazione del patrimonio. Messa in sicurezza. Politica abitativa. Repressione del racket. Identificazione. Rimpatrio degli irregolari quando ne ricorrono i presupposti.

Non serve mettere italiani contro stranieri e non serve nemmeno fingere che il problema dell’irregolarità non esista.

Serve rimettere al centro una parola molto più importante: ordine.

Perché una Nazione socialmente giusta non è quella nella quale ognuno prende ciò che riesce a occupare.

È quella nella quale chi è debole viene aiutato, chi rispetta le regole viene tutelato, chi delinque viene perseguito e nessuno è costretto a difendere di notte il proprio pianerottolo perché le istituzioni hanno rinunciato a farlo. 


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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