Francesco Mancinelli
Per chi mi conosce sa che non vengo da una tradizione marxista .
Tuttavia pur non essendo un determinista mi avvalgo di alcuni strumenti logici che servono, partendo dal prevedibile, a propiziare ed invocare l’imprevedibile, “il figlio bastardo del caso”, quello che accelera la storia incompiuta ed attesa, proprio dal lato nascosto e non percepito dei suoi effetti migliori.
Un blocco sociale auto-conservatore non è intanto “conservatore” (… di solito i conservatori veri e seri fanno la lotta armata più dei rivoluzionari) è semplicemente un blocco che si autoalimenta di posizioni acquisite e di confort mantenendo uno status quo di naturale equilibrio ed allontanando sia nel tempo che nello spazio il pericolo di accelerazioni improvvise che potrebbero destabilizzare la propria sicurezza. Spesso alcune letture che sembrano essere “reazionarie o conservatrici” hanno invece una valenza “caotica” o creativa. Altre che sembrano acceleratrici di processi progressisti sono invece legate ad un determinismo logico e programmato di potere che le utilizza a suo piacimento con risultati scontati e prevedibili o determinati.
In Italia il blocco auto-conservatore oggi al potere ha circa il 50% del peso elettorale e mischia insieme pulsioni e obiettivi diametralmente opposti. Partendo dal centro “illuminato e tecnocratico” questo blocco comprende Noi Moderati, Calenda, Forza Italia e poi via via Lega migliorista (Fedriga-Zaia-Giorgetti) il finto-sovranista di Salvini, fino ad arrivare al Fratelli d’Italia, partito di Giorgia Meloni e non ultimo Roberto Vannacci. Fanno tutti parte del così detto blocco auto-conservatore ma le tendenze populiste e sovraniste di Vannacci hanno in sé anche delle componenti e pulsioni sane ed entropiche verso il sistema. Perfino alcune piattaforme e correnti di sinistra hanno questa valenza “diciamo creativa e potenzialmente “entropica.
Cosa ci dobbiamo augurare ?
E’ semplice : ci dobbiamo augurare che tale blocco sociale autoconservativo “imploda”; che dal centro dello schieramento politico, Marina Berlusconi con la complicità di Calenda, Noi Moderati, Forza Italia e la Lega punti ad un governo migliorista tecnocratico in linea con Bruxelles e Strasburgo per seguire nel dettaglio l’agenda Draghi e le indicazioni UE.
Ci dobbiamo augurare se possibile, che a sua volta il populismo di “destra” scateni contemporaneamente un’ altra variabile impazzita dentro la deriva vannacciana, magari sorretta da un ingresso inaspettato della sinistra sovranista di Rizzo e dalla spinta autorevole e anticonformista di Gianni Alemanno.
Se si riesce a separare la spinta populista e/o sovranista dal blocco moderato ci potrebbe essere dello spazio per ricostruire con il tempo, una politica di Opposizione, una classe dirigente di Opposizione, dentro una dinamica di conflitto e di spinta direttamente sui territori. Il paradosso è che questo modello non stà neanche avanti ma sta indietro.
E’ quello che fece Giorgio Almirante nel 1973, andando a spaccare il blocco auto-conservativo che si era creato a destra con l’entrata di monarchici, liberali, pidduisti e moderati della destra nazionale nel 1972 e favorendo la scissione piddusita di democrazia nazionale (si chiamava alternativa al sistema).
La spinta propulsiva della classe dirigente missina (Il polo escluso) partì proprio dai terribili anni di piombo e si chiuse dopo un ventennio piuttosto “creativo” al massimo del suo apice, con la mutazione antropologica e ideologica involuta di Fiuggi.
Quali potrebbero essere le conseguenze ?
Presto detto che c’è una possibilità tutt’altro che remota che tale implosione porti la sinistra mondialista e globalista al potere. La risposta è: bene, per generare un conflitto necessario e definitivo è proprio questo che ci dobbiamo augurare. Proviamo a ragionare come ragionavano mazziniani e patrioti insurrezionalisti quando a metà dell’800 avevano davanti un blocco auto-conservatore difficile da sfaldare ed il 90% della popolazione di analfabeti. Proviamo a ragionare come hanno ragionato i figli della crisi (da Sorel a Nietzsche) sindacalisti rivoluzionari, nazionalisti interventisti, futuristi che dai primi del ‘900, avendo avanti un blocco auto-conservatore hanno addirittura propiziato una guerra mondiale per scardinarlo da “dentro” il sistema. Proviamo a ragionare come hanno ragionato gli Arditi, i veterani di Fiume, i d’ Annunziani, i sansepolcristi ed infine i Fascisti avendo davanti un blocco auto-conservatore da far implodere ed un blocco internazionalista-marxista con cui misurarsi militarmente. Oppure proviamo a ragionare come hanno tentato di ragionare i giovani nel ’68, nel ’77 ma senza cadere in un ‘altro determinismo ecc. ecc.
Le dinamiche di conflitto non vanno ricomposte vanno spesso accelerate, vanno propiziate, vanno fagocitate vanno di fatto portate alle estreme conseguenze, perché la storia abbia un preciso processo dialettico non ricomponibile altrimenti si rimane dentro “il blocco” e non se ne fuoriesce mai. E questo vale indipendentemente dalle regole della piccola e della grande politica, le cui leggi valgono sempre e comunque.
Non per amore del determinismo ma proprio per propiziare l’esatto contrario: l’imprevedibile e l’indeterminato. Laddove si può cogliere ancora un barlume di speranza e di liberazione da questa pace terrificante (F. De Andrè).




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