L'Italia Quotidiano

Covid: i responsabili hanno nome e cognome

Ramona Castellino

Nella gestione della pandemia si poteva fare di più per curare i malati a casa.

Questa affermazione è oggi un dato di fatto dopo le conclusioni della perizia acquisita dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.

Al centro della discussione c’è una scelta che ha segnato una stagione intera della sanità italiana: la strategia della “vigile attesa e Tachipirina”

Una linea che, secondo la perizia, avrebbe mostrato limiti importanti, perché non avrebbe considerato adeguatamente la dinamica evolutiva della malattia e il rischio che una fase iniziale apparentemente lieve potesse trasformarsi rapidamente in una condizione grave.

Il punto politico non è soltanto medico.

È soprattutto istituzionale: chi aveva il compito di guidare il Paese nelle ore più difficili, ha scelto un percorso inadeguato e dannoso.

E non basta più la scusa dell’emergenza di fronte ai morti da COVID.

Ed anche le alternative furono sottovalutate troppo a lungo.

Il tempo, nella medicina d’urgenza, è una variabile decisiva.

La gestione del paziente domiciliare richiede attenzione, monitoraggio e capacità di intervenire prima che l’infiammazione degeneri.

Secondo la perizia, proprio questo sarebbe stato uno dei punti deboli dell’impostazione adottata.

Nel dibattito entra anche il tema delle terapie precoci.

Alcuni medici, fin dai primi mesi dell’emergenza, sostennero la necessità di un approccio più interventista sul territorio.

Tra queste esperienze viene citato il protocollo basato sull’indometacina e altri principi antinfiammatori, che secondo i suoi sostenitori avrebbe contribuito a ridurre le ospedalizzazioni nei pazienti trattati tempestivamente.

La questione ora è capire perché determinate ipotesi terapeutiche siano state considerate marginali e se il sistema sanitario abbia saputo ascoltare abbastanza rapidamente chi operava sul campo.

Quindi ci siete il perche di queste scelte e le risposte vanno pretese.

Una gestione nazionale così dannosa per i cittadini, come quella del Covid, tra terapie inadeguate, compressione delle libertà individuali, il ricatto del green pass e i morti, non può chiudersi con una deresponsabilizzazione di chi doveva intervenire e lo ha fatto in modo sbagliato e senza ascoltare chi indicava vie alternative, mettendo alla gogna ogni altra narrazione se non quella ufficiale

La Commissione dovrà ora stabilire responsabilità, errori e omissioni.

Perché chi ha mentito lo ha fatto consapevolmente e sula coscienza ha i morti, i danneggiati da vaccino e le sofferenze di chi è stato trattato come un delinquente.

Chi prende decisioni che incidono sulla vita dei cittadini deve sempre essere chiamato a spiegare le proprie scelte.

La sanità non può diventare terreno di fedeltà ideologiche o di verità ufficiali intoccabili.

La scienza dovrebbe procedere attraverso il confronto, la verifica e anche la correzione degli errori.

Ora è arrivato il momento in cui Roberto Speranza deve rispondere agli italiani.

Il tempo dell’emergenza è finito.

Ora deve cominciare quello della verità e della responsabilità politica.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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