La Redazione
Nuovi documenti dagli Stati Uniti riaccendono i riflettori sulla gestione delle informazioni sull’origine del Covid.
Al centro della vicenda finiscono David Morens e Peter Daszak, tra email private, FOIA e tentativi di tenere lontane dagli occhi del pubblico comunicazioni considerate scomode.
Il caso torna a far discutere dopo la pubblicazione di documenti giudiziari e comunicazioni che riguardano David Morens, ex collaboratore di Anthony Fauci, e Peter Daszak, figura di primo piano di EcoHealth Alliance.
Secondo la ricostruzione, Morens avrebbe utilizzato il proprio account Gmail privato per comunicare con Daszak, anche con l’obiettivo di evitare che quelle conversazioni finissero nelle richieste di accesso agli atti previste dal FOIA.
È proprio questo il passaggio più delicato della storia.
Non si tratta soltanto di stabilire che cosa si siano detti, ma perché determinate conversazioni siano state affidate a canali personali mentre infuriava il dibattito pubblico sull’origine del virus e sui rapporti tra istituzioni americane e ricerca sui coronavirus.
Nei documenti citati compare inoltre il riferimento a Daszak come “co-cospiratore numero 1” nell’ambito della documentazione relativa al procedimento di Morens.
Le comunicazioni riportate mostrerebbero anche rapporti molto stretti tra i due e un’attività dietro le quinte volta, secondo la ricostruzione giornalistica, a contrastare le ipotesi sull’origine in laboratorio del SARS-CoV-2 e a favorire il ritorno dei finanziamenti alla ricerca sui coronavirus dei pipistrelli.
C’è poi un dettaglio apparentemente marginale, ma rivelatore del clima dei rapporti: Daszak avrebbe inviato a Morens due bottiglie di vino come ringraziamento per il suo sostegno e per le sue attività riservate.
La vicenda non dimostra, da sola, quale sia stata l’origine del Covid.
Ma politica e istituzioni ora devono andare a fondo nel capire perché figure coinvolte nella gestione di una questione di enorme interesse pubblico, avrebbero avuto bisogno di ricorrere a canali privati per discutere di informazioni potenzialmente soggette a trasparenza.
A distanza di anni dall’inizio della pandemia, il problema non è soltanto capire da dove sia arrivato il virus.
È anche capire chi abbia deciso cosa il pubblico dovesse sapere, quando e attraverso quali canali.
E le nuove carte rischiano di riaprire proprio questo vaso di Pandora.




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