Giulio Saraceni
Ci sono pagine della storia cristiana che sembrano raccontare una sconfitta, ma che la fede legge come testimonianza. La Vandea e i Cristeros messicani, pur appartenendo a epoche e contesti diversi, sono diventati simboli di questa apparente contraddizione.
Nel 1793 la Vandea insorse contro la Rivoluzione francese, anche in difesa della propria fede e dei sacerdoti perseguitati. Dopo iniziali vittorie, l’insurrezione fu duramente repressa. Militarmente sconfitti, i vandeani lasciarono però una memoria di fedeltà e martirio.
Più di un secolo dopo, in Messico, i Cristeros si ribellarono contro le politiche anticlericali del governo. Il loro grido divenne: «¡Viva Cristo Rey!». Anche la loro guerra terminò senza una vittoria militare decisiva, ma la memoria dei martiri trasformò quella sconfitta in testimonianza.
È qui che il significato di Cristo Re diventa più profondo. La regalità di Cristo non si misura con il potere, con gli eserciti o con le vittorie politiche. La Croce stessa, agli occhi del mondo, sembrava una sconfitta. Eppure proprio dalla Croce nasce la vittoria cristiana.
La domanda, dunque, non è soltanto: «Chi ha vinto?», ma: «Chi è rimasto fedele?»
Vandeani e Cristeros ricordano che, per il cristiano, perdere tutto non significa necessariamente essere sconfitti. La vera sconfitta sarebbe rinnegare ciò in cui si crede.
Cristo è Re anche quando i suoi sembrano aver perso tutto.




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