La Redazione
La guerra in Ucraina sta entrando nella fase più pericolosa: mentre i missili russi continuano a devastare l’apparato industriale di Kiev, le cancellerie europee accelerano il riarmo e trasformano lo scontro con Mosca in una prospettiva quasi permanente.
Si proclama di voler evitare la guerra, ma si costruiscono giorno dopo giorno le condizioni perché il confronto diventi sempre più difficile da fermare.
Nella serata del 26 agosto, cinque missili hanno colpito l’area dell’acciaieria Zaporizhstal, secondo il parlamentare ucraino Musa Magomedov.
Le conseguenze, ha riferito, sarebbero “estremamente gravi” e non è ancora possibile stabilire quando l’impianto potrà tornare operativo.
Non si tratta di un dettaglio.
Zaporizhstal è uno dei grandi pilastri della siderurgia ucraina e il suo danneggiamento rappresenta un colpo pesante a un’economia già stremata da anni di guerra.
Lo stesso impianto era stato colpito appena due settimane prima, l’11 agosto, quando alcuni lavoratori erano rimasti feriti.
Mosca, dunque, non sta semplicemente combattendo contro l’esercito ucraino: sta cercando di spezzarne la capacità industriale.
E Kiev, privata progressivamente di infrastrutture e produzione, dipende sempre più dagli aiuti occidentali per continuare a combattere.
Ed è proprio qui che il cerchio si chiude.
Più l’Ucraina ha bisogno di armi, più l’Europa ne fornisce.
Più l’Europa fornisce armi, più Mosca considera l’Occidente parte integrante del conflitto.
Più l’Europa inganna, più Mosca ricorda le bugia occidentali.
E più cresce la menzogna della minaccia russa, più le capitali europee invocano nuovo riarmo.
Una spirale perfetta. E tremendamente pericolosa.
Da mesi i leader europei ripetono che la Russia rappresenterebbe una minaccia crescente e che occorre prepararsi a un eventuale attacco.
Ma se davvero l’obiettivo è scongiurare la guerra, viene spontaneo chiedersi dove sia la strategia politica per impedirla.
Perché sui carri armati, sui missili e sui bilanci militari le decisioni arrivano.
Sul fronte diplomatico, nessuno, se non le farneticazioni di una “pace giusta”, il che significherebbe il ritorno alla condizione ante guerra.
Il che sembrerebbe più un sogno che una condizione di pace, da chi tra l’altro, la guerra la sta perdendo.
Il riarmo europeo potrebbe finire per alimentare la convinzione russa di trovarsi davanti a una minaccia esistenziale, fino a rendere plausibile, nella peggiore delle ipotesi, uno scenario di attacco preventivo.
È necessario dirlo con chiarezza: l’ipotesi di un attacco nucleare russo preventivo contro l’Europa non è un fatto accertato, ma uno scenario estremo, che i pazzi furiosi di Bruxelles dovrebbero comunque tenere conto.
Perché se si parla di attacco preventivo, si parla di armi nucleari.
La Russia attaccherebber con forza sia per ammonire che per scoraggiare l’Europa.
Gli attacchi si concentrerebbero sulla Polonia, la Germania e ovviamente il Regno Unito.
Liquidare questa ipotesi estrema con slogan propagandistici e di circostanza è da irresponsabili in malafede.
Perché fare quello che fa l’Europa, e cioè spingere la logica dell’escalation, aumenta notevolmente il rischio qualcuno commetta un errore irreparabile .
Bruxelles e le principali capitali europee sembrano avere una sola risposta: ancora armi, ancora deterrenza, ancora sanzioni.
La diplomazia viene evocata nei comunicati ufficiali, ma raramente trasformata in una vera iniziativa capace di modificare il corso degli eventi.
Nel frattempo l’Ucraina perde pezzi della propria industria, la Russia intensifica gli attacchi e l’Europa prepara nuovi programmi di riarmo.
E poi ci si stupisce se il rischio di una guerra più grande aumenta.
Questa non è una strategia di pace.
È una strategia di gestione permanente della guerra, unica via per la sopravvivenza del globalismo.
Il problema è che con una potenza nucleare come la Russia non si può giocare all’infinito al rialzo.
E l’Unione Europea sta trasformando la sconfitta dell’Ucraina in un rischio di guerra europea.
E mentre a Bruxelles si fanno proclami sulla sicurezza del continente, a Zaporizhzhia i missili colpiscono le acciaierie.
La differenza è tutta qui: loro parlano di scenari. La gente, sul terreno, li vive.
E il popolo europeo, che vuole la pace e non si è mai sentito minacciato dalla Russia, sta rischiando la guerra in casa.



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