L'Italia Quotidiano

Draghi Visconte Cobram

Giulio Saraceni

In questa rovente estate, mentre l’Italia segue il ritorno in campo di Sinner e Alcaraz, un altro possibile ritorno comincia a circolare nei retroscena della politica. È il ritorno di Mario Draghi.

Non necessariamente, almeno per ora, quello di un nuovo governo. Piuttosto, il ritorno di una figura che sembrava destinata a rimanere nei libri di storia recente e che invece continua, con una certa ostinazione, a riapparire ogni volta che il quadro politico europeo si fa più complicato.

Draghi non ha mai veramente smesso di parlare. Nel 2026 ha rilanciato con forza la sua idea di un’Europa capace di diventare una potenza, insistendo sul cosiddetto «federalismo pragmatico» e sulla necessità di reagire a un ordine internazionale sempre più instabile. A maggio, nel discorso per il Premio Carlo Magno, è tornato a mettere in guardia l’Europa dalla sua fragilità economica e strategica. (Fortune Italia⁠)

Ma in Italia la questione è un’altra: può tornare Draghi?

La domanda, più che una previsione, è ormai una categoria della politica italiana. Quando i partiti litigano, quando le maggioranze traballano, quando Bruxelles guarda Roma con crescente attenzione, da qualche parte ricompare il suo nome. È il fantasma del «whatever it takes», la figura del tecnico che arriva quando la situazione sembra richiedere qualcuno disposto a prendere decisioni impopolari.

Ed è qui che nasce il nostro Draghi Visconte Cobram.

Immaginiamolo non sul Quirinale, non a Palazzo Chigi, ma all’ingresso della Megaditta Italia. Completo scuro, passo lento, espressione impassibile. I ministri corrono da una stanza all’altra, i partiti discutono, i giornali titolano, i mercati osservano.

Lui entra.

Silenzio.

«Bene. Qual è il problema?»

Gli spiegano il problema.

Draghi ascolta.

«Capisco.»

Pausa.

«E perché non avete ancora fatto quello che bisogna fare?»

A quel punto parte la Coppa Cobram della politica italiana: una corsa folle tra debito pubblico, produttività, pensioni, energia, difesa europea, burocrazia e crescita. Nessuno sa bene dove sia il traguardo, ma tutti sanno che il tempo è scaduto.

La caricatura funziona perché dietro la battuta c’è qualcosa di molto serio. Draghi continua a essere considerato, dentro e fuori dall’Italia, una figura associata alle situazioni di emergenza e alle grandi decisioni. E il suo ritorno nel dibattito non nasce soltanto dalla nostalgia per il suo governo: nasce dal fatto che molte delle questioni che aveva indicato come decisive — competitività europea, investimenti, energia, difesa, tecnologia — sono diventate ancora più urgenti. (The Watcher Post⁠)

Naturalmente, tra tornare nel dibattito e tornare al governo c’è un abisso.

Draghi potrebbe essere tornato politicamente senza avere alcuna intenzione di tornare a Palazzo Chigi. E forse è proprio questa la sua forza: non deve necessariamente candidarsi, fondare un partito o chiedere voti. Gli basta parlare perché il suo nome torni a circolare.

È una specie di legge della fisica politica italiana: più Draghi cerca di stare fuori dalla politica italiana, più la politica italiana finisce per parlare di Draghi.

E così, nell’estate dei grandi ritorni, mentre Sinner e Alcaraz si contendono il futuro del tennis, sullo sfondo si aggira un altro campione.

Non impugna una racchetta.

Tiene in mano una cartella.

E sulla porta della Megaditta, qualcuno ha già appeso il cartello:

«Il Visconte Cobram è tornato. Tutti in bicicletta.»


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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