La Redazione
Lo sapevano.
Lo avevano attenzionato.
Lo avevano monitorato.
E poi lo hanno lasciato libero di colpire.
L’attentatore di Modena, El Koudri, non era un “lupo solitario”.
Non era un folle improvviso.
Era un soggetto già noto.
Già segnalato.
Già attenzionato dagli apparati.
Ma è stato scambiato per un “caso umano”, per un disagiato, per un pazzo isolato.
E questa “errata interpretazione comportamentale”, come la chiamano con linguaggio burocratico gli operativi che seguirono il caso, è costata sangue.
È sempre la stessa storia.
È il copione che ci propinano da 10 anni.
Ogni volta che un islamico grida Allah Akbar e sgozza, accoltella, investe, brucia, la narrazione è identica: “lupo solitario”, “squilibrato”, “fragilità psichica”, “disagio sociale”.
Mai terrorismo.
Mai islam radicale.
Mai rete.
Mai pericolo reale.
Sui segnali d’allarme ha prevalso la narrazione del “folle isolato”.
Ed è questo il vero pericolo.
Non è El Koudri il vero pericolo.
El Koudri è solo l’esecutore.
Il vero pericolo è chi lo ha coperto con la narrazione buonista.
Chi ha detto “non è pericoloso”.
Chi ha preferito chiudere un occhio per non essere tacciato di islamofobia.
Perché in Italia oggi è più grave dire che un islamista è pericoloso che lasciare un islamista libero di colpire.
Ci hanno raccontato che il terrorismo islamico non esiste, che sono tutti lupi solitari.
Ma i lupi solitari non esistono.
Esiste l’ideologia.
Esiste la moschea dove si radicalizzano.
Esiste il web dove si armano.
Esiste il quartiere dove vengono protetti.
El Koudri era attenzionato.
Come Anis Amri prima di Berlino.
Come Abdeslam prima di Parigi.
Come tutti gli altri.
Tutti attenzionati.
Tutti lasciati liberi.
Tutti poi diventati “lupi solitari” dopo la strage.
Quante volte ancora dobbiamo sentire questa favola?
A Modena poteva essere una strage.
La prossima volta andrà peggio, perché la rete di protezione buonista continua a funzionare: se segnali un islamico, sei razzista.
Se lo attenzioni troppo, sei islamofobo.
Se lo espelli, interviene la magistratura di sinistra.
E così restano qui.
A spasso.
Fino al giorno in cui colpiscono.
E dopo che hanno colpito, arriva il comunicato:
“Era un lupo solitario, un malato psicologico, non c’entra niente con l’Islam”.
Basta.
Questa narrazione è complice.
Bisogna chiamare le cose con il loro nome: non sono lupi solitari, sono soldati della jihad. Non sono disagio sociale, sono terrorismo islamico.
E chi sbaglia “interpretazione comportamentale” su un soggetto attenzionato non deve fare una velina anonima, deve pagare.
Deve rispondere davanti agli italiani del perché un soggetto pericoloso era libero di girare a Modena.
Perché il prossimo El Koudri è già attenzionato.
Ed è già libero.





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