Riccardo Bianchi
L’Emilia-Romagna è la terza Regione italiana, dopo Toscana e Sardegna, ad approvare una legge che disciplina le procedure per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, in attuazione dei principi indicati dalla Corte costituzionale e in assenza di una disciplina nazionale organica… Il provvedimento è stato approvato dalla maggioranza regionale, mentre le opposizioni hanno votato contro.
Al di là del confronto giuridico e politico, la decisione apre una domanda più profonda: quale idea di uomo e quale idea di società stiamo costruendo?
La cultura italiana è per tradizione cattolica. Questa ha contribuito a plasmare il nostro Paese. La risposta alla sofferenza non è l’abbandono della persona, ma l’accompagnamento, la cura, la vicinanza e lo sviluppo delle cure palliative.
La Chiesa cattolica ha più volte ribadito che la vita umana conserva la propria dignità in ogni fase dell’esistenza, anche quando è segnata dalla malattia, dalla disabilità o dalla dipendenza. Da questa prospettiva, il valore della persona non dipende dalla sua autonomia o dalla sua efficienza, ma dal semplice fatto di essere persona.
Anche sul piano civile il tema divide profondamente. I sostenitori della legge ritengono che essa dia attuazione ai principi fissati dalla Corte costituzionale e garantisca procedure uniformi e trasparenti in casi eccezionali. Noi invece, denunciamo con forza che questa pessima decisione affermi progressivamente un diverso paradigma culturale, nel quale il sistema pubblico non si limita più a curare e alleviare la sofferenza, ma disciplina anche il percorso che conduce alla morte volontaria.
È una discussione che attraversa non soltanto il diritto, ma la coscienza collettiva.
Una comunità si misura anche da come guarda ai suoi membri più fragili: gli anziani, i malati, le persone non autosufficienti. La domanda non è soltanto quali diritti riconoscere, ma quale messaggio culturale trasmettere a chi vive condizioni di estrema vulnerabilità.
La risposta non può essere la rinuncia alla cura, bensì un investimento ancora maggiore nell’assistenza domiciliare, negli hospice, nelle cure palliative, nel sostegno alle famiglie e nella lotta contro la solitudine.
Il dibattito è destinato a proseguire, anche perché il Parlamento non ha ancora approvato una disciplina nazionale sul fine vita. Proprio per questo, la scelta dell’Emilia-Romagna segna un passaggio che va oltre i confini regionali e continua a interrogare il Paese su uno dei temi più delicati e divisivi del nostro tempo.
Sta di fatto che questo genere dei leggi sinistre sono sempre e solo frutto del liberismo, globalismo e, guarda caso…, comunismo!





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