L'Italia Quotidiano

Entri in ospedale per guarire. A volte ne esci con un’infezione che può cambiarti la vita

Riccardo Bianchi

Quando si entra in ospedale si affida la propria salute a medici, infermieri e strutture sanitarie. È un patto di fiducia che rappresenta uno dei pilastri del Servizio sanitario nazionale.

Eppure esiste un rischio di cui si parla ancora troppo poco: le infezioni correlate all’assistenza (ICA), cioè quelle infezioni che un paziente contrae durante il ricovero o nel corso delle cure e che non erano presenti al momento dell’ingresso.

Non si tratta di episodi isolati.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia la prevalenza delle ICA nei pazienti ricoverati negli ospedali per acuti è pari a circa l’8%, con centinaia di migliaia di casi ogni anno. Le infezioni più frequenti interessano l’apparato respiratorio, il sangue, le vie urinarie e le ferite chirurgiche. 

Il problema diventa ancora più grave quando entrano in gioco batteri resistenti agli antibiotici.

Il Ministero della Salute ricorda che alcuni enterobatteri resistenti ai carbapenemi, antibiotici di ultima linea, possono provocare infezioni molto difficili da trattare, soprattutto nei pazienti più fragili, come quelli ricoverati in terapia intensiva, sottoposti a interventi chirurgici o portatori di cateteri e altri dispositivi invasivi. 

Naturalmente, non tutte le infezioni sono evitabili.

Ogni ospedale cura persone già gravemente malate e alcune infezioni possono insorgere nonostante il rispetto delle procedure. Proprio per questo motivo le strutture sanitarie adottano protocolli rigorosi di prevenzione, sorveglianza e controllo.

Ma quando tali procedure non vengono rispettate e il paziente subisce un danno evitabile, possono sorgere profili di responsabilità. Negli ultimi anni diversi tribunali hanno riconosciuto risarcimenti in favore di pazienti che hanno dimostrato un nesso tra l’infezione contratta e carenze organizzative o assistenziali della struttura.

La prevenzione resta l’arma più efficace.

L’igiene delle mani, indicata dal Ministero della Salute come una delle misure più semplici ed efficaci, può ridurre in modo significativo il rischio di trasmissione delle infezioni. Accanto a questa sono fondamentali la corretta sterilizzazione degli strumenti, l’uso appropriato degli antibiotici, il controllo delle infezioni nei reparti e il monitoraggio continuo dei casi. 

La domanda che molti cittadini si pongono è inevitabile.

In una sanità che affronta carenze di personale, pronto soccorso sovraffollati e una crescente pressione assistenziale, si riesce sempre a garantire il massimo livello di prevenzione?

La fiducia dei pazienti si costruisce anche attraverso la trasparenza. Informare sui rischi, investire nella prevenzione e rendere pubblici i risultati dei programmi di controllo delle infezioni significa rafforzare la sicurezza delle cure, non indebolire il sistema sanitario.

Perché chi entra in ospedale accetta i rischi inevitabili della malattia. Quello che nessuno dovrebbe accettare è che un’infezione prevenibile diventi il prezzo da pagare per essere curato.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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