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Ferragosto è la festa della Madonna: Roma alza gli occhi al cielo

Riccardo Bianchi

Per molti italiani Ferragosto significa ferie, mare, città vuote, pranzi all’aperto e partenze. Eppure dietro quel 15 agosto esiste una storia molto più antica e, soprattutto a Roma, straordinariamente più profonda. È una storia nella quale si incontrano l’Impero e il cristianesimo, la liturgia e la devozione popolare, le basiliche romane e le processioni notturne, la storia documentata e quelle leggende che per secoli hanno contribuito a costruire l’immaginario religioso della città.

Per la Chiesa cattolica il 15 agosto è innanzitutto la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Non una generica “festa della Madonna”, ma la celebrazione di uno dei grandi misteri mariani: Maria, terminato il corso della propria vita terrena, è stata assunta alla gloria celeste in anima e corpo.

Ed è proprio da Roma che conviene partire per capire quanto questa festa appartenga alla nostra storia.

Prima della Madonna c’era Augusto

Il termine Ferragosto conserva ancora oggi un’impronta inequivocabilmente romana. Deriva dalle Feriae Augusti, il periodo di riposo legato all’imperatore Augusto e istituito nel 18 avanti Cristo nel contesto delle festività che accompagnavano la conclusione dei grandi lavori agricoli.

Era il tempo del riposo dopo la fatica, delle celebrazioni e della sospensione delle attività. Anche gli animali utilizzati nei lavori agricoli venivano adornati e lasciati riposare.

Ma bisogna evitare una ricostruzione troppo comoda: non è storicamente corretto sostenere semplicemente che Augusto inventò il Ferragosto del 15 agosto e che successivamente la Chiesa lo trasformò nella festa della Madonna.

La storia è più complessa.

Le Feriae Augusti appartenevano al calendario romano; la celebrazione cristiana dell’Assunzione maturò invece attraverso un percorso proprio, proveniente dalla tradizione cristiana orientale e affermatosi progressivamente anche nell’Occidente latino.

È l’incontro successivo tra queste tradizioni ad avere prodotto quella stratificazione culturale straordinaria che ancora oggi chiamiamo Ferragosto.

La Dormizione di Maria

Le origini della festa cristiana vanno cercate nei primi secoli.

I Vangeli canonici non raccontano gli ultimi giorni della vita terrena della Vergine. Intorno alla sua sorte finale si svilupparono però molto presto tradizioni e testi apocrifi. In Oriente prese forma la celebrazione della Dormizione della Theotokos, la Dormizione della Madre di Dio.

La parola è bellissima: dormizione.

Esprime l’idea cristiana della morte come passaggio e non come annientamento.

Secondo la tradizione orientale, giunto il momento della fine della vita terrena di Maria, gli Apostoli furono prodigiosamente riuniti intorno a lei. Maria si addormentò nella morte e Cristo accolse la sua anima; il suo corpo non conobbe poi la corruzione del sepolcro.

Qui entriamo nel territorio nel quale fede, tradizione e narrazione devozionale devono essere distinti con precisione. I particolari del racconto non costituiscono tutti dogma cattolico. Appartengono a una tradizione antichissima che ha alimentato iconografia, liturgia e devozione.

Ciò che la Chiesa cattolica afferma dogmaticamente è il punto essenziale.

Il 1° novembre 1950 Pio XII, con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus, definì solennemente che «l’Immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».

La formulazione è attentissima. Non stabilisce dogmaticamente se Maria sia morta oppure sia passata direttamente dalla vita terrena alla gloria celeste.

Il cuore della fede è un altro: Maria è nella gloria di Dio con tutta la propria persona, anima e corpo.

Quando la festa arrivò a Roma

La celebrazione della Dormizione era già presente nell’Oriente cristiano quando raggiunse Roma nell’Alto Medioevo. Nel VII secolo la festa mariana del 15 agosto era ormai inserita nella vita liturgica romana, e sotto papa Sergio I, pontefice dal 687 al 701 e di origine siriaca, troviamo testimonianza delle processioni associate alle grandi feste mariane.

Roma fece però ciò che Roma ha fatto innumerevoli volte nella propria storia: prese una celebrazione e la trasformò anche in rito urbano.

La fede usciva dalle chiese e attraversava fisicamente la città.

Uno dei grandi protagonisti di questa tradizione era l’immagine acheropita del Salvatore conservata nel Sancta Sanctorum del complesso lateranense.

“Acheropita” significa letteralmente non fatta da mano d’uomo.

E qui storia e leggenda romana cominciano magnificamente a intrecciarsi.

L’immagine che nessun uomo avrebbe dipinto

Secondo un’antichissima tradizione, l’immagine del Salvatore sarebbe stata iniziata da san Luca e completata miracolosamente.

Naturalmente non possiamo presentare questo racconto come un fatto storicamente dimostrato. È una tradizione devozionale. Ma proprio per questo è importante: racconta ciò che generazioni di romani credevano, veneravano e tramandavano.

Nella notte dell’Assunta l’immagine del Cristo veniva portata in processione dal Laterano.

Il corteo attraversava Roma, accompagnato dal clero e dal popolo, dirigendosi verso la grande basilica mariana della città, Basilica di Santa Maria Maggiore.

Il significato simbolico era potentissimo.

Cristo andava incontro a sua Madre.

La città diventava il teatro terreno dell’incontro celeste celebrato dalla liturgia.

Non era una manifestazione riservata a teologi e sacerdoti. Era religione popolare nel significato più autentico del termine: il Papa, il clero, le confraternite e il popolo percorrevano le strade della città trasformando Roma stessa in una gigantesca chiesa a cielo aperto.

Santa Maria Maggiore, il cuore mariano di Roma

Non è casuale che il percorso conducesse verso Santa Maria Maggiore.

La basilica liberiana rappresenta da oltre quindici secoli uno dei grandi centri della devozione mariana occidentale. La sua storia è a sua volta avvolta da uno dei racconti più celebri della Roma cristiana.

È il miracolo della neve.

Secondo la tradizione, nella notte tra il 4 e il 5 agosto del IV secolo la Madonna apparve in sogno a papa Liberio e a una coppia di nobili romani, indicando che avrebbe mostrato miracolosamente il luogo nel quale costruire una chiesa in suo onore.

Era agosto.

Eppure sull’Esquilino sarebbe caduta la neve.

Il Papa avrebbe quindi tracciato sulla neve il perimetro della futura basilica.

Anche qui bisogna distinguere storia e tradizione: la leggenda della nevicata miracolosa è documentata molti secoli dopo gli eventi cui viene riferita. L’attuale basilica fu edificata nel V secolo, sotto Sisto III, dopo il Concilio di Efeso del 431 che aveva solennemente riconosciuto Maria come Theotokos, Madre di Dio.

Ma la leggenda è diventata parte integrante della memoria romana. Ancora oggi, ogni 5 agosto, la tradizione della neve viene rievocata a Santa Maria Maggiore.

E soltanto dieci giorni dopo arriva l’Assunta.

Perché proprio il corpo di Maria?

Qui si trova forse il significato più rivoluzionario della festa.

Il cattolicesimo non insegna che l’uomo debba liberarsi definitivamente del corpo per diventare puro spirito. Nel Credo professiamo qualcosa di molto più impegnativo: «Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà».

L’uomo è corpo e anima.

Il corpo possiede quindi una dignità enorme.

Maria assunta in cielo rappresenta l’anticipazione della sorte alla quale, secondo la fede cristiana, è chiamata l’umanità redenta.

Per questo l’Assunzione non è una favola sentimentale sulla Madonna che “sale in cielo”. Contiene una precisa antropologia cristiana: la materia non è disprezzata, il corpo non è un oggetto e la persona non può essere ridotta alla propria utilità economica, alla salute o all’efficienza.

Ed è difficile non vedere quanto questo messaggio sia attuale.

La Madonna dei romani

C’è poi una dimensione che nessun trattato teologico riesce completamente a raccontare: il rapporto popolare fra Roma e Maria.

Basta camminare guardando i muri.

Le Madonnelle romane, le piccole edicole mariane collocate agli angoli dei palazzi e delle strade, sono ancora disseminate nella città. Alcune sono opere raffinate, altre semplicissime. Per secoli davanti a quelle immagini sono state accese lampade, recitate preghiere, chieste grazie e affidate famiglie.

Roma è la città degli Apostoli Pietro e Paolo, la sede del successore di Pietro, ma è anche una città profondamente mariana.

La Madonna è entrata nel linguaggio religioso quotidiano del popolo molto più di quanto possa suggerire la monumentalità delle grandi basiliche.

E il Ferragosto romano rappresentava perfettamente questa unione tra fede universale e tradizione popolare.

Dall’Impero alla Roma cristiana

Qui emerge un fatto culturale affascinante.

La stessa città che aveva conosciuto le Feriae Augusti dell’Impero arrivò, secoli dopo, a percorrere le proprie strade dietro l’immagine di Cristo per celebrare Maria Assunta.

Non significa che una festa sia semplicemente diventata l’altra.

Significa qualcosa di storicamente più interessante: Roma ha accumulato civiltà senza cancellare completamente ciò che l’aveva preceduta.

Il nome Ferragosto porta ancora Augusto dentro il nostro vocabolario. Il 15 agosto porta invece nel calendario cattolico l’Assunzione.

Roma antica e Roma cristiana continuano così, perfino inconsapevolmente, a convivere nella stessa giornata.

Il Ferragosto che abbiamo dimenticato

Oggi chiedere a qualcuno cosa significhi Ferragosto produce risposte prevedibili: vacanze, mare, grigliata, ferie.

Non c’è nulla di male nel festeggiare.

Il problema nasce quando rimane la festa e scompare completamente la memoria.

Perché il 15 agosto italiano non nasce come una generica “festa d’estate” contemporanea. Dietro quella data ci sono Augusto e la Roma imperiale, l’antica festa cristiana della Dormizione, il culto dell’Assunta, i papi medievali, il Laterano, Santa Maria Maggiore, le processioni, le Madonnelle, le confraternite e generazioni di famiglie che consideravano naturale dedicare quel giorno alla Vergine.

Si può credere oppure non credere. Ma cancellare questa storia significa non comprendere neppure una parte della nostra cultura.

Domani Roma probabilmente sarà più silenziosa. Molti romani saranno al mare, qualcuno accenderà il barbecue, altri partiranno per qualche giorno.

Ma le campane continueranno a ricordare qualcosa che viene da molto più lontano.

Il 15 agosto, prima di essere il giorno delle nostre vacanze, per la Roma cristiana è il giorno dell’Assunta. E conoscere questa storia significa conoscere un pezzo di noi.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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