L'Italia Quotidiano

Francia, i vescovi non arretrano:”Con l’eutanasia una frattura morale”Una lezione per la Chiesa italiana

Ramona Castellino

Dopo il via libera dell’Assemblea nazionale alla legge eutanasica, l’episcopato francese alza la voce: condanna senza ambiguità, richiamo alla dottrina e persino il monito ai parlamentari cattolici favorevoli alla legge.

Un atteggiamento che riapre il confronto con la linea “più prudente” adottata dalla CEI sul suicidio assistito.

La Chiesa di Francia infatti ha scelto la chiarezza.

Di fronte all’approvazione della legge che introduce l’eutanasia nell’ordinamento francese, i vescovi non hanno adottato il linguaggio della mediazione, né quello del compromesso istituzionale.

Hanno parlato il linguaggio della Verità, definendo senza esitazioni il voto del Parlamento una “grave frattura nella storia del Paese”.

Nel comunicato diffuso dalla Conferenza episcopale francese, guidata dal cardinale Jean-Marc Aveline, si denuncia una scelta che rompe con la tradizione della medicina orientata a curare e accompagnare il malato fino alla morte naturale, sostituendola con la possibilità legale di provocare deliberatamente la morte.

Secondo i vescovi francesi, le conseguenze non saranno soltanto giuridiche.

A essere colpito sarà il tessuto stesso della società: il rapporto con la sofferenza, la fiducia tra pazienti e operatori sanitari, la solidarietà verso i più fragili e la tutela delle persone vulnerabili, che potrebbero sentirsi indotte a considerare la morte come una soluzione.

L’opposizione dell’episcopato francese non si limita a una valutazione etica o sociale.

Essa affonda le proprie radici nella fede cristiana.

Per questo motivo molti vescovi hanno affrontato la questione direttamente durante la celebrazione dell’Eucaristia, richiamando il Vangelo della vita e la responsabilità dei cattolici nella vita pubblica.

Non sono mancati richiami espliciti alla coerenza tra fede e azione politica.

In alcune diocesi è stato inoltre ricordato che un parlamentare cattolico che sostenga consapevolmente una legge favorevole all’eutanasia, si pone in una situazione di grave contrasto con l’insegnamento della Chiesa, fino a non poter accedere alla Santa Comunione senza una previa riconciliazione.

Una presa di posizione che manifesta la convinzione che la carità pastorale non possa essere separata dalla verità morale.

Il contrasto con quanto avvenuto in Italia appare evidente.

Nel dibattito sul suicidio assistito, la Conferenza Episcopale Italiana ha privilegiato il richiamo al “confronto parlamentare” e alla ricerca di una disciplina legislativa nel quadro delineato dalla Corte costituzionale.

Un approccio che, pur ribadendo il valore della vita umana, è stato nettamente meno incisivo sul piano della testimonianza pubblica.

La differenza di impostazione emerge soprattutto nel linguaggio.

Mentre i vescovi francesi parlano apertamente di legge ingiusta e di rottura morale, in Italia il dibattito ecclesiale si è spesso concentrato sulle modalità del confronto democratico, suscitando la necessità di una proclamazione più esplicita dei principi non negoziabili.

L’esperienza francese, ricorda che la missione della Chiesa non consiste nell’assecondare gli orientamenti culturali del tempo, ma nell’annunciare integralmente il Vangelo anche quando esso risulta scomodo.

Di fronte a una legislazione che attribuisce allo Stato il potere di autorizzare la soppressione deliberata della vita innocente, la testimonianza ecclesiale è chiamata a essere limpida, senza ambiguità né compromessi.

La fermezza mostrata dall’episcopato francese, rappresenta oggi un richiamo a riscoprire una presenza pubblica capace di unire carità e verità, misericordia e fedeltà al Magistero, nella convinzione che la difesa della vita umana dal concepimento alla morte naturale costituisca uno dei cardini irrinunciabili della testimonianza cristiana.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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