La Redazione
La Germania non è più quella che ci hanno raccontato.
La diga è crollata.
Un terremoto politico di proporzioni storiche scuote Berlino: secondo gli ultimi rilevamenti nazionali, Alternative für Deutschland (AfD) vola al 30% e diventa il primo partito di Germania.
Un sorpasso clamoroso, mai avvenuto nella storia della Repubblica Federale.
Allo stesso tempo, la CDU/CSU del Cancelliere Friedrich Merz sprofonda al 18%, il dato più basso mai registrato.
In alcuni sondaggi è data al 20%, ma la sostanza non cambia: il partito che ha governato la Germania per decenni è stato dimezzato.
È la fine di un’epoca.
È la certificazione del fallimento del modello europeista, atlantista e immigrazionista che ha distrutto la locomotiva d’Europa.
Il dato più brutale riguarda proprio Friedrich Merz, l’uomo che doveva essere il “salvatore” dei moderati.
Secondo l’ultimo sondaggio sulla leadership, l’88% degli elettori tedeschi rifiuta la sua guida.
Solo il 10% lo approva. Un record negativo che lo rende il Cancelliere più impopolare della storia tedesca recente.
Merz aveva promesso di fermare l’AfD inseguendola sui temi della sicurezza.
Ha fatto l’opposto: ha continuato la linea Merkel.
Porte aperte, green deal che ha messo in ginocchio Volkswagen, BMW e Mercedes, bollette alle stelle per le sanzioni suicide contro la Russia, sudditanza totale a Washington e a Bruxelles.
Il risultato?
Tre sconfitte regionali catastrofiche in fila: Meclemburgo-Pomerania Occidentale, Berlino e Sassonia-Anhalt. In Sassonia-Anhalt l’AfD ha conquistato 39 seggi e la CDU, prigioniera del “cordone sanitario” antifascista, è costretta a stare all’opposizione pur di non parlare con il primo partito.
Una farsa che i tedeschi non perdonano più.
La stampa di regime italiana parlerà di “voto di protesta”.
È una bugia.
Il voto ad AfD non è protesta.
È un voto identitario, esistenziale.
I tedeschi votano AfD perché AfD è l’unico partito che dice le cose che il popolo vive ogni giorno:
Dallo stop all’immigrazione e Remigrazione subito. Basta con i maranza che devastano anche le città tedesche, come a Pordenone.
Al basta con il green deal.
I tedeschi rivogliono le loro industrie, le auto a diesel.
Alla fine del sostegno alla guerra in Ucraina. Riaprire al gas russo, come ha proposto Putin al Valdai: “Siamo pronti a dialogare senza condizioni”.
Alla fine di una l’UE matrigna, che commissaria le case, i risparmi e i balneari.
Esattamente le stesse battaglie che i partiti Sovranisti chiedono in tutti gli stati d’Europa.
Due giorni fa Putin lo aveva profetizzato al Valdai, rispondendo a un giornalista italiano: “Ma non serve contribuire alla loro disgregazione, si disgregheranno da soli”.
La Germania è la prova vivente.
L’Unione Europea non crollerà per un’invasione esterna.
Crollerà perché i popoli europei, uno dopo l’altro, stanno votando per uscirne.
Prima la Francia con le rivolte etniche che dimostrano il fallimento dell’integrazione.
Ora la Germania con il voto sovranista.
Il cordone sanitario è morto.
L’AfD al 30% non si può più ignorare.
O la CDU tradirà i suoi elettori alleandosi con la sinistra per fermare AfD, o dovrà inchinarsi e trattare con i sovranisti.
In entrambi i casi, la Germania che conoscevamo è finita.
E con lei, l’Unione Europea a trazione franco-tedesca.
La rivoluzione sovranista è iniziata.
E parte da Berlino.





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