La Redazione
Se n’è andato a 93 anni, molto probabilmente per i postumi d’una frattura al femore patita la scorsa primavera, Giorgio Bracardi, formidabile comico che ha letteralmente segnato un’epoca nella radio italiana con la celebre trasmissione “Alto Gradimento” condotta da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, ma che ha saputo essere anche attore, musicista, compositore e doppiatore; a testimonianza del fatto che, oltre alla radio, Bracardi è stato volto (e voce) noti anche nel cinema, nella televisione e persino nella pubblicità.
Bracardi con la sua comicità irriverente, folle, sguaiata ma comunque geniale, ha fatto ridere a crepapelle milioni d’italiani, ma non illudiamoci… nei tanti articoli che intenderebbero ricordarlo (praticamente lo spudorato copia-incolla l’uno dell’altro), i giornalari del mainstream non dimenticano certo di citare il suo personaggio forse più riuscito, ovvero il gerarca fascista Ermanno Catenacci; figura paradossale che Repubblica, in un articoletto buttato giu’ alla come viene… viene, si affetta a definire “precursore dei tempi” (giocando evidentemente nell’assonanza di nome del personaggio bracardiano con quello del Generale Vannacci).
Già perché per questi intellettuali di regime quello di Catenacci era una parodia del tipico nostalgico mussoliniano, omettendo però di ricordare che tra i personaggi di Bracardi c’era anche quello del Professor Aurelio Ovidio Marcellini, che nostalgico era invece del Risorgimento anche se dotato della medesima “carica reazionaria” e d’un palese disprezzo verso i politici italiani, e questo dice qualcosa sul fatto che lo stesso Bracardi, nel suo più intimo essere nonché nel modo di vedere la politica, fosse più che in sintonia con personaggi connotati da caratteri così “intolleranti” verso l’Italia odierna.
Nessuno sa quali fossero le reali simpatie politiche di questo poliedrico artista capitolino, certo e’ che lui il Ventennio lo aveva realmente vissuto perlomeno da bambino, e molto del resto devono averglielo raccontato i genitori (anch’essi artisti).
Un sospetto certo, una pura suggestione, ma qualcosa ci dice che in Rai qualcuno dev’essersi un giorno accorto che Catenacci e Marcellini forse non erano soltanto semplice satira della società degli anni 70’, 80’ e 90’, forse suscitavano “simpatie reazionarie” inaspettate, che quella volta dalla Carra’ Bracardi/Catenacci non doveva intonare “Faccetta Nera” con la sua fisarmonica, e che magari quelle bretelle rosse sulla camicia rigorosamente nera del gerarca romagnolo avevano un recondito significato ma che sinora gli era sfuggito… ah, dannato Bracardi…
Così Giorgio Bracardi esce definitivamente dall’orbita della tv di Stato alla fine degli anni ‘80 per non farci mai più ritorno (salvo qualche spezzone), forse da prima vittima di quel “politically correct” che poi ne farà molte altre.
Lo stesso “politically correct” che – oggi come oggi – giammai potrebbe riproporre quel tipo di comicità e quel tipo di personaggi, completamente fuori e comunque non imbrigliabili dentro certi recinti del sistema-spettacolo nostrano che ha chiari indirizzo e matrice globalisti.
Qualcuno ora lo spieghi a certi pennivendoli che si spacciano per intellettuali depositari d’ogni verità, senza però riuscire a vedere un palmo oltre le convinzioni loro e del regime che ancora li foraggia.





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