Ramona Castellino
Mentre l’Europa continua a trasformare la soppressione del concepito in un presunto “diritto”, dal piccolo Principato del Liechtenstein arriva una lezione di coraggio politico e di fedeltà alla legge morale.
Il principe ereditario Alois annuncia che, se il referendum abortista dovesse passare, eserciterà il veto.
Perché la vita innocente non può essere messa ai voti.
C’è ancora un angolo d’Europa in cui chi governa ricorda che il potere non consiste nell’assecondare ogni richiesta della maggioranza, ma nel custodire il bene comune.
È il Liechtenstein, dove il principe ereditario e reggente Alois ha dichiarato senza esitazioni che impedirà l’entrata in vigore di qualsiasi legge destinata a liberalizzare l’aborto.
La sinistra di Freie Liste e le organizzazioni femministe hanno raccolto le firme necessarie per chiedere un referendum che introduca l’aborto libero entro la dodicesima settimana di gravidanza, accompagnato dalla copertura assicurativa e da una più ampia diffusione di informazioni favorevoli all’interruzione della gravidanza.
Una deriva morale globalista che, ancora una volta, viene presentata come ampliamento dei diritti, ma che nella sostanza cancella il diritto più fondamentale di tutti: quello alla vita del bambino concepito.
Il principe Alois ha già chiarito quale sarà la sua risposta.
Se il referendum dovesse essere approvato, userà il potere di veto attribuitogli dalla Costituzione.
Una decisione motivata dalla convinzione che la proposta non garantisca un’adeguata tutela della vita umana, bene giuridico primario e fondamento di ogni altro diritto.
Non è la prima volta che la monarchia del Liechtenstein si oppone alla cultura della morte.
Già nel 2011 gli elettori respinsero un tentativo di liberalizzare l’aborto.
L’anno successivo gli stessi promotori cercarono di eliminare il potere di veto del principe, ritenendolo il principale ostacolo ai loro progetti.
Ma il popolo rispose con una sonora bocciatura, confermando la fiducia in un’istituzione che continua a rappresentare un argine contro le derive ideologiche del tempo.
In un continente dove governi e parlamenti sembrano ormai gareggiare nell’estendere sempre più le pratiche abortive, la figura di Alois appare quasi anacronistica.
E proprio per questo preziosa.
Egli ricorda che esistono princìpi indisponibili, che nessuna maggioranza può cancellare e che nessuna legge può trasformare il male in bene.
La democrazia è uno strumento prezioso, ma non è un assoluto.
Se tutto diventasse oggetto di voto, anche la dignità della persona finirebbe per dipendere dal consenso del momento.
La storia insegna che i diritti fondamentali non vengono creati dalle urne: esse possono riconoscerli oppure negarli, ma non cambiarne la natura.
Per questo il gesto del principe Alois assume un significato che supera i confini del piccolo Principato.
In un’Europa sempre più segnata dal relativismo e dall’individualismo, egli testimonia che l’autorità politica conserva un dovere preciso: proteggere chi non può difendersi.
Il bambino nel grembo materno è il più indifeso tra gli esseri umani.
Difenderne la vita significa riconoscere il valore universale della dignità umana.
Forse il Liechtenstein è uno Stato minuscolo sulle carte geografiche.
Ma oggi offre all’Europa una lezione gigantesca: servono governanti che abbiano il coraggio di dire dei “no” quando è in gioco la vita degli innocenti.
Perché il vero progresso non consiste nell’eliminare chi è più debole, bensì nel proteggerlo.
In tempi in cui tanti leader inseguono il consenso, Alois ricorda che esiste una forma più alta di responsabilità: quella davanti alla coscienza e alla legge morale.
È questa la cifra della vera regalità.
È questa la differenza tra chi esercita il potere e chi, invece, ne è semplicemente amministratore.




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