Ramona Castellino
La storia, quando non serve più agli interessi del pensiero unico dominante, viene riscritta.
In Occidente la memoria della Cristianità è stata progressivamente deformata, piegata e mistificata fino a trasformare le vittime in carnefici e gli aggressori in vittime.
Il bersaglio finale di questa operazione culturale è sempre lo stesso: la Chiesa di Roma, baluardo della civiltà cristiana e ultimo ostacolo a un progetto globalista che mira a cancellarne identità, missione e memoria.
Tra le pagine della storia più sistematicamente falsificate vi sono le Crociate.
Da decenni vengono presentate come guerre di aggressione, simbolo dell’intolleranza cristiana, mentre si tace quasi completamente il contesto storico che le rese possibili.
La realtà è ben diversa.
Per secoli gli eserciti musulmani avanzarono conquistando con la forza terre cristiane.
Caddero la Siria, la Palestina, l’Egitto, l’intero Nord Africa e gran parte della Spagna e del Portogallo. L’espansione islamica giunse fino al cuore dell’Europa, oltrepassando i Pirenei, e fu arrestata soltanto nel 732 con la Battaglia di Tours.
Ma quale fu il destino dei cristiani rimasti sotto il dominio islamico?
È una domanda che la storiografia dominante evita troppo spesso di affrontare.
Nei territori conquistati venne imposto il sistema della dhimma, un ordinamento che relegava i non musulmani a una condizione di inferiorità giuridica e sociale.
I cristiani erano considerati cittadini di seconda categoria, gravati da limitazioni e sottoposti, in molti casi, a pesanti persecuzioni.
Su di essi gravava inoltre la jizya, la tassa personale riservata ai non musulmani, simbolo della loro sottomissione.
Secondo numerose testimonianze storiche, chi non era in grado di pagarla poteva andare incontro a conseguenze gravissime, fino alla riduzione in schiavitù propria o dei propri familiari.
Le razzie di schiavi tra le popolazioni cristiane della Spagna e del Nord Africa proseguirono per secoli.
Cronisti cristiani dell’epoca lasciarono testimonianze di decapitazioni, persecuzioni e uccisioni inflitte a quanti rifiutavano di rinnegare la propria fede per convertirsi all’Islam.
Bill Warner, del Center for the Study of Political Islam, riporta una stima delle vittime attribuite alle conquiste islamiche nel corso della storia:
60 milioni di cristiani;
80 milioni di indù;
10 milioni di buddisti;
120 milioni di africani.
L’elenco dei territori cristiani conquistati dagli eserciti dei califfati islamici è lunghissimo: Siria, Palestina, Libano, Giordania, Iraq, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, gran parte del Nord Africa e una vasta porzione della Penisola Iberica.
Per secoli, dunque, intere regioni della Cristianità vissero sotto il dominio degli eserciti islamici.
Secondo numerose fonti storiche, in diversi periodi si verificarono conversioni forzate, persecuzioni, schiavitù e razzie ai danni delle popolazioni cristiane.
Questo fu il contesto storico che contribuì alla nascita delle Crociate.
Questa è una pagina della storia che troppo spesso viene taciuta o deliberatamente capovolta.
È la storia di un tempo in cui i cristiani difendevano i cristiani; di un’epoca in cui la fede non era disgiunta dal coraggio e nella quale, accanto alla preghiera, si riconosceva anche il diritto e il dovere della legittima difesa della Cristianità, perché Cristo si difendeva con la Fede e il Vangelo, ma anche con la spada.
Era un tempo precedente all’affermarsi del liberalismo, del relativismo e del modernismo all’interno della Chiesa di Roma, che, hanno progressivamente indebolito la coscienza della sua missione storica e spirituale.
Oggi quella memoria viene rimossa, mentre le Crociate continuano a essere raccontate quasi esclusivamente come una colpa dell’Occidente.
Così si dimentica il lungo martirio di interi popoli cristiani e si priva la Cristianità della consapevolezza delle proprie radici.
Ribaltare la storia per creare un popolo più facile da disarmare e così creare una fede che dimentica i propri martiri, rischiando di dimenticare anche le ragioni per cui essi hanno versato il loro sangue.




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