L'Italia Quotidiano

Immigrazione, Futuro Nazionale cambia paradigma: «Chi viene in Italia deve diventare parte dell’Italia»

Riccardo Bianchi 

La proposta di Futuro Nazionale sull’immigrazione parte da una distinzione che nel dibattito politico viene spesso confusa: entrare in Italia, vivere legalmente in Italia e diventare cittadini italiani non sono la stessa cosa.

Da questa premessa nasce uno dei capitoli più caratterizzanti del programma: fermare l’immigrazione clandestina e ridurre drasticamente quella di massa, rendere effettivi i rimpatri di chi non ha diritto a rimanere nel Paese e passare, per gli stranieri destinati a stabilirsi legalmente in Italia, dal concetto di semplice integrazione a quello molto più esigente di assimilazione.

A questo si aggiunge una parola destinata inevitabilmente a far discutere: remigrazione.

Ma cosa significa concretamente?

Prima regola: l’immigrazione non è un fenomeno che lo Stato deve semplicemente subire

Il principio di partenza è semplice: per Futuro Nazionale decidere chi può entrare, a quali condizioni, per quanto tempo e chi deve lasciare il territorio nazionale costituisce una funzione essenziale della sovranità dello Stato.

Questo significa respingere due estremi.

Da una parte non esiste, secondo questa impostazione, un diritto generalizzato a trasferirsi in Italia per ragioni economiche. Dall’altra, chi possiede realmente i requisiti per ottenere protezione internazionale deve continuare ad avere accesso alle garanzie previste dall’ordinamento.

Il discrimine deve tornare a essere la legge.

Una persona perseguitata e titolare dei requisiti per la protezione internazionale, un lavoratore ammesso legalmente secondo le necessità del Paese e una persona entrata clandestinamente che non possiede alcun titolo per rimanere non possono essere trattati come se si trovassero nella stessa condizione giuridica.

Che cosa significa “remigrazione”

È il punto che richiede maggiore chiarezza, proprio perché il termine viene utilizzato con significati differenti nel dibattito europeo.

Nel programma di Futuro Nazionale la remigrazione viene inserita in una politica volta a invertire l’attuale saldo migratorio attraverso rimpatri effettivi, restrizione degli ingressi, revisione delle regole sulla permanenza e criteri più severi per cittadinanza e ricongiungimenti.

Una delle priorità indicate riguarda gli stranieri che non hanno titolo per rimanere in Italia e quelli che delinquono, nel rispetto delle condizioni previste dalla legge.

L’idea è elementare: un provvedimento di espulsione che non viene eseguito è poco più di un pezzo di carta.

Per questo Futuro Nazionale propone di aumentare fortemente la capacità dei Centri di Permanenza per i Rimpatri, velocizzare l’identificazione, rafforzare la cooperazione con i Paesi d’origine e ricorrere, nei limiti consentiti dall’ordinamento, anche ad accordi con Paesi terzi sicuri.

La tutela davanti a un giudice deve rimanere garantita. Il programma sostiene però che procedure e ricorsi non debbano trasformarsi in meccanismi capaci di rinviare indefinitamente l’esecuzione di un provvedimento definitivo.

Se un Paese non riprende i propri cittadini, cambia il rapporto con l’Italia

C’è una proposta particolarmente facile da comprendere.

Immaginiamo che l’Italia debba rimpatriare un cittadino dello Stato X, ma quello Stato rifiuti sistematicamente di identificarlo o di collaborare al suo ritorno.

Oggi questo è uno dei problemi che possono rendere molto difficile l’esecuzione dei rimpatri.

Futuro Nazionale propone di utilizzare una condizionalità nei rapporti internazionali: cooperazione economica, politica e altre forme di collaborazione dovrebbero tenere conto anche della disponibilità concreta del Paese d’origine a riprendere i propri cittadini.

Il messaggio sarebbe quindi: vuoi una piena collaborazione con l’Italia? Deve esserci reciprocità anche sui rimpatri.

Anche il carcere entra nella proposta

Un altro obiettivo riguarda i detenuti stranieri.

Il programma vuole ampliare gli accordi che consentano, quando giuridicamente possibile, di scontare la pena nel Paese d’origine, anziché mantenere sistematicamente il detenuto nelle strutture penitenziarie italiane.

Non è soltanto una questione migratoria. Significherebbe intervenire contemporaneamente sulla pressione esercitata sul sistema carcerario e sui relativi costi pubblici.

Anche in questo caso, però, la realizzazione concreta richiede accordi internazionali, garanzie sul trattamento dei detenuti e compatibilità con Costituzione, diritto internazionale ed europeo. È un punto importante perché un programma credibile deve spiegare non soltanto cosa vuole ottenere, ma attraverso quali strumenti giuridicamente praticabili intende ottenerlo.

Immigrazione regolare non significa immigrazione illimitata

Qui troviamo un’altra differenza rispetto a una parte consistente del dibattito politico.

Futuro Nazionale non considera automaticamente positiva un’immigrazione soltanto perché regolare.

Secondo il programma, anche il numero degli ingressi legali deve essere rapportato alla capacità italiana di assorbimento, alle esigenze effettive del mercato del lavoro, alla disponibilità di abitazioni e servizi e alla possibilità concreta di assimilazione.

Da qui nasce la proposta di ridimensionare l’utilizzo dei decreti flussi come strumento per alimentare continuamente nuovi ingressi.

L’obiettivo dichiarato non è costruire un’economia nella quale la mancanza di lavoratori venga affrontata automaticamente importando nuova manodopera a basso costo.

Per Futuro Nazionale la prima risposta deve essere valorizzare occupazione italiana, salari, formazione, produttività e natalità.

La critica economica: l’immigrazione non deve diventare manodopera a basso prezzo

È uno dei passaggi meno discussi ma più interessanti del programma.

Futuro Nazionale contesta l’idea secondo cui grandi flussi migratori sarebbero inevitabilmente necessari all’economia italiana.

L’obiezione è questa: se un settore riesce a sopravvivere soltanto grazie alla disponibilità permanente di lavoratori disposti ad accettare retribuzioni molto basse, bisogna domandarsi se l’immigrazione stia risolvendo il problema oppure stia contribuendo a rinviare la soluzione del problema salariale.

Il programma recupera a questo proposito persino il concetto marxiano di “esercito industriale di riserva”: una grande disponibilità di manodopera può aumentare la concorrenza nella fascia più debole del mercato del lavoro e ridurre il potere contrattuale dei lavoratori.

È quindi una critica all’immigrazione formulata non soltanto in termini identitari, ma anche sociali e salariali.

E chi rimane in Italia?

Qui entra in gioco la seconda parola fondamentale: assimilazione.

Futuro Nazionale considera insufficiente il modello della semplice convivenza tra comunità culturalmente separate.

La proposta non è: vivi in Italia rispettando il codice penale e continua per il resto a considerarti completamente estraneo alla comunità nazionale.

È molto più esigente.

Chi decide di costruire qui definitivamente la propria vita deve imparare la lingua, lavorare e contribuire secondo le proprie possibilità, rispettare le leggi, riconoscersi nella comunità nazionale e accettarne i principi fondamentali.

In altre parole, non dovrebbe essere l’Italia ad assimilarsi progressivamente alle culture di chi arriva; dovrebbe essere chi sceglie definitivamente l’Italia a diventare parte dell’Italia.

Assimilazione non significa cancellare la vita privata

Anche qui è utile un esempio.

Una persona di origine argentina, indiana, tunisina o giapponese può naturalmente conservare ricordi familiari, cucina, legami affettivi e numerose tradizioni personali.

L’assimilazione politica e civica riguarda qualcosa di diverso: quando quella persona chiede di diventare italiana, la sua appartenenza alla comunità nazionale non dovrebbe essere soltanto quella stampata sul passaporto.

Secondo Futuro Nazionale deve esistere una base comune abbastanza forte da permettere a milioni di persone di riconoscersi come un unico popolo.

Ed è qui che il programma introduce la questione più controversa.

Grecia, Roma e cristianesimo come radici dell’identità italiana

Futuro Nazionale individua nella civiltà greca, nel diritto e nella civiltà romana e nel cristianesimo i grandi fondamenti storici dell’identità italiana ed europea.

Non è difficile comprenderne il ragionamento storico.

Dalla Grecia proviene una parte fondamentale della filosofia occidentale; Roma ha costruito istituzioni e categorie giuridiche che hanno attraversato i millenni; il cristianesimo ha plasmato per secoli cultura, arte, calendario, morale, diritto, città e istituzioni italiane.

Il programma rifiuta quindi l’idea dell’Italia come semplice spazio geografico abitato casualmente da individui differenti.

Una Nazione, in questa concezione, è una comunità storica.

Ed entrare definitivamente a farne parte richiede qualcosa di più della residenza.

Vent’anni prima di diventare italiani

La traduzione pratica è una riforma molto severa della cittadinanza.

Futuro Nazionale propone vent’anni di residenza regolare e continuativa, una conoscenza della lingua italiana di livello C1, esami scritti e orali, assenza di condanne penali, comportamento considerato onorevole e una dichiarazione formale di adesione alla civiltà e all’identità storica italiana.

È una proposta molto più restrittiva della disciplina attuale e sarebbe inevitabilmente oggetto di un forte confronto politico e giuridico.

La filosofia sottostante è però chiarissima: la cittadinanza deve rappresentare il punto di arrivo dell’assimilazione, non il suo punto di partenza.

Non basta vivere in Italia per diventare automaticamente italiani.

Il passaporto porta anche dei doveri

Il programma richiama significativamente l’articolo 52 della Costituzione:

«La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino».

È un passaggio importante perché ribalta il modo con cui normalmente viene discussa la cittadinanza.

Il dibattito tende infatti a concentrarsi sui diritti ottenuti diventando cittadini. Futuro Nazionale insiste invece sulla dimensione complementare: diventare italiano significa assumere anche doveri verso l’Italia.

La cittadinanza non dovrebbe quindi essere considerata un semplice strumento amministrativo per rendere più comoda la permanenza nel Paese.

È appartenenza.

Nessuna società può esistere senza qualcosa in comune

Alla fine tutta la proposta ruota intorno a una domanda molto più grande dell’immigrazione.

Che cosa tiene insieme una Nazione?

Se la risposta è soltanto “vivere contemporaneamente all’interno degli stessi confini”, allora è sufficiente amministrare la convivenza tra individui.

Se invece una Nazione è anche lingua, memoria, cultura, obblighi reciproci, storia e senso di appartenenza, allora l’immigrazione non può essere valutata esclusivamente contando quanti lavoratori servono alle imprese.

È questo il cambio di paradigma proposto da Futuro Nazionale.

Fermare gli ingressi illegali, ridimensionare quelli regolari quando eccedono la capacità di assorbimento del Paese, eseguire realmente i rimpatri, espellere nei casi consentiti dalla legge gli stranieri che delinquono, pretendere reciprocità dai Paesi d’origine e rendere molto più impegnativo il percorso verso la cittadinanza.

Contemporaneamente, a chi possiede realmente titolo per vivere in Italia viene richiesto qualcosa che negli ultimi decenni abbiamo quasi smesso di pronunciare: diventare parte della comunità che lo accoglie.

È questa la differenza tra integrazione e assimilazione proposta dal programma.

L’integrazione rischia di limitarsi a chiedere a comunità differenti di convivere senza scontrarsi. L’assimilazione pretende invece la costruzione progressiva di un’appartenenza comune.

Futuro Nazionale sceglie la seconda.

Perché il punto non è soltanto stabilire quante persone possa accogliere l’Italia.

La domanda decisiva è quale Italia vogliamo consegnare alle prossime generazioni e se, fra cinquant’anni, esisterà ancora una comunità capace di riconoscersi nella stessa storia, nella stessa lingua e nello stesso destino nazionale.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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