La Redazione
Per la nona notte consecutiva, gli Stati Uniti hanno colpito obiettivi militari in Iran, intensificando una campagna aerea che prende di mira centri di comando, sistemi di difesa aerea, basi per droni, postazioni di sorveglianza costiera e reti di comunicazione strategiche.
Il presidente Donald Trump ha rivendicato l’offensiva, definendola una risposta ai soldati americani caduti e promettendo ulteriori azioni se gli interessi statunitensi saranno nuovamente colpiti.
La crisi si estende anche al fronte marittimo.
Teheran ha annunciato di aver fermato e attaccato due petroliere accusate di aver violato le acque territoriali iraniane senza autorizzazione, alimentando la tensione nello Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio mondiale di petrolio.
L’episodio riaccende i timori di un possibile blocco delle rotte energetiche con ripercussioni sui mercati internazionali.
Da Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che gli Stati Uniti “faranno tutto ciò che sarà necessario” per difendere le proprie forze e garantire la libertà di navigazione.
Nel frattempo l’amministrazione americana continua a sollecitare un maggiore coinvolgimento degli alleati, sostenendo che la gestione della crisi non possa ricadere esclusivamente sugli Usa.
Il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto in Medio Oriente resta elevato, mentre la comunità internazionale segue con crescente preoccupazione l’evoluzione della situazione.




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