Ramona Castellino
La Francia brucia.
E con lei brucia la bugia più grande degli ultimi 70 anni: l’universalismo illuminista.
L’universalismo è una cazzata perché non è per nulla universale.
La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è una presa di posizione di una fazione politica suprematista, convinta di poter trasformare un arabo in un celtico e un mussulmano in un cristiano solo dandogli un pezzo di carta chiamato cittadinanza francese.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Quella che i media di regime chiamano “protesta studentesca” non è una protesta.
È una rivolta etnica.
L’ennesima.
Protagonisti non sono studenti francesi, ma immigrati di seconda e terza generazione che non si riconoscono nel paese in cui sono nati, dal quale hanno succhiato soldi, sussidi e risorse, e che ora odiano.
Per forza.
Non sono celtici, sono arabi.
Non sono cristiani, sono mussulmani.
Il problema è etnico, non sociale.
Non è disagio, è identità.
È il fallimento totale dell’integrazione globalista
I fatti lo dimostrano, e sono fatti che la stampa italiana censura:
A Belfort, tentativo di omicidio ai danni di un agente di polizia durante i disordini.
Un video choc mostra l’aggressione diretta alle forze dell’ordine.
In tutta la Francia, in sole 48 ore, almeno 1000 arresti.
Centinaia di feriti tra i rivoltosi, per lo più per scontri interni e ferite autoinflitte, non per la repressione della polizia che, anzi, ha le mani legate.
E poi le immagini simbolo di questa resa dei conti: poliziotti accerchiati, scuole incendiate, auto a fuoco.
E accanto a loro, la sinistra progressista, il braccio armato globalista.
Una militante di sinistra che si mette davanti alla polizia per fermarla, che piange per i rivoltosi perché “sono giovanissimi”.
Il progressismo è diventato una patologia che tradisce la propria civiltà.
Chi sono i “nuovi francesi”?
Sono francesi solo sull’anagrafe.
Nati su suolo francese, ma che hanno in odio la storia, la cultura, la croce del paese che ha ospitato i loro genitori e i loro nonni.
Non chiedono scuole migliori.
Non chiedono lavoro. Vogliono distruggere.
E chi li arma politicamente? L’estrema sinistra.
La France Insoumise e i suoi fratellini italiani.
Li usa per seminare il caos.
Li protegge.
Li giustifica.
Il caso Ilaria Salis che vuole importare in Italia questo Sessantotto degli immigrati è l’esempio perfetto: estasi di fronte a qualsiasi rigurgito di disordine, purché sia contro lo Stato, contro la polizia, contro l’Occidente.
Dietro lo slogan del diritto allo studio si nasconde la deriva violenta di una gioventù che rifiuta le basi stesse della nostra civiltà.
Le periferie bruciano e i cortei sono solo il pretesto per sfogare un odio identitario radicato.
I francesi, quelli veri, sono chiusi in casa perché nelle strade è caccia al bianco.
Questo non è un problema francese.
È un problema di tutto l’Occidente cristiano.
E può essere risolto solo se lo si chiama con il suo nome: non sono “disordini sociali”, sono disordini razziali ed etnici.
Mirano a distruggere i nostri Paesi.
Chi fomenta questi disordini non vuole negoziare.
Non vuole compromessi.
Vuole la guerra civile.
E lo dice chiaramente. Solo la classe politica, dai Verdi al centro, finge di non capirlo.
L’immigrazione va fermata.
Chi non è in regola va espulso.
Bisogna smettere di regalare la cittadinanza con l’illusione che diventeranno “nuovi italiani” o “nuovi francesi”.
Non lo diventeranno mai.
Il tentativo di integrazione e assimilazione è fallito.
La Francia è perduta, è l’avanguardia di ciò che ci aspetta.
Finché chi dice l’ovvio verrà perseguitato più duramente di chi incendia le nostre città, non ci sarà soluzione.
Comunque vada, la Francia è finita.
E se non tiriamo subito il freno d’emergenza politico, sarà finita anche l’Europa.
E noi con lei





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