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LA GRECIA ALZA IL MURO: ATENE DICHIARA GUERRA AL TRAFFICO DELL’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE

La Redazione

Fino a dieci anni di carcere e pesanti sanzioni per chi facilita l’ingresso illegale.

Per le ONG coinvolte scattano pene aggravate.

Una lezione di sovranità che l’Italia dovrebbe ascoltare.

Finalmente uno Stato europeo torna a ricordare una verità elementare: le frontiere non sono un optional e la legge deve valere per tutti.

La Grecia ha inasprito le norme contro chi facilita l’ingresso o la permanenza irregolare di cittadini di Paesi terzi.

La legge 5275/2026 prevede, per chi facilita l’ingresso fuori dai controlli previsti, pene detentive e una multa di almeno 20.000 euro; quando il responsabile agisce professionalmente, per profitto o è membro di una ONG registrata, la pena sale ad almeno dieci anni di carcere e almeno 50.000 euro di multa.

Ancora più significativa è la stretta sul favoreggiamento della permanenza irregolare: quando il fatto è commesso professionalmente o da un membro di una ONG registrata, può comportare fino a dieci anni di reclusione e almeno 20.000 euro di multa

Per il trasporto illegale di migranti sono previste inoltre sanzioni particolarmente pesanti, che possono arrivare, nei casi aggravati, ad almeno dieci anni di carcere e a multe fino a 100.000 euro per persona trasportata.

La scelta di Atene merita attenzione perché riafferma un principio che in Europa qualcuno sembra aver dimenticato: la solidarietà non può trasformarsi in una deroga permanente alla legge sull’immigrazione.

Salvare una persona in pericolo è una cosa.

Organizzare o facilitare l’ingresso illegale è un’altra.

Ed è precisamente su questa distinzione che dovrebbe fondarsi una politica migratoria seria.

La Grecia sta introducendo pene più severe per condotte che la legge considera favoreggiamento dell’ingresso o della permanenza irregolare, con aggravanti per determinate categorie, usate spesso per destabilizzare politicamente gli stati costretti ad accogliere.

È questo il punto politico della vicenda.

Uno Stato sovrano deve sapere chi entra, come entra e a quali condizioni può restare.

Non può delegare il controllo delle proprie frontiere a organizzazioni private, sovvenzionati fa strutture estere, né permettere che la dimensione umanitaria venga utilizzata come schermo per condotte illegali.

La Grecia, Paese esposto in prima linea sulla frontiera esterna dell’Europa, ha scelto la linea della responsabilità.

E l’Italia dovrebbe guardare ad Atene per recuperare un principio fondamentale: la politica migratoria deve essere decisa dallo Stato e applicata secondo la legge.

CONFINE, LEGALITÀ, SOVRANITÀ: NON SONO PAROLE DEL PASSATO. SONO LE CONDIZIONI MINIME PERCHÉ UNO STATO POSSA ANCORA DIRSI TALE.

La Grecia lo ha capito.

Ora tocca all’Italia.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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