Ramona Castellino
Pil a +1,3% nel secondo trimestre.
Dopo il -0,2% dei primi tre mesi, l’economia russa torna a crescere nonostante sanzioni, guerra e attacchi alle raffinerie.
E il racconto del Cremlino sull’orlo del fallimento mostra tutte le sue crepe.
Per mesi ci hanno raccontato che la Russia fosse sull’orlo del collasso.
Che le sanzioni avrebbero strangolato l’economia, che l’avrebbero “messa in ginocchio”, che gli attacchi alle infrastrutture energetiche avrebbero messo a terra Mosca e che bastasse continuare a finanziare Kiev per assistere, prima o poi, alla resa del Cremlino.
Adesso arrivano i numeri a complicare ulteriormente questa narrazione.
Nel secondo trimestre del 2026 il Pil russo è cresciuto dell’1,3% su base annua, dopo la contrazione dello 0,2% del primo trimestre.
Il dato preliminare, diffuso da Rosstat, è risultato superiore alle previsioni della Banca centrale e del ministero dello Sviluppo economico.
Non è sicuramente un boom economico.
La Russia deve fare i conti con inflazione, elevati tassi d’interesse, carenza di manodopera e un’economia fortemente condizionata dalla spesa pubblica e dalla guerra.
La stessa Banca centrale ha ridotto la previsione di crescita annuale per il 2026 allo 0-1%.
Ma una cosa è evidentemente: la Russia non sta crollando.
Anzi, cresce.
Ed è qui che la notizia diventa politica.
Per anni mainstram e politici globalisti occidentalu, hanno presentato il collasso economico russo come un esito inevitabile e sempre imminente.
Sceneggiate funzionalu a sostenere una strategia precisa: più armi a Kiev, più sanzioni a Mosca, nessuna apertura al negoziato.
Perché se la Russia è “sull’orlo del collasso” allora bisogna soltanto resistere ancora un po’.
Ancora armi.
Ancora soldi.
Ancora sanzioni.
Ancora crisi economica europea.
Ancora escalation.
E soprattutto nessun dialogo, perché presto sarà Mosca stessa a essere costretta ad arrendersi.
Solo che la realtà continua a essere più ostinata della propaganda.
L’economia russa ha continuato a funzionare, nonostante le sanzioni e nonostante gli attacchi ucraini, per mano occidentale, contro il settore energetico.
E per essere più precisi, nel secondo trimestre la crescita è stata sostenuta soprattutto dalla domanda dei consumatori; i dati disponibili indicano inoltre un aumento del 7,2% del commercio al dettaglio.
C’è poi un secondo passaggio della narrazione occidentale.
Se la Russia non crolla, bisogna trasformarla nell’avversario permanente: la “minaccia russa” sarebbe talmente enorme da rendere inevitabile un gigantesco riarmo europeo.
E così la stessa Russia, che viene descritta da anni come economicamente disastrata, viene contemporaneamente presentata come una potenza capace di minacciare l’intero continente.
Le due rappresentazioni faticano a stare insieme.
Se Mosca è davvero sull’orlo del collasso economico, perché dovrebbe rappresentare un pericolo esistenziale per l’Europa?
E se invece, è una potenza tanto pericolosa da imporre un massiccio riarmo, perché continuare a raccontare che le sanzioni l’hanno ormai messa in ginocchio?
(Il tutto alternato dalle continue vittorie sul campo da parte ucraina)
Forse sarebbe più onesto ammettere che la realtà è molto più complessa.
La Russia non è quel gigante dai piedi d’argilla che da anni viene descritto, non è una tigre di carta.
Tutto il contrario
E certamente questa guerra non finirà semplicemente perché qualcuno continua a prevedere il fallimento della Russia.
Continuare a finanziare Kiev e a imporre sanzioni sta diventando un suicidio dell’economia europea
E la previsione del rapido collasso russo non si è realizzata.
Quindi se la premessa era sbagliata, sarebbe il momento di rivedere anche le conclusioni.
Per fare un favore all’Europa.
La Russia cresce.
L’Occidente muore mentre continua a prevedere il crollo di Mosca.
Nel mezzo, l’Europa paga il conto.




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