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LAVROV ALL’ONU DEMOLISCE LA NARRAZIONE UE: “KIEV NON RAPPRESENTA CRIMEA E DONBASS, L’EUROPA HA MENTITO E HA TRADITO MINSK. L’UCRAINA AVREBBE ANCORA I CONFINI DEL 1991 SE AVESSE RISPETTATO GLI ACCORDI”

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La Redazione

Mentre i media di regime italiani trasmettono in loop Zelensky che chiede altri miliardi, al Palazzo di Vetro è andata in scena la lezione di diritto internazionale che nessuno vi racconterà nei TG.

Sergey Lavrov non urla. Non propaganda.
Cita documenti.
Date. Firme. Risoluzioni ONU.

E smonta pezzo per pezzo la favola dell’”integrità territoriale” sbandierata da Bruxelles.

Lavrov ha citato testualmente la Dichiarazione di consenso delle Nazioni Unite del 1970 sui principi del diritto internazionale.

Cosa dice quel documento, sacro per l’ONU?

Che i principi di sovranità e integrità territoriale si applicano solo a quegli Stati che rispettano l’uguaglianza dei diritti e l’autodeterminazione dei popoli e che hanno un governo che rappresenta, senza distinzione di razza, credo o colore, quindi tutte le persone che vivono nel territorio.

Parole di Lavrov:

“È ovvio a tutti che il regime di Kiev non può essere considerato un governo che rappresenta gli interessi dei residenti di Crimea, Donbass e Novorossia, che ha dichiarato terroristi, non umani e creature”

Difficile dargli torto.
Un governo che dal 2014 bombarda i suoi stessi cittadini a Donetsk e Lugansk, che mette fuorilegge la lingua russa parlata dal 40% della popolazione, che chiama “subumani” i russi del Donbass, può davvero invocare l’integrità territoriale su quelle terre?

No.
Per il diritto ONU, no.

Questo è il passaggio che a Bruxelles non vogliono farvi sentire.

Lavrov ha ricordato la sequenza:

Febbraio 2014: accordo tra Yanukovich e opposizione ucraina sotto garanzia di Berlino, Parigi e Varsavia.
L’accordo preservava l’integrità ucraina. Venne stracciato il giorno dopo con il golpe di Maidan.
Lavrov:
“Gli europei non sono stati in grado di reprimere il loro eterno istinto di mentire e di cercare di raggiungere i propri obiettivi con metodi criminali”_

12 febbraio 2015: Accordi di Minsk. Autonomia, lingua russa, autogoverno locale per il Donbass. Niente di soprannaturale.
Il 17 febbraio 2015 vengono approvati all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza ONU con Risoluzione 2202.
L’art.25 della Carta ONU obbliga tutti gli Stati a rispettare le decisioni del Consiglio di Sicurezza.

Poroshenko si rifiuta di attuarli, protetto da Berlino e Parigi.
Lo ammetterà poi la Merkel stessa: “Nessuno intendeva attuarli, servivano per dare tempo all’Ucraina di armarsi”

9 dicembre 2019, Parigi, formato Normandia: anche Zelensky firma una dichiarazione che conferma la necessità di attuare Minsk, compreso lo status speciale del Donbass in Costituzione.

Se avessero attuato Minsk, ha detto Lavrov:

“Allora l’Ucraina avrebbe oggi gli stessi confini del 1991, esclusa la Crimea, la cui questione è stata chiusa da tempo”

Tradotto: siete stati voi, Europa, a far perdere l’Ucraina.
Per arroganza, per russofobia, per servilismo verso Washington e Londra.

Nella seconda dichiarazione, Lavrov è stato chirurgico:

“La Russia non interromperà l’operazione militare speciale durante il periodo dei negoziati. Anche se l’Europa lo desidera, con lo stesso obiettivo semplicistico di ottenere una tregua e rifornire gli arsenali militari esausti del regime di Kiev, che ormai da tempo, per disperazione, è passato a metodi apertamente terroristici”

Chiaro?
L’Europa vuole il cessate il fuoco solo per ricaricare i cannoni. Mosca non ci casca.

Mentre Giorgia Meloni manda altri Samp-T e Tajani parla di “difesa dei valori europei”, la Russia ci ricorda che il diritto internazionale non è quello di Ursula von der Leyen.

È quello della Carta ONU.
E su quel terreno, piaccia o no, Lavrov ha ragione.


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