La Redazione
Parigi guarda al 2027
La decisione della Corte d’Appello di Parigi di ridurre il periodo di ineleggibilità di Marine Le Pen cambia radicalmente il panorama politico francese.
Pur confermando la condanna nel procedimento relativo agli assistenti parlamentari del Parlamento europeo, la sentenza consente alla leader del Rassemblement National di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027.
Per la quarta volta Marine Le Pen tenterà la conquista dell’Eliseo, ma questa volta il contesto appare profondamente diverso rispetto alle campagne del 2017 e del 2022.
Dopo anni di crisi economica, aumento del costo della vita, tensioni migratorie e crescente sfiducia verso le istituzioni europee, il consenso del partito nazional-conservatore continua a crescere e numerosi sondaggi la indicano tra i favoriti.
Il punto più delicato del programma della leader francese riguarda la politica estera e la difesa.
Marine Le Pen non propone l’uscita della Francia dalla NATO, ma il ritiro dal Comando Militare Integrato, mantenendo tuttavia l’adesione all’Alleanza Atlantica e agli obblighi previsti dall’articolo 5 sulla difesa collettiva.
La differenza è sostanziale.
Restare nell’Alleanza significa continuare a cooperare con gli alleati occidentali.
Uscire dal Comando Integrato significa invece che le forze armate francesi tornerebbero a dipendere esclusivamente dalle autorità militari e politiche nazionali, senza essere inserite nella struttura di comando permanente della NATO.
Ciò consentirebbe a Parigi di decidere autonomamente quando e come impiegare le proprie forze armate, evitando automatismi e recuperando una piena libertà strategica.
Quella di Marine Le Pen non è una proposta rivoluzionaria.
Nel 1966 il presidente Charles De Gaulle decise di ritirare la Francia dal Comando Militare Integrato della NATO.
La scelta nasceva dalla convinzione che una grande potenza come la Francia, non dovesse subordinare la propria politica militare alle decisioni di organismi sovranazionali.
Per oltre quarant’anni Parigi rimase fuori dalla struttura integrata pur restando membro dell’Alleanza Atlantica.
Solo nel 2009 Nicolas Sarkozy riportò ufficialmente la Francia nel comando militare della NATO, segnando una svolta atlantista che ancora oggi divide il mondo politico francese.
Le Pen intende recuperare proprio quella tradizione gollista fondata sull’autonomia strategica
L’eventuale elezione della leader del Rassemblement National potrebbe incidere anche sul progetto di integrazione europea.
Negli ultimi anni Emmanuel Macron è stato il principale promotore di una difesa europea sempre più integrata, arrivando persino a proporre una condivisione della deterrenza nucleare francese con altri partner del continente.
Una presidenza Le Pen potrebbe invece rallentare o bloccare questo processo.
L’obiettivo dichiarato sarebbe riportare al centro gli Stati nazionali, limitando ulteriori trasferimenti di sovranità verso Bruxelles.
Per il mondo sovranista europeo, la cooperazione tra Stati dovrebbe restare volontaria e fondata sugli interessi nazionali, non sulla costruzione di una futura federazione europea.
Il dibattito arriva mentre la NATO chiede ai Paesi membri di aumentare gli investimenti nella difesa.
Negli ultimi anni anche gli Stati Uniti hanno intensificato le richieste agli alleati europei affinché contribuiscano maggiormente alle spese militari.
Washington punta a un’Europa più forte dal punto di vista militare, purché rimanga saldamente inserita nell’Alleanza Atlantica.
Una Francia maggiormente autonoma potrebbe modificare gli equilibri interni dell’organizzazione, soprattutto se decidesse di recuperare una posizione simile a quella mantenuta durante la stagione gollista.
Uno dei principali argomenti utilizzati dagli avversari politici riguarda i prestiti ottenuti negli anni passati dal Front National presso istituti bancari russi e ungheresi.
Marine Le Pen ha sempre sostenuto che tali finanziamenti furono richiesti esclusivamente perché gli istituti francesi avevano negato credito al partito.
La vicenda continua tuttavia ad alimentare il dibattito politico, soprattutto dopo l’inizuo della guerra in ‘Ucraina.
Il Rassemblement National respinge ogni accusa di dipendenza politica da Mosca, rivendicando una linea basata esclusivamente sugli interessi della Francia.
Più ancora della politica estera, saranno probabilmente le questioni economiche a decidere le prossime elezioni.
Inflazione, potere d’acquisto, industria, agricoltura, energia e immigrazione rappresentano oggi le principali preoccupazioni dei francesi.
Su questi temi il Rassemblement National punta a presentarsi come l’alternativa a un modello europeo ritenuto eccessivamente burocratico, centralizzato e distante dalle esigenze dei cittadini.
L’idea di fondo è quella di una Francia che recuperi piena libertà decisionale, rafforzi la propria industria strategica, controlli le frontiere e torni protagonista sulla scena internazionale senza rinunciare alle alleanze storiche ma evitando vincoli considerati eccessivamente limitanti.
Le presidenziali francesi del 2027 potrebbero rappresentare uno spartiacque per l’intero continente.
Una vittoria di Marine Le Pen aprirebbe una fase di profonda revisione dei rapporti tra Parigi, Bruxelles e la NATO, riportando al centro il tema della sovranità nazionale, della difesa degli interessi francesi e del ruolo degli Stati nell’Europa del XXI secolo.
Non sarebbe soltanto un cambio di governo, ma un possibile cambio di paradigma destinato a influenzare gli equilibri politici, militari ed economici dell’intera Europa.




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