L'Italia Quotidiano

Léon Harmel, il padrone cristiano che anticipò la Rerum novarum

Ramona Castellino

Prima ancora che Leone XIII desse alla Chiesa la sua grande enciclica sociale, un industriale francese aveva già trasformato la propria fabbrica in un laboratorio concreto di giustizia cristiana.

Quando si parla delle origini della dottrina sociale della Chiesa, il nome di Léon Harmel merita di essere ricordato.

Industriale francese del settore laniero, Harmel seppe infatti tradurre nella vita quotidiana dell’impresa alcuni principi che avrebbero trovato una formulazione autorevole nella Rerum novarum di Leone XIII, pubblicata nel 1891.

Nella sua azienda di Val-des-Bois, Harmel non si limitò a praticare una generica beneficenza verso i dipendenti.

Costruì un vero modello di comunità di lavoro, fondato sulla dignità della persona, sulla responsabilità familiare e sulla collaborazione fra proprietari e lavoratori.

Furono introdotti servizi assistenziali, abitazioni, scuole, forme di previdenza e sostegno alle famiglie, cooperative e iniziative sociali.

Ma l’aspetto più innovativo fu la partecipazione degli stessi lavoratori.

Nel 1883 venne istituito un Consiglio di fabbrica nel quale i rappresentanti degli operai potevano concorrere alla vita dell’impresa.

Era l’opposto tanto dello sfruttamento capitalistico quanto della lotta di classe marxista: Harmel cercava una terza via, fondata sulla cooperazione organica fra le diverse componenti della società.

La sua esperienza attirò l’attenzione di Leone XIII.

Harmel promosse inoltre pellegrinaggi di lavoratori a Roma, contribuendo a creare quel clima nel quale la questione operaia veniva affrontata non secondo la rivoluzione socialista, ma alla luce della dottrina cristiana.

Il valore della sua vicenda sta dunque nel fatto che la Rerum novarum non nacque nel vuoto.

Prima della grande enciclica, vi erano già cattolici impegnati a dimostrare che la risposta alla questione sociale non doveva essere né il liberalismo individualista né il socialismo rivoluzionario.

Occorreva invece ricondurre l’economia alla morale e il lavoro alla dignità della persona.

Non è casuale che oggi, nel pontificato di Leone XIV, la figura di Harmel torni ad attirare l’attenzione.

Come Leone XIII si trovò davanti alle conseguenze della prima rivoluzione industriale, così la Chiesa è oggi chiamata a misurarsi con una nuova rivoluzione tecnologica.

Cambiano le macchine, ma non cambia la domanda essenziale: il progresso economico e tecnico sarà al servizio dell’uomo, oppure l’uomo finirà per diventare strumento del progresso?

La lezione di Harmel conserva perciò una sorprendente attualità: la questione sociale non si risolve soltanto con leggi, salari o sussidi.

Esige una concezione dell’impresa e del lavoro nella quale la persona umana torni ad essere il centro.

È questa, in fondo, la grande intuizione del cattolicesimo sociale che precedette e preparò la Rerum novarum: contro la lotta di classe, la collaborazione; contro l’individualismo, la responsabilità; contro la riduzione dell’uomo a forza-lavoro, la centralità della sua dignità.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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