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LEONE XIV: LA MESSA AL CENTRO. E IL PAPA TENDE LA MANO ALLA FAMIGLIA NEL BOSCO

Ramona Castellino

Ci sono momenti in cui una frase apparentemente ovvia, assume un significato quasi rivoluzionario.

“Andate a Messa la domenica” dovrebbe essere la cosa più normale che un Papa possa dire.

Eppure, dopo gli anni della tirannia sanitaria, il richiamo di Leone XIV ha un senso preciso.

Nell’udienza generale il Pontefice ha ricordato che la partecipazione alla Santa Messa, non può essere sostituita da una presenza soltanto virtuale.

Ha inoltre invitato a creare le condizioni perché possano partecipare anche i fedeli costretti a lavorare la domenica.

Non è un dettaglio liturgico.

È una riaffermazione della natura stessa del cristianesimo e del ruolo della Chiesa di Roma nello stato.

La fede cattolica non è un prodotto da consumare davanti a uno schermo.

La Santa Messa è presenza, comunità, Parola e soprattutto Corpo di Cristo.

Le parole di Leone XIV riportano inevitabilmente alla memoria il 2020, quando le celebrazioni pubbliche vennero sospese e milioni di cattolici si trovarono a seguire la Messa attraverso televisione e internet.

Oggi è impossibilr impedire una riflessione critica su quanto accadde.

La trasmissione della Messa può essere un aiuto per chi è malato, anziano o realmente impossibilitato a partecipare.

Ma non può diventare, né sarebbe mai dovuta essere, la normalità di una Chiesa privata della sua dimensione comunitaria.

Leone XIV lo ha detto con chiarezza: l’ascolto della Parola e la partecipazione al Corpo di Cristo “non è sostituibile da una presenza soltanto virtuale”.

È una frase che dovrebbe essere scolpita nella memoria ecclesiale.

Perché il cristianesimo non è una religione virtuale.

Cristo si è fatto carne.

E la Chiesa, che è il suo Corpo mistico, non può essere ridotta a una connessione internet.

Ma il messaggio di Leone XIV non si ferma alla Messa.

Il Pontefice ha anche risposto alla lettera inviata il 28 maggio da Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori dei tre bambini della cosiddetta “famiglia nel bosco”, assicurando di aver preso nota della loro vicenda e di ricordare loro e la famiglia nelle proprie preghiere.

È importante questa risposta del Papa.

La famiglia si era rivolta a Leone XIV, richiamando anche le parole della sua enciclica Magnifica Humanitas sul diritto primario e inalienabile dei genitori all’educazione dei figli, esercitato secondo le proprie convinzioni morali, culturali e religiose.

E qui il messaggio diventa particolarmente significativo.

In un’epoca nella quale lo Stato tende sempre più spesso a entrare negli spazi tradizionalmente appartenuti alla famiglia, il richiamo del Pontefice è netto: la famiglia non è una concessione dell’autorità pubblica.

È una realtà naturale, precedente allo Stato.

La stessa Magnifica Humanitas definisce la famiglia, fondata sull’unione stabile tra un uomo e una donna, come “bene sociale primario” e “cellula fondamentale” della società.

Il principio deve essere chiaro: i figli non sono proprietà dello Stato e i genitori non sono semplici custodi delegati dall’amministrazione.

È una distinzione fondamentale.

Messa, famiglia, genitori, figli, preghiera.

Sono parole antiche.

Proprio per questo oggi sembrano quasi sovversive.

Leone XIV sembra voler ricordare alla Chiesa che la modernità non impone di rinunciare alle proprie fondamenta.

La società può cambiare, ma la Chiesa non deve cambiare il Vangelo per inseguirla.

La Messa si celebra con il popolo di Dio, non con un pubblico virtuale.

La famiglia è il primo luogo dell’educazione.

E davanti alla sofferenza di una famiglia, prima ancora di giudicare, la Chiesa prega.

In tempi confusi, non è poco.

Anzi: può essere precisamente ciò di cui la Chiesa ha più bisogno.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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