La Redazione
La Francia accelera la corsa al riarmo.
Con l’approvazione della nuova legge di programmazione militare, Parigi ha previsto fino a 436 miliardi di euro di investimenti nella difesa entro il 2030, destinati a munizioni, droni, missili, capacità cyber e intelligence spaziale.
Una scelta che il governo francese giustifica con il deterioramento dello scenario internazionale e con la necessità di prepararsi a conflitti ad alta intensità.
Ma il voto del Parlamento francese è anche l’ennesimo segnale della direzione intrapresa dall’Europa: sempre più risorse vengono destinate agli armamenti, mentre la prospettiva di una soluzione diplomatica del conflitto tra Russia e Ucraina è sparita nel dibattito politico.
Dall’inizio della guerra, Bruxelles e le principali capitali europee, hanno puntato sul rafforzamento militare, sull’aumento delle spese per la difesa e sul sostegno all’Ucraina.
I governi europei, difendono questa strategia, presentandola come una risposta necessaria all’aggressione russa e un investimento nella sicurezza del continente.
La verità è che l’Europa avrebbe privilegiato la logica della deterrenza rispetto alla ricerca di un negoziato, alimentando una dinamica di contrapposizione destinata a protrarsi nel tempo.
La nuova programmazione francese si inserisce in questo quadro. U
na volta avviati gli investimenti nell’industria della difesa e nelle nuove capacità militari, sarà sempre più difficile invertire la rotta senza rilevanti conseguenze economiche e industriali.
È una scelta che evidentemente consolida un modello in cui la produzione bellica diventa un settore strategico permanente.
Nel frattempo, in piena crisi energetica, c’è da chiedersi a quanto ammonterà il costo sociale di questa chiamata alle armi.
In un continente alle prese con inflazione, crisi industriali, sistemi sanitari sotto pressione e un welfare che richiede risorse crescenti, destinare centinaia di miliardi alla difesa significa inevitabilmente compiere precise scelte di bilancio.
L’Europa rischia di privilegiare gli investimenti militari rispetto alle esigenze quotidiane di cittadini e imprese.
Il tutto verso un nemico che non è mai stato una minaccia per l’Unione, che invece si indebita per uno stato, l’Ucraina, che neanche ne fa parte
La decisione francese rappresenta così un nuovo tassello di un’Europa che considera il rafforzamento militare una priorità strategica.
Il dibattito politico resta aperto: da un lato i globalisti europei, per i quali è prioritaria la distruzione di Mosca, dall’altro chi ritiene che il continente debba affiancare alla difesa un rinnovato impegno diplomatico per ridurre il rischio di un confronto sempre più prolungato e pericoloso con la Russia.





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