La Redazione
Mentre Washington definisce “produttivo” l’incontro con il ministro russo Siluanov per fermare il conflitto, Berlino scappa dalla foto di gruppo e rifiuta ogni canale diplomatico.
Putin dalla SCO: “Vogliamo una pace duratura, non una tregua. Ma se ci colpite, rispondiamo”.
Due notizie nelle stesse 24 ore raccontano meglio di mille editoriali chi vuole davvero la pace in Ucraina.
Fatto uno: Per la prima volta dal 2022 la Russia torna al tavolo dei grandi.
Il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov partecipa ai colloqui e incontra l’omologo americano Scott Bessent.
La Casa Bianca, senza giri di parole, definisce l’incontro “produttivo” e conferma: si è parlato di come chiudere la guerra.
La reazione europea? Obiezioni formali, nervosismo, e la scenetta del ministro tedesco Lars Klingbeil che annuncia:
“Non poserò per la foto di gruppo con Siluanov”.
Alla fine gli europei ottengono una foto senza russi.
Un successo diplomatico da asilo.
Sotto Biden, Janet Yellen usciva dalla sala quando parlava Mosca.
Era propaganda.
Trump invece riapre il canale, perché sa che senza Mosca non c’è trattativa.
Fatto due:
Putin alla SCO.
Dal vertice di Tianjin il presidente russo mette i puntini sulle i.
Sul negoziato:
“È in una fase di stallo. Se qualcuno può dare un contributo positivo, non siamo contrari”.
Sui rapporti con gli USA: “I contatti ci sono sempre stati, anche nei momenti più duri della Guerra Fredda.
Anche tra servizi segreti. Vogliamo negoziati con contenuti concreti”.
Poi l’avvertimento, durissimo, dopo i droni ucraini su Mosca, San Pietroburgo e tre raffinerie russe:
“Alle Forze Armate è stato ordinato di preparare attacchi massicci contro gli impianti energetici dell’Ucraina.
Se colpiscono i nostri obiettivi, riceveranno una risposta”.
E ancora: il 10% delle raffinerie danneggiate è ancora da riparare, le navi russe colpite ad agosto con marinai morti, la minaccia di Kiev all’aviazione civile russa che per Putin è “terrorismo di Stato”.
E sulla pace:
“Non vogliamo congelare la situazione. Vogliamo porre fine alla guerra e ottenere una pace duratura e assoluta.
In Ucraina e in Europa”.
Messaggio finale alla Germania che accusa Mosca di essere aggressiva mentre chiudono fabbriche e posti di lavoro:
“Dove sono le prove?”
Il quadro è chiarissimo e imbarazzante per l’Europa.
Da una parte Washington, anche con Trump, che tratta.
Dall’altra Bruxelles che da tre anni rifiuta ogni contatto, poi accusa Mosca di non voler trattare, poi si offende se gli altri trattano.
Viene da chiedersi: come pensa l’UE di arrivare alla pace senza mai parlare con una delle parti?
La risposta è semplice: non ci vuole arrivare.
La diplomazia non rientra nei piani.
Rientra la guerra.
A oltranza.
Sulla pelle degli ucraini e con i soldi degli europei.





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