La Redazione
Il copione è sempre lo stesso. L’Italia chiede ossigeno, Bruxelles risponde con la mannaia.
Mentre le famiglie italiane vengono dissanguate dall’inflazione, Giorgia Meloni è costretta a chiedere a Ursula von der Leyen un minimo di flessibilità sui conti pubblici:
“Vanno considerati i prezzi in salita”.
Tradotto: non potete chiederci di rispettare parametri folli mentre tutto aumenta.
La risposta dell’Unione Europea?
Due procedure d’infrazione contro il nostro Paese.
La prima, per le direttive green sulle case.
La famigerata direttiva “case green” che vuole obbligare milioni di italiani a ristrutturare le proprie abitazioni con decine di migliaia di euro di spese, altrimenti la casa diventa invendibile.
Un esproprio mascherato da ecologia.
La seconda, perché i fondi italiani sostengono le imprese nazionali.
Colpevoli di voler difendere il nostro tessuto produttivo invece di svenderlo alle multinazionali franco-tedesche.
È la guerra totale di Bruxelles contro l’Italia.
Con l’inflazione che divora stipendi e risparmi, una burocrazia autoreferenziale e lontana dalla realtà prova a commissariare i conti pubblici e i patrimoni privati degli italiani.
Vogliono mettere le mani sui nostri risparmi, sulle nostre case, sulle nostre spiagge.
Il potere dispotico dei burocrati soffoca la sovranità dei popoli.
L’Unione Europea somiglia sempre più a un vecchio regime sovietico, come ha detto Putin stesso al Valdai: un diktat più duro dell’URSS, dove ai singoli Paesi è vietato avere una politica economica nazionale.
Meloni chiede flessibilità e ottiene schiaffi.
È la prova che dentro questa UE non c’è trattativa.
C’è solo sottomissione.





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