Ramona Castellino
La sfida di Vannacci a Palazzo Marino: sicurezza, autorità e Stato tornano al centro della politica milanese
Milano ha bisogno di un sindaco che sappia comandare, decidere e soprattutto far rispettare le regole.
È questo, in estrema sintesi, il messaggio politico che Roberto Vannacci ha lanciato dalla Versiliana annunciando il candidato di Futuro Nazionale per le prossime elezionicomunali: il generale dei Carabinieri Carmelo Burgio.
Una scelta che non è casuale e che segna una precisa direzione politica: la sicurezza come priorità, lo Stato come presenza concreta e l’autorità come strumento per restituire ai cittadini il controllo delle proprie città, sempre più violente e pericolose.
Burgio non è un nome improvvisato.
Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri, paracadutista, con esperienze nel GIS, nelle missioni internazionali e nella lotta alla criminalità organizzata, ha ricoperto incarichi di comando anche a Trapani e Caserta e ha maturato una lunga esperienza nel contrasto ai clan e nella sicurezza.
È proprio questo profilo ad aver convinto Vannacci.
“Se gli chiedessimo di rastrellare Rogoredo, saprebbe come farlo”
ha dichiarato il leader di Futuro Nazionale, indicando nel problema della sicurezza, uno dei terreni fondamentali della prossima battaglia elettorale.
Rogoredo è diventato, nel dibattito pubblico milanese, il simbolo di una questione più ampia.
È ciò che accade quando, intere aree urban, vengono percepite dai cittadini come territori nei quali la presenza dello Stato non è sufficientemente forte, o totalmente assente.
La soluzione sovranista di Vannacci parte da un principio semplice: lo Stato non può arretrare.
Non può arretrare davanti allo spaccio.
Non può arretrare davanti alla criminalità organizzata.
Non può arretrare davanti ai maranza,
Non può arretrare davanti al degrado.
E soprattutto non può chiedere ai cittadini di adattarsi all’insicurezza come se fosse una normale conseguenza della vita moderna.
Milano non deve diventare una città nella quale chi rispetta la legge si sente meno tutelato di chi la infrange.
La candidatura di Burgio rappresenta anche una provocazione politica, in pieno stile Vannacci.
Per anni la politica ha spesso cercato figure provenienti dal mondo dell’economia, della comunicazione, dell’amministrazione.
Vannacci propone invece un uomo abituato a comandare uomini, affrontare emergenze e operare in contesti nei quali le decisioni devono essere rapide e le responsabilità precise.
Non significa trasformare Milano in una caserma.
Significa riportare disciplina, responsabilità e rispetto delle istituzioni al centro dell’amministrazione pubblica.
È una differenza sostanziale.
Vannacci ha sintetizzato la sua visione con una frase destinata inevitabilmente a far discutere: con Burgio, Milano dovrebbe tornare a essere
“La città della Madonnina” e non quella dei maranza.
E il messaggio politico è forte e chiaro: Milano deve recuperare un’identità e una percezione di sicurezza che una parte dei cittadini ritiene perse.
La questione non riguarda soltanto le statistiche sulla criminalità.
Riguarda il diritto di vivere una città senza paura, di utilizzare una stazione ferroviaria, di attraversare un parco, di uscire la sera, di mandare i propri figli in giro per la città senza vivere nell’ansia.
La sicurezza non è un privilegio.
È una funzione fondamentale dello Stato.
Nel suo intervento Vannacci ha anche sottolineato l’esigenza di
“far tornare la sovranità dello Stato”
a partire dai luoghi dove questa viene percepita come debole.
Burgio porta con sé una storia professionale costruita proprio sui concetti di presenza, responsabilità, comando e contrasto alla criminalità.
È questo il capitale politico sul quale Vannacci ha deciso di scommettere.
Milano si prepara dunque a una sfida che potrebbe diventare molto più grande della semplice corsa a Palazzo Marino.
Da una parte, l’idea di una città amministrata secondo i paradigmi della politica tradizionale.
Dall’altra, la proposta di affidare la guida della metropoli a un uomo delle istituzioni con una lunga esperienza nella sicurezza.
Vannacci ha messo sul tavolo la sua carta.
Ora toccherà ai milanesi decidere se vogliono semplicemente cambiare sindaco oppure se vogliono cambiare metodo.
E per chi crede nella sovranità dello Stato, la risposta non può che essere una: lo Stato deve tornare a farsi rispettare.




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