Ramona Castellino
Non bastavano gli sbarchi degli adulti: ora il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati mette ulteriormente sotto pressione il sistema italiano.
E le navi delle Ong continuano a sbarcare persone sulle nostre coste.
Lampedusa torna al centro dell’emergenza migratoria.
Secondo i dati riportati, nell’hotspot di contrada Imbriacola erano presenti 372 migranti, dei quali 102 minori stranieri non accompagnati.
Negli ultimi giorni sull’isola si sono susseguiti diversi arrivi, compresi quelli effettuati o assistiti da navi delle organizzazioni non governative.
Tra gli episodi citati c’è quello della Aurora 2 di Sea-Watch, che ha sbarcato a Lampedusa 36 persone, tra cui un neonato.
Pochi giorni dopo, la Ocean Viking di Sos Mediterranée ha raggiunto Ortona con 55 migranti, tra i quali nove bambini e quattro minori non accompagnati.
Il punto politico è evidente: ogni sbarco trasferisce sull’Italia non soltanto l’onere dell’identificazione, ma anche quello dell’accoglienza e della gestione successiva.
Per i minori non accompagnati la questione è ancora più complessa, perché la legislazione italiana prevede specifiche tutele e non consente di trattarli semplicemente come adulti da espellere.
I numeri fotografano la dimensione del fenomeno.
Al 31 luglio 2026 risultavano presenti in Italia 13.601 minori stranieri non accompagnati, di cui oltre 12.900 maschi.
Una quota importante, ragazzi di 16 o 17 anni che, nel giro di poco tempo, raggiungeranno la maggiore età e la cui posizione dovrà essere valutata secondo le norme sull’immigrazione e sulla protezione.
E qui emerge una contraddizione che il governo dovrà affrontare: le frontiere possono essere controllate, ma una volta che un minore è entrato nel sistema italiano scattano obblighi di tutela e accoglienza.
Il problema, quindi, non si esaurisce nel momento dello sbarco.
C’è poi il tema dei rimpatri.
Chi non possiede i requisiti per rimanere in Italia dovrebbe essere allontanato, ma il sistema dei Centri di permanenza per i rimpatri e delle procedure di espulsione deve fare i conti con limiti strutturali e giuridici.
Nel frattempo, lo Stato deve trovare strutture dedicate ai minori: le stesse Prefetture continuano infatti a pubblicare bandi e procedure per organizzare l’accoglienza degli Msna.
Ancora più delicato è il fenomeno degli allontanamenti.
Secondo il rapporto citato da La Verità, nel primo semestre del 2025 6.090 minori stranieri non accompagnati si sono allontanati volontariamente dal sistema di accoglienza; tra quelli arrivati attraverso gli sbarchi, la quota indicata degli allontanamenti era del 71%.
La domanda, allora, non riguarda soltanto chi soccorrere in mare, ma anche cosa accade dopo lo sbarco.
Le Ong rivendicano la propria missione umanitaria; lo Stato italiano, però, deve garantire sicurezza, identificazione, accoglienza e rispetto delle proprie leggi.
Perché il Mediterraneo non può diventare una porta d’ingresso senza una strategia d’uscita.
E mentre le navi delle Ong continuano a portare persone nei porti italiani, il conto dell’accoglienza, della tutela e dell’eventuale rimpatrio resta sulle spalle dello Stato.




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