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Petrolio russo, l’UE diventa proprietaria? Il confine sempre più sottile tra sanzione e confisca

Ramona Castellino

L’Unione europea alza ancora il livello dello scontro economico con Mosca e mette nel mirino la cosiddetta flotta ombra, la rete di petroliere utilizzata dalla Russia per aggirare le restrizioni sul commercio energetico.

Il 21° pacchetto di sanzioni, adottato il 23 luglio 2026, ha inserito altre 41 navi nella lista della shadow fleet, portando a 673 le imbarcazioni interessate.

Per queste navi sono previsti divieto di accesso ai porti europei e divieto di ricevere determinati servizi.

L’UE ha inoltre colpito trader, raffinerie e intermediari coinvolti nel commercio del petrolio russo.

Ma c’è un punto fondamentale: nei testi ufficiali pubblicati dall’UE sul 21° pacchetto, non risulta una generale autorizzazione a sequestrare il petrolio trasportato dalle petroliere, venderlo a terzi e trattenere i ricavi al posto del proprietario russo.

Le misure ufficialmente descritte riguardano soprattutto sanzioni, divieti portuali, restrizioni sulle transazioni e contrasto all’elusione delle sanzioni.

Questo non significa che il problema giuridico non esista.

Se una nave viene fermata o sottoposta a un provvedimento restrittivo, ciò non implica automaticamente che il suo carico diventi proprietà dello Stato che l’ha fermata.

Se si arrivasse alla confisca definitiva e alla vendita del petrolio, entrerebbero in gioco questioni molto più delicate: proprietà privata, giurisdizione dello Stato costiero, diritto marittimo e possibili controversie internazionali.

È dunque importante distinguere tra blocco, sequestro cautelare e confisca definitiva.

Sono strumenti giuridicamente diversi e non possono essere presentati come equivalenti.

Il tema resta comunque politicamente esplosivo.

L’UE sta progressivamente ampliando gli strumenti con cui colpisce le entrate energetiche russe, mentre Mosca considera illegittime molte delle misure occidentali.

Il vero interrogativo, quindi, è dove debba essere fissato il limite: le sanzioni possono diventare uno strumento per appropriarsi dei beni di un altro Paese, oppure esiste un confine oltre il quale entra in gioco il diritto internazionale?

La UE si trasforma in moderni pirati, alzando ancora di più il livello di scontro con Mosca.

Ed è proprio su questo terreno che la questione del petrolio russo merita di essere discussa.

Ricordiamo come le sanzioni economiche imposte alla Russia non hanno indebolito la crescita, mentre si sono rivolte ai popoli europei come un boomerang.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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