L'Italia Quotidiano

Piazza Pia, dal Giubileo allo stagno: a Roma è sempre più facile inaugurare che manutenere

Riccardo Bianchi

A Roma abbiamo sviluppato una straordinaria capacità di trasformare persino una fontana nuova in una metafora dell’amministrazione della città.

Piazza Pia è stata uno degli interventi simbolo del Giubileo. Una trasformazione urbanistica importante, la pedonalizzazione, la nuova sistemazione dello spazio davanti a Castel Sant’Angelo e, sullo sfondo, la cupola di San Pietro.

Dentro questa nuova cartolina romana sono state collocate due fontane circolari.

Dovevano impreziosire la piazza.

Oggi, secondo quanto documentato da RomaToday, l’acqua delle due vasche è diventata completamente verde e sul fondo è visibile quello che viene descritto come uno strato melmoso.

Non stiamo parlando di una fontana dimenticata da trent’anni in qualche giardino periferico.

Stiamo parlando di Piazza Pia.

A due passi dal Vaticano.

In una delle vetrine internazionali della Capitale.

E proprio per questo la vicenda merita qualcosa di più della battuta sull’acqua verde.

L’opera nuova che ha già bisogno di essere richiamata alla manutenzione

RomaToday precisa un particolare importante: l’acqua non apparirebbe completamente stagnante, perché dalle fontane continua a esserci immissione d’acqua.

Il problema visibile sarebbe soprattutto il deposito presente sul fondo delle vasche.

Non sappiamo quindi, sulla base delle informazioni disponibili, quale sia precisamente la causa tecnica della colorazione e sarebbe azzardato diagnosticarla da una fotografia.

Una cosa, però, è difficilmente contestabile.

Una fontana nuova nel cuore monumentale di Roma non dovrebbe presentarsi così.

E infatti il Municipio I è già intervenuto.

L’assessore all’Ambiente e al Decoro Stefano Marin ha dichiarato di avere richiesto «un intervento tempestivo di pulizia e manutenzione delle fontane di Piazza Pia».

Benissimo.

Ma è proprio la necessità di quella richiesta a porre la domanda.

Perché bisogna arrivare all’acqua verde, alle fotografie, alle segnalazioni e agli articoli di giornale prima che una normale manutenzione restituisca alle vasche l’aspetto che dovrebbero avere?

Il problema di Roma non è soltanto costruire

È mantenere.

Questa distinzione sembra banale, ma contiene uno dei grandi problemi della Capitale.

Un’inaugurazione produce fotografie.

Una manutenzione no.

Un cantiere concluso può essere raccontato con una conferenza stampa.

La pulizia periodica di una fontana non interessa quasi nessuno.

Una nuova piazza entra nel bilancio delle opere realizzate.

Il dipendente o l’impresa che ogni settimana controlla che quella piazza rimanga pulita, funzionante e decorosa non produce alcun grande evento.

Eppure una città funziona soprattutto grazie alla seconda parte.

Governare non significa soltanto realizzare. Significa conservare ciò che è stato realizzato.

Altrimenti inauguriamo oggi ciò che dovremo recuperare domani.

Prima i piedi, adesso la melma

Peraltro le due fontane avevano già conquistato le cronache.

Durante l’estate alcune persone sono state fotografate e riprese mentre utilizzavano le vasche quasi come piccole piscine urbane: sedute sul bordo con le gambe immerse oppure direttamente dentro l’acqua.

Anche su questo bisogna essere chiari.

Non tutto è responsabilità del Comune.

Esiste anche una responsabilità individuale.

Una fontana monumentale non è una piscina.

Il caldo non autorizza a entrare nelle vasche.

Essere turisti non autorizza a utilizzare Roma come un gigantesco parco divertimenti.

E vivere a Roma non concede naturalmente maggiori diritti di maltrattarne gli spazi pubblici.

L’assessore Marin ha infatti annunciato anche un rafforzamento dei controlli, ricordando che «i monumenti e gli spazi storici di Roma sono un patrimonio di tutti e come tali devono essere rispettati e tutelati».

Su questo ha ragione.

Ma la responsabilità dei cittadini non cancella quella dell’amministrazione, esattamente come la responsabilità dell’amministrazione non cancella quella dei cittadini.

Il rispetto funziona in entrambe le direzioni

Questo dovrebbe essere uno dei principi elementari di una politica realmente popolare.

Il Comune pretende rispetto dal cittadino e il cittadino pretende efficienza dal Comune.

Chi entra nella fontana deve essere fermato.

Chi sporca deve essere sanzionato.

Chi vandalizza deve pagare.

Ma contemporaneamente chi amministra deve pulire, controllare e manutenere.

Non può esistere uno Stato forte soltanto quando deve chiedere qualcosa al cittadino e improvvisamente debole quando deve fornirgli un servizio.

La sovranità dello spazio pubblico funziona esattamente così.

Lo spazio appartiene alla comunità.

La comunità ne finanzia la manutenzione.

L’amministrazione lo custodisce.

Il cittadino lo rispetta.

E chi deliberatamente rompe questo patto ne risponde.

Il paradosso di Piazza Pia

La vicenda diventa ancora più significativa osservando il luogo.

Piazza Pia rappresentava precisamente l’idea della Roma rinnovata per il Giubileo.

Grandi cantieri, trasformazione della mobilità, nuovi spazi pedonali, riqualificazione dell’area monumentale.

Si può discutere sulle singole scelte urbanistiche, ma l’ambizione era evidente: consegnare alla città uno spazio migliore.

Ed è proprio per questo che vedere le nuove fontane ridotte esteticamente a due vasche verdi produce un effetto particolarmente sgradevole.

Perché racconta il rischio della politica delle grandi occasioni.

Arriva il Giubileo.

Arrivano i finanziamenti.

Si aprono i cantieri.

Si corre.

Si inaugura.

Poi passa l’evento straordinario e rimane la normalità.

Ed è nella normalità che si misura un’amministrazione.

La stessa domanda vale soprattutto nelle periferie

C’è poi una questione ancora più seria.

Se una situazione del genere riesce a verificarsi a Piazza Pia, davanti al flusso continuo di turisti e pellegrini e praticamente sotto gli occhi del mondo, cosa deve aspettarsi una piccola area verde a Tor Bella Monaca?

Una fontana a Centocelle?

Un marciapiede a Romanina?

Una strada a San Basilio?

Un giardino a Torrevecchia?

Una piazza di Ostia lontana dalle rotte turistiche?

È questo il punto sul quale Roma dovrebbe interrogarsi.

Non possiamo avere una città nella quale l’attenzione amministrativa aumenta in proporzione alla vicinanza con una telecamera.

La manutenzione ordinaria è precisamente ciò che distingue una città amministrata da una città continuamente riparata.

Roma non ha bisogno di vivere eternamente in emergenza

Basta guardare il meccanismo.

Qualcosa si deteriora.

Arriva la fotografia.

Scoppia la polemica.

L’assessore viene interpellato.

Parte la richiesta di intervento urgente.

Si pulisce.

Problema risolto.

Fino al prossimo.

Ma una grande Capitale dovrebbe funzionare al contrario.

Controllo programmato.

Manutenzione preventiva.

Responsabilità identificata.

Tempi stabiliti.

Intervento prima della segnalazione.

Verifica successiva.

Non dovrebbe essere necessario un articolo di giornale per ricordare all’amministrazione che una fontana deve sembrare una fontana.

La grande sfida di Roma è diventare normale

Forse è questo ciò che manca maggiormente alla Capitale.

Non un altro slogan.

Non l’ennesima idea mirabolante.

Non l’ennesimo progetto che promette di “ridisegnare la città”.

Roma ha bisogno di qualcosa di molto più rivoluzionario:

funzionare normalmente.

Che il cassonetto venga svuotato prima di traboccare.

Che la buca venga riparata prima che diventi una voragine.

Che l’albero venga controllato prima che cada.

Che il tombino venga pulito prima del temporale.

Che il parco venga mantenuto prima di diventare impraticabile.

Che la fontana venga pulita prima che l’acqua diventi verde.

Può sembrare una politica poco spettacolare.

È invece quella che milioni di romani incontrano ogni mattina appena escono di casa.

Piazza Pia dovrebbe allora diventare una piccola lezione per il Campidoglio: un’opera pubblica non è finita quando viene tagliato il nastro. È finita quando esiste un sistema capace di mantenerla decorosa dieci, venti e trent’anni dopo.

Altrimenti continuiamo a spendere enormi energie per costruire la Roma delle inaugurazioni mentre perdiamo, giorno dopo giorno, la battaglia molto più difficile per la Roma della normalità.

E davanti a San Pietro, questa volta, sono bastate due fontane verdi per ricordarcelo.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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