L'Italia Quotidiano

Prima il sostegno incondizionato a Kiev poi gli italiani

Ramona Castellino

Dovrebbe esserci un momento in cui la politica estera smette di essere un esercizio diplomatico e diventa una questione di dignità nazionale.

Momenti nei quali un Ministro degli Esteri è chiamato a ricordare qual è la sua missione fondamentale: rappresentare la Repubblica e proteggere, anzitutto, i cittadini italiani.

Tajani ha dimostrato in maniera vergognosa come l’Italia sia inginocchiata a voleri internazionali, pronta ad obbedire ed eseguire.

E tutti noi siamo sacrificabili.

Quando un attentato terroristico colpisce un ristorante gestito da connazionali, nel quale lavorano connazionali, la prima domanda che un Paese dovrebbe porsi è una sola: come stanno gli italiani coinvolti?

La prima telefonata dovrebbe essere per loro.

Il primo messaggio pubblico dovrebbe essere per loro.

La prima parola dovrebbe essere “solidarietà”.

La seconda, inevitabilmente, “condanna”.

Non una condanna generica della violenza.

Non una formula diplomatica.

Una condanna esplicita del terrorismo, pronunciata con la forza che deriva dal rappresentare uno Stato sovrano.

Su questo punto, però, la comunicazione del Ministro degli Esteri ha confermato il Sovranismo di cartone del governo Meloni e il suo inginocchiarsi ai dictat bellici di Bruxelles.

A rendere la vicenda ancora più delicata è il fatto che, mentre si attendeva una presa di posizione netta sull’attentato, è arrivata invece una riaffermazione del sostegno italiano a una delle parti coinvolte nel conflitto.

Uno stato non europeo, che utilizza a suo piacimento valanghe di soldi di cittadini europei che spariscono nel nulla, armi e sostegno militare incondizionato, che colpisce i civili fregandosene del diritto internazionale e che sistemiamo incondizionatamente, nonostante la crisi economica ed energetica che ha creato.

Si tratta di un orientamento politico folle, che ha ribaltato la sequenza delle priorità del nostro stato.

Quando cittadini italiani finiscono nel mirino della violenza terroristica, il primo destinatario della solidarietà dello Stato non può che essere il cittadino italiano.

Solo dopo vengono le alleanze, gli equilibri geopolitici, le strategie internazionali.

Perché le alleanze sono strumenti della politica.

I cittadini sono la ragion d’essere dello Stato.

Il punto, allora, non riguarda soltanto una comunicazione ritenuta da molti inadeguata.

Riguarda l’immagine stessa dell’Italia.

Quale messaggio trasmette un Paese che appare più rapido nel rassicurare un alleato che nel manifestare pubblicamente vicinanza ai propri connazionali colpiti da un attentato?

Quale idea di sovranità comunica uno Stato che sembra considerare secondaria la tutela simbolica dei propri cittadini?

La politica estera richiede prudenza, ma anche determinazione nella difesa dei propri connazionali.

Ma la prudenza non può diventare reticenza quando il terrorismo colpisce italiani.

Uno Stato autorevole non sceglie tra la difesa dei propri interessi internazionali e la solidarietà verso i propri cittadini.

Potrebbe fare entrambe le cose.

Ma le fa nell’ordine giusto.

Perché la credibilità di una nazione non si misura soltanto ai tavoli diplomatici.

Si misura soprattutto dalla capacità delle sue istituzioni di far sentire ogni italiano, ovunque si trovi, parte di una comunità nazionale che non lo dimentica quando viene colpito.

È questo il punto politico.

Ed è anche il punto sul quale la Farnesina è chiamata a rispondere.

La diplomazia può permettersi sfumature.

La vicinanza ai propri cittadini, invece, non dovrebbe conoscerne alcuna.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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