Riccardo Bianchi
Dire che a Roma “i reati aumentano tutti” sarebbe falso. Dire che il problema della sicurezza sia ormai sotto controllo sarebbe altrettanto fuorviante.
I numeri raccontano una realtà più complessa e, per certi aspetti, più preoccupante: la quantità complessiva dei delitti sta mostrando segnali di riduzione, ma Roma continua ad avere livelli elevatissimi di criminalità predatoria e presenta numeri sui reati contro la persona che una Capitale europea non può considerare fisiologici.
Abbiamo incrociato le serie ufficiali della Prefettura di Roma, i dati del Ministero dell’Interno, l’Indice della criminalità del Sole 24 Ore e il Rapporto Censis. La fotografia che ne esce consente di andare oltre sia l’allarmismo sia la rassicurazione di maniera.
Una precisazione è indispensabile: al 23 agosto 2026 la Prefettura di Roma ha pubblicato la serie completa dei delitti di Roma Capitale fino al 2025, mentre per il 2026 disponiamo soprattutto dei dati semestrali nazionali del Viminale e di singoli bilanci operativi locali. Non sarebbe corretto inventare un totale romano gennaio-agosto che ancora non è disponibile nelle statistiche ufficiali consolidate. La serie capitolina 2022-2025 è stata aggiornata dalla Prefettura il 20 aprile scorso.
Roma è tra i territori con più denunce d’Italia
Partiamo dalla dimensione del fenomeno.
L’Indice della criminalità 2025 del Sole 24 Ore, costruito sui dati del Ministero dell’Interno relativi al 2024, collocava la provincia di Roma al terzo posto nazionale per delitti denunciati in rapporto alla popolazione.
Il valore era di circa 6.402 denunce ogni 100.000 abitanti, per oltre 270 mila denunce complessive.
Davanti a Roma c’erano soltanto Milano e Firenze.
Il Censis, utilizzando i dati relativi a Roma nel proprio rapporto sulla sicurezza, indica per il 2024 271.779 reati, pari a circa 64,3 ogni mille abitanti.
Questi numeri richiedono una precisazione: parliamo di delitti denunciati o registrati, non necessariamente di altrettanti autori né di altrettante condanne definitive. Inoltre Roma sopporta ogni anno un’enorme popolazione aggiuntiva di turisti, pendolari e city users che altera il rapporto tra reati e soli residenti.
Ma oltre 270 mila reati in un anno restano una dimensione che non può essere liquidata come semplice “percezione”.
La buona notizia: i reati stanno diminuendo
È necessario riconoscere anche ciò che sta funzionando.
Secondo il Censis, nel primo semestre 2025 i reati a Roma erano diminuiti del 7% rispetto allo stesso periodo del 2024.
E il fenomeno nazionale prosegue nel 2026.
Il dossier di Ferragosto del Ministero dell’Interno indica 1.068.240 delitti nel primo semestre 2026, contro 1.186.268 dello stesso periodo del 2025.
Significa circa 118 mila delitti in meno: -10%.
Scendono gli omicidi volontari del 15,3%, i furti dell’11,4%, le rapine del 12,3%, le violenze sessuali del 7,1% e truffe e frodi informatiche del 9,5%.
È un risultato importante e va riconosciuto alle forze dell’ordine e alle politiche di prevenzione e controllo.
Ma non risolve automaticamente il problema romano.
Perché variazione e consistenza sono due cose differenti.
Se un fenomeno passa da 100 a 80, è diminuito del 20%. Ma rimangono comunque 80 episodi.
Ed è proprio guardando ai valori assoluti che la situazione della Capitale merita attenzione.
Violenze sessuali: da 227 a 510
Uno dei dati più pesanti riguarda le violenze sessuali.
La serie ufficiale della Prefettura mostra che nella sola Roma Capitale erano state denunciate:
227 violenze sessuali nel 2020, 272 nel 2021, 354 nel 2022 e 360 nel 2023.
Il Censis registra successivamente 510 episodi nel territorio romano nel 2024, con un incremento del 22,3% rispetto al 2019.
Sono circa dieci violenze sessuali denunciate ogni settimana.
Anche questo dato deve essere interpretato con cautela: l’aumento delle denunce può riflettere in parte una maggiore propensione delle vittime a rivolgersi alle autorità. Inoltre le diverse fonti possono riferirsi a perimetri territoriali non perfettamente coincidenti.
Ma nessuna cautela statistica può trasformare 510 episodi in un numero tranquillizzante.
E soprattutto non dobbiamo dimenticare il sommerso: per i reati sessuali, come per la violenza domestica, denunce e fenomeno reale non coincidono necessariamente.
Lesioni dolose: migliaia di persone aggredite
Prendiamo un reato molto più comune.
Le lesioni dolose registrate a Roma Capitale erano:
2.441 nel 2020, 2.670 nel 2021, 2.715 nel 2022 e 2.740 nel 2023.
Non c’è stata quindi, in quella fase, alcuna esplosione improvvisa.
C’è stata però una persistenza su livelli elevati.
Allargando alla provincia, l’Indice della criminalità registra per il 2024 4.665 denunce per lesioni dolose, equivalenti a circa 110 ogni 100 mila abitanti.
Quasi 13 denunce al giorno.
Non sono omicidi, naturalmente. Ma quando discutiamo della sicurezza percepita nelle strade è proprio questa fascia della criminalità ad avere un’importanza enorme.
La persona non ha paura soltanto di essere assassinata.
Ha paura di essere picchiata, rapinata, molestata o aggredita mentre torna a casa.
Rapine: oltre 3.400 in un anno
Ed eccoci a uno degli indicatori che meglio uniscono reato patrimoniale e violenza contro la persona.
Nella provincia di Roma sono state registrate nel 2024 3.408 rapine.
Di queste, 2.008 erano rapine in pubblica via e 250 rapine in abitazione.
Roma risultava ottava in Italia per incidenza complessiva delle rapine e nona per quelle commesse in strada.
Il confronto storico del Censis è ancora più significativo.
Nel 2024 le rapine in pubblica via a Roma risultavano 2.016, il 51,5% in più rispetto al 2019, cioè prima della pandemia.
Questa è una delle statistiche che meritano maggiore attenzione.
Perché la rapina non è semplicemente un furto.
Presuppone violenza o minaccia.
Significa che qualcuno viene affrontato, intimidito o aggredito per sottrargli qualcosa.
E duemila rapine in strada in un anno equivalgono a più di cinque ogni giorno.
C’è però finalmente un segnale positivo: nel primo semestre 2025 le rapine in pubblica via a Roma risultavano diminuite del 24,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
È una riduzione molto consistente.
Bisognerà capire se verrà consolidata nel 2026.
E poi c’è l’enorme problema dei furti
Qui Roma assume dimensioni impressionanti.
Nel 2024 la provincia registrava 155.288 furti denunciati.
Roma risultava seconda in Italia per incidenza.
Dentro questo numero troviamo:
33.431 furti con destrezza, 16.691 furti di automobili, 12.493 furti in abitazione e 1.835 furti con strappo.
Il borseggio merita un capitolo a parte.
Secondo il Censis nel 2024 a Roma ne sono stati denunciati 33.468, addirittura il 23,8% di tutti quelli denunciati in Italia.
Significa circa:
2.789 al mese, 644 alla settimana, 92 al giorno.
Quasi quattro ogni ora, se dividessimo statisticamente il fenomeno sull’intera giornata.
Anche qui c’è però una buona notizia: nel primo semestre 2025 i borseggi romani erano diminuiti del 13,7%.
Il problema rimane la base di partenza enorme.
In quattro anni i furti nella Capitale erano quasi raddoppiati
La serie storica della Prefettura permette di capire da dove arriviamo.
Nella sola Roma Capitale i furti erano stati:
69.573 nel 2020, 85.858 nel 2021, 107.007 nel 2022 e 126.680 nel 2023.
Il confronto con il 2020 è naturalmente deformato dalle restrizioni della pandemia, ma la progressione successiva è comunque impressionante.
Tra 2022 e 2023, ad esempio, l’aumento fu del 18,38%.
I furti con destrezza passarono nello stesso quadriennio da 10.534 a 30.548.
I furti nelle abitazioni da 5.953 a 9.580.
Quelli sulle auto in sosta da 10.403 a 14.877.
È il motivo per cui non basta osservare la variazione dell’ultimo semestre per comprendere come sia cambiata l’esperienza quotidiana della città negli ultimi anni.
Minacce e percosse: la criminalità che quasi non fa notizia
Ci sono poi migliaia di episodi che raramente finiscono sulle prime pagine.
Nel 2023 nella sola Capitale erano state denunciate 2.519 minacce e 587 percosse.
Le minacce erano aumentate del 3,71% rispetto all’anno precedente, le percosse dell’8,91%.
Sommiamo idealmente minacce, percosse, lesioni, rapine e violenze sessuali e comprendiamo perché la sicurezza non possa essere valutata soltanto contando gli omicidi.
La quotidianità urbana viene modificata soprattutto dalla possibilità di entrare personalmente in contatto con la violenza o la minaccia.
E infatti i cittadini delle metropoli hanno paura
Qui interviene un’altra ricerca del Censis.
Tra gli abitanti delle grandi città italiane, il 73,4% dichiara di essere stato almeno una volta vittima o testimone di un evento pericoloso.
Il 54,9% ha assistito almeno una volta a una rissa e l’11,1% vi è stato direttamente coinvolto.
Il 40,2% ha assistito a uno scippo o borseggio e il 26,1% dichiara di averlo personalmente subito.
Il 23,6% riferisce di aver subito molestie sessuali di diversa natura e gravità.
Il 10,7% dichiara di essere stato aggredito da uno sconosciuto.
Questi non sono dati amministrativi sui reati denunciati, ma risultati di un’indagine sociale, quindi non vanno sommati alle statistiche di polizia.
Servono però a spiegare qualcosa che i numeri delle denunce da soli non raccontano completamente.
Sicurezza reale e sicurezza percepita sono differenti, ma non sono mondi separati.
Se una persona vede ripetutamente risse, borseggi, degrado e aggressioni nel proprio quartiere, la sua percezione non nasce necessariamente da una campagna mediatica.
Nasce dall’esperienza urbana.
La vera fotografia di Roma: meno reati, ma livelli ancora troppo alti
Arriviamo quindi alla conclusione più importante di questo rapporto.
Chi sostiene che “a Roma i reati stanno aumentando tutti” sbaglia.
Gli ultimi indicatori disponibili mostrano riduzioni significative.
Ma sbaglia anche chi prende una percentuale negativa e conclude che l’emergenza sicurezza sia una costruzione politica.
Roma parte da numeri enormi.
Oltre 270 mila delitti in un anno nell’area romana.
Più di 155 mila furti.
Oltre 33 mila borseggi.
Più di 4.600 lesioni dolose nella provincia.
Oltre 3.400 rapine.
Circa 2.000 rapine in strada.
E 510 violenze sessuali registrate nel 2024 secondo il Censis.
Questa è la fotografia che dovrebbe guidare il dibattito.
Non l’isteria.
Non la minimizzazione.
Una città non è sicura soltanto perché diminuiscono gli omicidi
C’è infine un errore culturale da correggere.
Misurare la sicurezza quasi esclusivamente attraverso gli omicidi significa osservare soltanto la punta estrema della violenza.
La qualità della vita quotidiana viene determinata molto di più da ciò che accade prima dell’omicidio.
La ragazza che deve attraversare una stazione la sera.
L’anziano avvicinato per strappargli una catenina.
Il turista circondato in metropolitana.
Il commerciante minacciato.
La persona rapinata mentre rientra a casa.
La donna molestata.
Il cittadino coinvolto in una rissa che non aveva cercato.
Sono questi episodi a modificare concretamente il modo nel quale una città viene vissuta.
Per questo il fatto che alcuni indicatori stiano finalmente scendendo deve essere considerato un motivo per intensificare il lavoro, non per dichiararlo concluso.
Più controllo del territorio, non più propaganda
Roma necessita soprattutto di presenza.
Forze dell’ordine nelle stazioni, nelle metropolitane, nei nodi turistici e commerciali, ma anche nelle periferie.
Polizia Locale liberata da una parte della burocrazia e maggiormente presente sul territorio.
Videosorveglianza intelligente nei punti critici.
Contrasto sistematico alle piazze di spaccio.
Intervento sulle occupazioni criminali.
Identificazione rapida.
Illuminazione e recupero dello spazio pubblico.
Repressione della recidiva.
E una politica migratoria capace di distinguere nettamente tra lo straniero che vive legalmente, lavora e rispetta le nostre leggi e chi non possiede titolo per rimanere in Italia o commette reati per i quali l’ordinamento consente l’espulsione.
La sicurezza non si costruisce individuando un capro espiatorio, ma nemmeno facendo finta che irregolarità, marginalità e criminalità siano questioni completamente separate.
Servono dati pubblici anche su questo, disaggregati correttamente per posizione giuridica, fattispecie di reato, arresti, condanne e recidiva.
Roma deve puntare a diventare la Capitale più sicura d’Europa
Accontentarsi del fatto che alcuni reati diminuiscano significa partire dall’obiettivo sbagliato.
Una Capitale come Roma dovrebbe pretendere molto di più.
Il patrimonio storico più straordinario del mondo, milioni di turisti, periferie enormi, grandi infrastrutture, stazioni e una popolazione metropolitana di milioni di persone richiedono una strategia permanente di sicurezza urbana.
I dati ci consegnano finalmente qualche segnale incoraggiante: nel primo semestre 2025 Roma registrava un -7% complessivo, i borseggi -13,7% e le rapine in pubblica via addirittura -24,5%. A livello nazionale, il primo semestre 2026 continua nella stessa direzione con un -10% dei delitti.
Bene.
Adesso bisogna andare avanti.
Perché il successo non sarà poter annunciare che abbiamo qualche migliaio di denunce in meno.
Sarà quando una donna potrà attraversare Roma di notte senza paura, un anziano prendere la metropolitana senza stringersi la borsa al petto, un commerciante aprire senza temere minacce e una famiglia mandare i propri figli per strada senza considerare risse e aggressioni parte inevitabile della vita metropolitana.
Questa non è una richiesta securitaria estrema.
È il livello minimo di libertà che una Nazione deve garantire ai propri cittadini.
Fonti: Prefettura di Roma – serie ufficiali dei delitti 2022-2025; Il Sole 24 Ore – Indice della criminalità di Roma; Censis – Rapporto 2025, Sicurezza e cittadinanza.




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